Spiritualità

Sofferenza o no?

di Mike Plato – tratto dal suo blog mikeplato.myblog.it

File_PassionMovie_whipped5.jpgPosto qui [nel blog dell’autore – NdR] il mio intervento su facebook a riguardo della questione della "sofferenza" e dell’evitare la sofferenza iniziatica, secondo alcuni ingannevoli e anti-tradizionali postulati imposti dalla New Age e da certo esoterismo ormai degradato. Lo spunto me lo ha offerto l’intervento del prof. seri, membro autorevole della massoneria legata al rito di Memphis-Misraim e del martinismo italiano, alla conferenza del 14 novembre 2010 al castello Brancaccio di Roviano.

Se la mia scelta è quella di difendere la tradizione a tutti i costi, allora non posso tacere riguardo a certe affermazioni, che possono totalmente fuorviare una persona votata allo spirito ma inesperta. Molti dicono oggi che quel modello Cristico è tramontato. Dico a quei molti che ancora non è giunto a noi alcun messia che ha portato un nuovo logos che sostituisca quello vecchio. Se nessuno ci dice nulla, vale ancora il Principio Cristico: "Seguitemi… rinnegate voi stessi… chi fa le cose che io faccio farà prodigi più grandi dei miei". E comunque questi principi sono legati ad una tradizione eterna, valgono in ogni tempo, e certamente non saranno mutati.

Ringrazio Leo Zagami per averci fatto intervenire in quel di Roviano ieri giorno 14 novembre. Vorrei però muovere un appunto ad una dichiarazione fatta dal gran maestro seri, che ha relazionato subito dopo di me. Ho condiviso gran parte del suo discorso, ma il suo appunto finale ha fatto crollare l’intero impianto e le sue buone intenzioni. Prof. Seri, quello che ha detto sulla "via di sofferenza" può anche essere suggestivo per coloro che non hanno esperienze spirituali profonde e un contatto anche minimo con il proprio animico e spirituale interiore. Mi è sembrato che lei …appoggiasse certa deleterea New Age che punta non al lavoro interiore ma al benessere. In sostanza seri ha detto:

"Non vi lasciate abbindolare da chi vi propone la via della sofferenza e la stessa sofferenza come fine dell’iter spirituale".

Questa io la trovo un’affermazione di una gravità inaudita, perché sono proprio i poteri immondi a prospettare negli adepti una via comoda senza sofferenza: "I regni della terra sono miei, e li do a chi voglio"….dice Satana a Cristo.

Dico a Seri: se vado in palestra per farmi i muscoli e la sera, dopo una seduta, i muscoli non mi dolgono, ho lavorato bene o male? La risposta è scontata: ho lavorato malissimo o non ho lavorato affatto. Allora mi si deve spiegare una cosa, e parlo anche e soprattutto a quelli che a Roviano ieri c’erano: ma che credete sia la "via"? Che ci si occupa a fare di mistero, di esoterismo, se questo non è propedeutico ad un lavoro interiore? E cos’è davvero siffatto lavoro se non una quotidiana demolizione del proprio ego? E se fai questo, non soffri? Se parti di te se ne vanno, se abbandoni te stesso per l’altro te, non soffri inevitabilmente? Al prof. Seri propongo il potente simbolo della cipolla. La cipolla è il simbolo dell’anima colma di veli e sozzure. Sfogli la cipolla e piangi inevitabilmente. Seri ha posto la questione in termini completamente errati. La sofferenza non è il fine dell’iniziato, ma se c’è , è la prova che si sta lavorando bene. Seri è prima di tutto un "martinista". ricordo a tutti che martinista è seguace di Lous Claude de Saint Martin, la cui iniziazione era di tipo mistico-cardiaco, al contrario di quella teurgica del maestro Martinez De Pasqually. Essendo un martinista deve essere per forza un vero cristiano, come lo fu pasqually. E cristo disse di seguire la via stretta, e non quella larga. E la via stretta è una via di sofferenza, inevitabilmente. non esiste benessere nella vera via. Il motto della tradizione è: "soffri nella gioia". Ossia: "quando soffrirai perché combatti te stesso e il tuo mondo vecchio crolla, sappi che dio è con te, ergo gioisci". Principio straordinario. Molti esoteristi mi dicono che la via in questi tempi non può più essere di sofferenza. no, io dico, non può più essere di martirio, questo e’ certo. ma se lavori, la sofferenza interiore arriverà. Un fabbro batte più e più volte la sua spada, la martella finche la spada non sarà ben temperata. Gli alchimisti chiamavano questo: "martirio dei metalli". E infine dico al prof. Seri: Gesù è stata l’anima più eccezionale che abbia mai camminato in mezzo a noi, e pure lui si è dovuto sottoporre ad un processo di grande sofferenza. e chi siamo noi per dire di non averne bisogno? Che possiamo andare oltre questo schema? chi siamo noi, superuomini per caso? Egli ci disse che dovevamo seguirlo e imitarlo. e pare che invece molti dicano: "No, non lo ascoltate, la via stretta non serve a nulla". Questo è il momento di scegliere: o siamo con Dio, o siamo col mondo. E per seguire Dio Altissimo dobbiamo denudarci. Non senza sofferenza e incidenti. Ma pare che qualcuno ci voglia convincere del contrario. Seri, da iniziato ad iniziato: mi hai profondamente amareggiato dentro, ieri. Seri è 33 del rito Memphis e Misraim. È un’anima interessante da ascoltare, su molti argomenti ma ciò non vuol dire che abbia la verità in pugno tutta intera. Nessuno la possiede. qui nessuno ha il fegato di seguire la via dell’allontanamento dal mondo pur rimanendo nel mondo. Credi che un’anima che sta cercando di recuperare se stessa non soffra se un mondo intero gli dice pazza… che fai torna indietro… torna agli affetti? Per tornare alla fonte occorrerà combattere contro un mondo che ti combatterà.
È da tempo che ai miei amici massoni vado dicendo: "Abbiate il coraggio di lasciare l’istituzione… non c’è via di salvezza là dentro". Nessuno mi può contraddire sul punto chiave: l’ascesa in gradi della libera muratoria, anziché cancellare l’ego, lo accresce. Ma i massoni davvero credono di poter giungere a dio con un grado 28 o 30 o quant’altro? Queste sono istituzioni umane gestite da umani imperfetti. Il Tempio di Dio è un’altra cosa. Ma santi numi: Dio è dentro di voi? Siete convinti che sia dentro di voi? E allora lasciate perdere scuole, fratellanze, templi e muratorie. andate dentro! Voi volete fare l’esperienza in massoneria? Fatela pure, ma abbiate il coraggio poi di uscirvene. Imparate quel che dovete imparare, prendete la conoscenza che ritenete utile, arricchitevi delle esperienze rituali, ma non insabbiatevi, perché più di tanto, da un punto di vista esoterico-spirituale, la massoneria non può darvi.  C’è una scala di Giacobbe che porta a Dio? E allora perché tutti voi vi fermate ad un piolo? Andate oltre… sempre più oltre. Abbiate il coraggio di fare "esodo"…di sganciarvi. Non vi rendete conto che vi svegliate al mattino e avete un senso di insoddisfazione dentro? Non morite da massoni, morite da voi stessi… appunto per questo dico che tutte le iniziazioni attuali sono inutili, sostanzialmente quasi una perdita di tempo. Una volta un maestro mi disse: "Nessuno qui ha le chiavi ultime della resurrezione"…Ero uno stupido allora, e gli chiesi: "… e chi la possiede? chi ce la può offrire?". E lui rispose: "il Messia che è dentro di te, il Melkizedek, lui la dà a chi vuole quando vuole e come vuole".
Ergo, a che mi serve entrare in massoneria se per tutta la vita questo Maestro Interiore non mi si palesa e non mi parla neanche una volta? Un buon maestro esterno, o una buona organizzazione iniziatica mi dovrebbe solo insegnare a come convincere dio a istruirmi. Se non lo fa, è da scartare senza riserve. Esempio: entro in una scuola di reiki. Questa scuola mi insegna la salvezza? Mi insegna a connettermi con l’anima? Mi insegna a fare in modo che lo spirito maestro e regale mi istruisca sui grandi misteri e sull’iter salvifico? Se non lo fa è pura illusione, inganno, perdita di tempo prezioso. Quante persone qui passano da scuola a scuola senza ottenere un fico secco? Quante persone qui mi stanno leggendo e non intervengono per paura di fare una brutta figura perché sanno di buttare il loro tempo? Siamo alla fine del ciclo, e di trappole in giro ve ne sono milioni. Sfuggi ad una ed incappi in un’altra. continuate a perdere il vostro tempo, che poi nessuno ve lo restituirà. "Sappi… quest’umanità è alla deriva" mi disse lo spirito una notte di anni fa….
Infatti nel vedere il livello dei post a natura spirituale qui anche su facebook, inorridisco. L’umanità non ha speranza di salvezza. Duemila anni dopo il sacrificio immane del Messia, la degenerazione spirituale e l’allontanamento dal centro hanno toccati vertici mai eguagliati. All’inizio mi dissi che dovevo raccontare a quante più persone possibili ciò che dio mi aveva rivelato…. ora so che questo era il mio ego.
Non dovevo nulla a nessuno. Se lo aveva dato a me significa che ero pronto… per questo noi diciamo "pronto" quando qualcuno ci chiama a telefono. Non si è eletti, si è solo pronti… mi insegnò… e qui di eletti nessuno, e di pronti forse le dita di una mano in tutto il globo.
De profundis, umanità alla deriva.

Poi Alessandra Ricci mi risponde e mi scrive:

“Concordo in buona parte con Mike… ma sento che con la sofferenza bisogna stare in guardia: se da un lato la sofferenza è indice di "demolizione dell’ego", di "purificazione", dall’altro, quando è troppa e cede la "resistenza interiore", può portare anch’essa all’ottundimento, a "perdere il senso" della via che si sta percorrendo. come salvaguardarsi da questo rischio? come comprendere la differenza? come fare a gioire nel dolore?”.

Io rispondo:

Alessandra… noi già viviamo in un piano di sofferenza… che gli arconti ci nascondono con un falso benessere. Buddha si avvide di questo rumore di fondo dell’esistenza. Egli si avvide del fatto che l’anima, e non tanto l’ego, soffre la permanenza a tempo indeterminato nella carne. Ti dico questo: una notte sognai di essere in un ascensore, questa si fermò tra un piano e un altro, ossia innanzi alla parete. Non c’erano vie di fughe. Sentii una voce fuori campo che disse: "Questa è la triste condizione dell’anima". E allora basta riguardarsi il mito di Osiride intrappolato in una bara per capire come vive il nostro io intimo, il nostro vero io. Facci e fateci caso. Noi siamo non un corpo ma intrappolati in un corpo. Se non lo fossimo, saremmo liberi dalle forze e dalle leggi di questo universo. Attraverso il corpo siamo dominati dalla gravità, dall’accelerazione, dall’elettro-magnetismo ecc. Di fatto il corpo per l’anima è come la palla al piede per un detenuto. Gli arconti ci intrappolano in un corpo per essere dominati totalmente dalla loro legge. ma occorre prenderne consapevolezza, altrimenti per noi tutto è scontato, tutto è normale. E se mi si chiede come è possibile che un corpo sottile non riesca a sganciarsi da un corpo elementale come il nostro, questo rimane un mistero. Nessuno ne ha mai parlato. Cosa è che fa sì che il corpo eterico-astrale sia crocifisso alla carne e non riesca a liberarsene con la forza di volontà? C’è indubbiamente una mescolanza fra spirito e carne, cos’è che trattiene l’anima al corpo? Una forza magnetica? una forza di natura astrale-magica? Nessuno lo sa e questo è un grande mistero. proprio questa ignoranza ci fa percepire come un corpo e ci rende ignari della vita dell’anima, le cui esigenze rispetto all’uomo che la ospita sono profondamente diverse. È questo il punto. Se riuscissimo a capire la vera natura di questo insano matrimonio, potremmo scioglierlo, potremmo divorziare. Ma non vi riusciamo, e rimaniamo inevitabilmente legati ad un corpo per eoni. ora se la sofferenza è dell’anima, quello che si chiede all’iniziato è di lenire la sofferenza dell’anima accollandosi sacrificio e sofferenza. Alessandra, quello che dici è giusto e io ti rispondo: il grado di sofferenza non puoi deciderlo tu, ma dipende dal tuo karma e dipende ancor più dall’unità di tempo in cui vuoi smaltire questo karma. Ammettiamo che ti manchino 2 km per giungere a casa. Tua è la scelta: o li fai di corsa, e soffri di più, o li fai più lentamente e soffri di meno ma impieghi più tempo. È ovvio che se decidi di accelerare il lavoro su te stessa, la sofferenza si concentrerà inevitabilmente. È una scelta. Ma comunque il tuo Maestro Intimo ti farà andare ad una velocità tale da non caricarti di una sofferenza che non puoi sopportare. Quindi il discorso non è quanto soffriamo, ma che tipo di lavoro vogliamo fare su noi stessi: più intenso? Meno intenso? È una nostra scelta. Tutto qua. Ma sempre soffri, per milioni di motivi. Ecco perché diffido fortemente di chi va in giro a dire "diffidate della via stretta e lunga", ossia "voi non dovete soffrire, giammai". Questo è un invito alla deresponsabilizzazione… ad es: il vero lavoro alchemico corrode il bagaglio karmico più in fretta di qualsiasi altro lavoro, ergo la sofferenza è più elevata. Ripeto, è una scelta.

di Mike Plato

Fonte: mikeplato.myblog.it

Redatto da: Ciro Scotto

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2 risposte a “Sofferenza o no?”

  1. La sofferenza ormai sono 6 mila anni che la viviamo collettivamente da quando si sono formate le prime civiltà,l'uomo a dominato l'uomo a suo danno,dice la bibbia!
    Ma io vorrei sapere un altra cosa,a meno che non si sia masochisti percui la sofferenza provoca piacere,e credo che quasi nessuno lo sia,io desidererei sapere ma stà sofferenza e parlo dell'intera umanità ma quando c…..o finisce?
    Non è che ci dobbiamo prima distruggere tutti x liberarci dal dolore fisico e spirituale?
    Ciao a tutti

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