Spiritualità

Perché Dio è maschio?

di Salvatore Brizzi

Un po’ per rispondere ad alcuni vostri commenti, un po’ perché da dopo il femminismo va (troppo) di moda accusare le religioni monoteiste di aver arbitrariamente attribuito caratteristiche maschili a Dio, gradirei chiarire dal punto di vista più esoterico la questione, vorrei cioè dirvi due parole sul perché Dio è maschio e non femmina.

Dio rappresenta il principio maschile creativo, la bacchetta magica, l’inseminatore – che in verità insemina se stesso (perché, essendo Uno, non può inseminare qualcun altro) – ma resta comunque un inseminatore, ossia colui che emette qualcosa – in questo caso l’Universo – grazie all’evento del big-bang, per dirla con un linguaggio più scientifico. E capite bene quanto risulti difficile attribuire una natura femminile a un evento come il big-bang.

"Principio maschile" ovviamente non significa che Dio ha la barba e non le tette, ma solo che Dio coincide con l’impulso creativo. Non è un ente che preesiste all’atto creativo e un bel giorno decide di creare l’Universo, bensì è l’atto creativo stesso, il creare. Nel mondo dell’esoterismo l’accostamento più immediato lo si fa con la bacchetta magica del mago, lo strumento che crea, che ordina (kósmos in greco significa ordine). Nella magia sessuale la bacchetta magica è metafora dello strumento creativo per eccellenza, il lingam, la "verga", ed è ben differente dalla "coppa" che invece riceve e accoglie, in accordo col principio femminile. Non si può affermare che Dio è donna per questo semplice motivo: non è stato fermo ad aspettare con le "braccia" aperte.

La moda dell’"uguaglianza a tutti i costi", del voler appianare le differenze, livellare anziché esaltare le diversità e goderne, conduce il moderno intellettualismo a farne una questione di diritti (se Dio è uomo allora deve essere anche donna) anziché di principi esoterici. Ma chiunque non sia accecato dal fervore egalitario, chiunque sia in grado di ascoltare il suo Cuore in maniera rilassata, può facilmente convenire che Dio è Padre e, soprattutto, che in questo non c’è nulla di male e che nel fare questa affermazione niente viene sottratto al principio femminile.

Negare le differenze conduce al razzismo, non ce ne allontana. Si dovrebbe insegnare, soprattutto ai bambini, che le differenze esistono, sono importanti… e che di questo devono imparare a gioire. Se vuoi indurre a tutti i costi un bambino a pensare che non c’è differenza fra un bianco e un nero, fra uno zingaro e un professore, fra un maschio e una femmina, il suo inconscio non potrà che ribellarsi di fronte all’evidenza dei fatti, non comprenderà questa strana imposizione e comincerà a odiare quella stessa diversità che lo si voleva convincere a non vedere.

Negare che esistono delle razze e che sono differenti fra loro, solo per paura di fare un torto a una di queste razze… costituisce un comportamento ipocrita. Negare che esistano differenze abissali fra un uomo e una donna, solo per paura di fare un torto alla donna o all’omosessuale… è un altro comportamento ipocrita.

Eliminando la diversità si fa un torto alla Bellezza.

Ricordiamoci che l’operazione del livellare, nel tentativo di portare tutto alla stessa altezza, implica radere al suolo ciò che è più elevato, anziché elevare ciò che si trova in basso. Più si è vicini al fondo più l’uguaglianza è perfetta, mentre è difficile stabilirla all’altezza delle vette!

Fatta chiarezza su questo punto, possiamo adesso stabilire dove si colloca il principio femminile. Esso è lo Zero che precede e fonda l’Uno stesso. Mentre L’Uno è il Demiurgo, l’Essere, il Principio, il Grande Architetto… lo Zero è la Grande Madre, il Vuoto Immobile da cui Dio stesso si autoproduce. Abbiamo così il papà (il Sole, il ‘Padre che è nei Cieli’, Dio) e la mamma (Hunab Ku, il ‘grande utero’, La Grande Madre, la ‘coppa’ che accoglie la bacchetta).

di Salvatore Brizzi

Fonte: www.salvatorebrizzi.com


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