Spiritualità

“C’è Cuore e cuore!” [aggiornato: aggiunto un altro messaggio del Maestro Aïvanhov]

di Ciro Scotto

Vi presento altri due messaggi del Maestro Aïvanhov nei quali si affronta la differenza tra l’essere sensibili e l’essere semplicemente “suscettibili”. Vi faccio un esempio, pratico. Non tutti rispondono allo stesso modo ad un evento doloroso, alcuni piangono, altri no… In genere, la gente tende a dire di colui che piange che è una persona “sensibile”, mentre non si esprime su colui che magari tiene dentro e non piange, o riesce a gestire diversamente quella emozione di dolore. Ebbene, nella maggior parte dei casi però, il termine corretto da usare per quelle persone che piangono facilmente o hanno risposte molto emotive è quello di “suscettibilità”, o al limite si parla di “emotività”.

Al mondo d’oggi, di persone suscettibili ve ne sono in buona quantità, e sono quelle che (per intenderci a un livello più iniziatico) non hanno un buon controllo del loro corpo emozionale (o astrale). Per questo sono facili al pianto, alla rabbia, a scoppi incontenibili di gioia, ecc…

Le persone veramente sensibili, invece, sono coloro che hanno il “Cuore Aperto” (quarto chakra o Centro Cristico – il “Sacro Cuore di Gesù”) e che si trovano ad un livello un po’ più avanzato in termini di evoluzione spirituale, in quanto possiedono una certa padronanza del loro veicolo emozionale-astrale (legato soprattutto al secondo chakra). E vi garantisco che, oggi sulla Terra, sono purtroppo ancora poche le persone veramente sensibili; ma ho fiducia che tutti possano presto risvegliarsi al Vero Amore e aprire i loro Cuori.

Distinguete tutti, quindi, tra “Cuore-Sentimento Superiore” (quarto chakra) e “cuore-emozione-sentimento inferiore” (secondo chakra): perché spesso si fa una gran confusione su queste due cose.

di Ciro Scotto

"Di persone vulnerabili, che possono sentirsi ferite da un nonnulla, si dice che sono sensibili. No, la vera sensibilità è un’apertura totale al mondo divino, vale a dire alla bellezza, all’amore e alla verità, e una chiusura verso tutto ciò che è negativo e tenebroso. La sensibilità alle vessazioni e alle offese, in realtà, non è che suscettibilità e sensibilità malata; infatti, che cos’altro resta a tutti quei poveri infelici per i quali non esistono né il Cielo né gli angeli né la bellezza, ma solo le persone cattive e ingiuste di cui si lamentano giorno e notte?
Non bisogna confondere la vera sensibilità con l’eccesso di sensibilità, che è semplicemente una manifestazione malata della sensibilità. La vera sensibilità, al contrario, rappresenta un grado superiore di evoluzione che mette l’uomo in relazione con le regioni celesti, permettendogli di vibrare all’unisono con esse”.

Omraam Mikhaël Aïvanhov

"Sin da giovanissimi, i ragazzi e le ragazze che studiano sono costretti ad avere una tale attività intellettuale – attività che tocca sovente i campi più disparati – che non riescono più a dominare il proprio pensiero. È questa agitazione mentale che più tardi impedisce loro di elevarsi al di sopra del piano astrale e mentale e di percepire la realtà del mondo spirituale.
Colui che vuole assaporare le realtà spirituali, deve per un istante sospendere l’attività del proprio intelletto. I saggi dell’India hanno ragione quando dicono che l’intelletto è l’uccisore della realtà. Con l’intelletto si possono accumulare molte conoscenze e si può ragionare all’infinito, ma si rimane alla superficie. È al cuore che è dato di conoscere la realtà; è però necessario comprendere che il cuore in questione non è il cuore fisico e nemmeno il sentimento. Quando gli Iniziati parlano di "intelligenza del cuore", in realtà designano l’anima, l’unica che possieda la facoltà di percepire l’essenza degli esseri e delle cose”.

Omraam Mikhaël Aïvanhov

"Di qualcuno che si sente facilmente ferito, offeso, si dice che è sensibile. No, la vera sensibilità è un’apertura totale alla bellezza e alla luce del mondo divino, e una chiusura a tutte le brutture e le assurdità del mondo umano. Quindi, ciò che generalmente viene chiamata " sensibilità ", intesa come la capacità di percepire dolorosamente l’indifferenza, il disprezzo, le critiche e le vessazioni, in realtà non è altro che emotività. Allora, cosa resta a dei poveri infelici per i quali non esistono né il Cielo né gli angeli né gli amici né la bellezza, ma solo persone ingiuste, cattive e malintenzionate? Non bisogna confondere la sensibilità con l’emotività. L’emotività è la manifestazione malata di un "sé" povero, meschino, ristretto, dolente. La sensibilità rappresenta invece un grado superiore di evoluzione che mette l’uomo in relazione con le regioni celesti e gli permette di vibrare all’unisono con tutta la bellezza dell’Universo."

Omraam Mikhaël Aïvanhov

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