Scienza

L’alimentazione in autunno

Ottobre è il mese autunnale per eccellenza. La terra si sta preparando per chiudere il ciclo vitale della natura, inizia una fase di raccoglimento dove le forti energie estive lasciano pian piano lo spazio a quelle invernali. Gli alberi un po’ alla volta perdono la loro linfa che li colora di verde per passare a toni più delicati e terreni. Cadono le prime foglie e tutto intorno si dipinge di ocra, arancione e marrone.

Anche il nostro organismo risente di questo passaggio e, in questo periodo la parte più sensibile, il sistema nervoso, va protetto e rinforzato. In questo periodo siamo spesso avvolti da una stanchezza psicofisica dovuta proprio al calo energetico che la natura sta passando e che peggiora col passare dei giorni proprio a causa della minor luce e dall’intensificarsi del freddo e dell’umidità.

In questo mese dell’anno il sistema nervoso è più fragile: si possono manifestare cali di attenzione e concentrazione, stanchezza mentale ingiustificata rispetto all’attività svolta, disturbi legati al sonno o eccessiva sonnolenza. È consigliabile quindi, per attenuare questi disturbi, assumere dei rimedi naturali al fine di rinforzare il sistema neurovegetativo e concedersi eventualmente qualche pausa e qualche ora di sonno in più. Se il sistema nervoso è più tonico si ottiene anche una maggior protezione a livello immunitario.

Il sistema nervoso può essere visto come un albero dove le sue diramazioni sono come i rami o le radici e dove le sinapsi e le terminazioni sono come le sue foglie. La caduta delle foglie è dunque paragonabile al calo di tono del sistema nervoso che indebolendosi perde presa  sulla realtà. È il periodo dell’anno ove è più facile cadere in uno stato depressivo che può essere curato con agnocasto e finocchio, ottimi ricostituenti cerebrali.

L’agnocasto (Vitex agnus castus) tonifica l’ipofisi e i tessuti nervosi, regola l’attività neurochimica, con effetti ricostituenti e calmanti. È una pianta utilizzata da secoli sia nella medicina occidentale che nella medicina cinese. Anche il padre della medicina greca, Ippocrate, utilizzava l’agnocasto nei casi di ingrossamento della milza e per calmare le emorragie. Nel Medioevo veniva usato come inibitore degli istinti sessuali e a tal proposito si diceva venisse utilizzato molto nei conventi, messo nelle tasche dei monaci novizi, annullava le loro pulsioni sessuali.

Un accorgimento nell’utilizzo di questo rimedio è quello di non assumerlo durante la gravidanza e l’allattamento e interrompere la somministrazione qualora si manifestassero eczemi, prurito o orticaria.

Altro ricostituente cerebrale è il finocchio, introdotto in Europa da crociati e monaci i quali ne avevano appreso tutte le virtù medicinali, è tutt’oggi riconosciuto come una delle piante più usate per curare molteplici disturbi. Per questo motivo non è solo impiegato per risolvere i problemi gastrointestinali causati soprattutto da stress ma, risulta essere un ottimo rimedio contro la sindrome premestruale, per favorire la produzione di latte materno, per i sintomi della menopausa, per combattere il nervosismo e i cali d’umore che ci assalgono frequentemente in questa stagione. È aperitivo e digestivo, in quanto i suoi principi aromatici stimolano le secrezioni gastriche, riduce le fermentazioni intestinali e gli spasmi muscolari. Può essere consumato crudo in insalata o pinzimonio e cotto al vapore, lessato, in padella o al forno gratinato.

I venditori di verdura usano distinguere i finocchi in maschi e femmine; i primi hanno forma tondeggiante e sono da consumare crudi mentre i secondi hanno forma più allungata e vanno consumati cotti. Quest’ultimo è più ricco di fibre ed è per questo motivo che lo si consiglia cotto.

L’olio, ricavato dai sui semi, ricco di fitormoni, tonifica il sistema endocrino offrendo un beneficio a tutti gli organi che risentono delle sue alterazioni; va evitato in gravidanza e nei soggetti epilettici. Se somministrato ad alti dosaggi può avere effetti narcotici.

In autunno evita di fare pasti troppo abbondanti, ricchi di spezie o di sostanze che possono irritare (come il peperoncino), evita i cibi fritti, le bevande troppo calde o troppo fredde, gli alcolici e i superalcolici. Tra la frutta autunnale scegli quella meno ricca di fibre e più ricca di pectine, quest’ultime assorbono acqua e apportano enzimi naturali (un esempio sono le mele e le pere). Mentre tra le verdure scegli cavolo e patate, consumale cotte sotto forma di passato; questi vegetali svolgono un’azione cicatrizzante e antinfiammatoria sulla mucosa dello stomaco e del duodeno; sono inoltre depurativi del fegato e favoriscono la digestione.

Il duodeno insieme al digiuno e all’ileo è la parte che forma l’intestino tenue (lungo 7 metri). A livello del tenue si completa la digestione degli alimenti ed è li che buona parte dei principi nutritivi ottenuti (circa il 90%) viene assorbita. L’altra parte è denominata intestino crasso. Quest’ultimo lungo circa 2 metri accumula tutti i residui del processo digestivo e ne favorisce l’espulsione. In questa parte viene sintetizzata la vitamina K e alcune vitamine del gruppo B. Tornando al duodeno, il cibo in parte di intestino viene a contatto con la bile e con gli enzimi del pancreas i quali sono requisiti fondamentali per procedere con la digestione.

I sintomi più frequenti, che possono per noi essere ascoltati come campanellino d’allarme sul funzionamento del nostro intestino, sono: pancia gonfia durante o in prossimità del pasto, alitosi, eruttazioni frequenti anche lontano dai pasti, nausea o vomito, lingua di colore bianco-giallastro, dolori addominali localizzati nella parte alta della pancia, irritabilità d’umore, rabbia eccessiva seguita da tensione allo stomaco. Ed è proprio durante i cambi di stagione che questi sintomi possono manifestarsi con più frequenza in quanto in questo periodo, come abbiamo detto non solo l’energia della natura si sta riducendo per prepararsi ad un periodo di quiete e tranquillità e di passaggio da caldo a freddo ma, anche il nostro organismo sta vivendo questo ed è pertanto necessario individuare gli alimenti che meglio ci accompagnano ad affrontare la stagione invernale che è alle porte.

Ecco altri alimenti che non dovrebbero mai mancare sulla tavola autunnale: il carciofo, la zucca, la cicoria, il broccolo, la castagna, il melograno, le noci e le nocciole, l’uva e alcuni condimenti come l’olio extravergine d’oliva, l’olio di semi di lino.

Il carciofo (Cynara scolymus), appartenente alla famiglia delle Composite, ha origine nell’Europa meridionale e nell’Africa Settentrionale, in Italia già noto intorno al Quattrocento, si diffuse prima in Toscana, Caterina de Medici ne fu una grande consumatrice, e poi in molte altre regioni. Esistono varietà autunnali e primaverili e di varie qualità: la mammola verde, il carciofo violetto e il carciofo spinoso.

La mammola verde, detto anche carciofo romano, è ricco di cinarina, e clorofilla, altamente disintossicante è considerato il salva fegato per eccellenza. Ottimo lesso al vapore e passato in forno a gratinare con un trito di pangrattato, mentuccia e aglio.

Il carciofo violetto ricco di fenoli e anch’esso disintossicante. Il suo colore violaceo è dovuto alla presenza di antociani, sostanza che contrasta quelle tossine che prendono il nome di radicali liberi. Va consumato lessato o cotto in padella con olio.

Il carciofo spinoso, consumato crudo è un ottimo riattivante dell’intestino ed inoltre ripulisce la ghiandola epatica. Ottimo affettato sottilmente e servito a crudo con una vinaigrette preparata con olio sale e limone, guarnito con scaglie di parmigiano. In questo modo si mantengono vive tutte le sostanze disintossicanti che sono contenute in esso. Inoltre come disintossicante del fegato, si può preparare un decotto con le foglie del carciofo; si otterrà una bevanda amarissima che andrà consumata subito, lasciandola magari intiepidire un po’.

La cinarina stimola la produzione di bile facilitando la digestione dei grassi e l’eliminazione del colesterolo LDL, stimola la peristalsi intestinale e favorisce la rigenerazione delle cellule epatiche danneggiate; agisce inoltre sui reni, facilitando il drenaggio delle tossine.

La zucca ricca di vitamina A (betacarotene), B e C, rinfresca, ripulisce a fondo pelle, stomaco e intestino. Contiene ferro, potassio, calcio e fibra che aiutano lo stomaco a disinfiammarsi ed inoltre stimolano le funzioni intestinali che risultano essere molto più lente a causa del cambio di clima. Particolarmente adatta nelle diete ipocaloriche e per diabetici in quanto facilmente digeribile. Utile anche per la retina, rinforza unghie e capelli ed è un ottimo antirughe. La zucca si può consumare sia cruda (antipasti, succhi) sia cotta (minestre, stufati oppure al forno anche come dolce). Un bicchiere di succo, preso ogni mattina a digiuno esercita un’azione lassativa. Ottimi sono anche i semi di zucca, fatti tostare in forno, hanno proprietà diuretiche e prevengono le infezioni dell’apparato urogenitale; inoltre essi contengono un amminoacido (cucurbitina) che in caso di tenia, la paralizza e ne favorisce il distacco dalle pareti intestinali senza produrre tossicità e irritazione all’organismo. A tal scopo vanno assunti a digiuno da 20 a 100 g di semi (in base al peso corporeo e all’età). I semi vanno sbucciati, frantumati e dolcificati con il miele. È consigliabile dopo circa 5 ore dall’assunzione prendere un energico purgante al fine di espellere il parassita. Come i semi di cetriolo e di melone hanno virtù afrodisiache. Sono inoltre indicati per dispepsie, astenie, enterocoliti, dissenteria, stipsi, emorroidi, insufficienza renale, affezioni cardiache, diabete, insonnia.

La cicoria è un ottimo diuretico ed inoltre migliora il processo digestivo. Insalata amara la quale racchiude una notevole sinergia di fibre, fosforo, calcio, ferro e vitamina C che tonifica i reni e riequilibra le secrezioni biliari. Con  5 gherigli di noce, mezza cipolla rossa e un cucchiaio di olio di semi otteniamo un ottima insalata che rinforza fegato, reni e vescica.

I ceci, anticolesterolo, riducono il deposito di grassi nel sangue, sono ricchi di proteine, sali minerali quali il potassio, il ferro, il manganese e vitamine del gruppo B. Contengono inoltre acido folico e betacarotene. Oltre ad essere un ottimo sostituto delle proteine animali, liberano il sangue dai trigliceridi. Da evitarsi in caso di ulcera, gastrite o diabete. I ceci si possono consumare in minestra, come condimento per la pasta oppure come crema da spalmare su crostini di pane abbrustolito. Cosa importante, per chi utilizza i ceci secchi (sono i più ricchi di proteine), si consiglia di metterli a bagno almeno 12 ore prima di cuocerli.

I broccoli appartengono alla famiglia dei cavoli, le Crocifere. È considerato, tra gli alimenti, il più ricco di elementi nutritivi e in particolare di vitamina C, potassio, calcio e ferro. I broccoli, come i cavoli hanno dimostrato rilevanti effetti anticancro, in particolare quello al seno. Gli indoli che sono contenuti nei broccoli (in modo particolare l’indolo 3 carbinolo), favoriscono l’eliminazione della forma di estrogeno (2_idrossisterone) che è collegata al cancro al seno. Inoltre stimolano i meccanismi antiossidanti e disintossicanti. Nel Cinquecento, il broccolo veniva usato come lassativo. Il suo succo unito al miele, si usava per curare la raucedine e la tosse. Inoltre pare che, nel secolo scorso, venisse usato anche per trattare catarri, laringiti, raffreddori e reumatismi. Ancora oggi si dice che il decotto di broccolo o di cavolo curi bronchiti e asma. Andrebbero consumati appena sbollentati, in modo che mantengano vive le loro proprietà, conditi magari con olio extravergine sale e limone. Sono ottimi anche come primo, fatti cuocere in acqua insieme alla pasta, scolati e conditi con olio e aglio.

Le castagne possiedono un elevato valore biodinamico ed energetico, sono ricche di saccarosio e di vitamine del gruppo B e minerali (in modo particolare ferro, che nutre sangue e midollo osseo), oltre ad avere discrete proprietà plastiche. Contengono inoltre elevate dosi di fosforo, che nutre il cervello e combatte lo stress. Vanno consumate mature e ben cotte per facilitare la loro digeribilità. Sono indicate per astenie, anemie, infanzia e vecchiaia, stipsi (grazie al contenuto di cellulosa), convalescenza, dispepsia, nelle varici e nelle emorroidi. Hanno inoltre proprietà antianemiche, stomatiche, energetiche, antisettiche e toniche.

Il Melograno, ha una elevata azione antiossidante, in grado si spazzare via i tanto temuti radicali liberi, che provocano l’invecchiamento precoce dei tessuti e la degenerazione cellulare che porta poi ad arteriosclerosi e cancro. Ricchissimo di polifenoli protettivi delle arterie, definiti come gli spazzini del sangue proprio per la loro capacità di eliminazione delle tossine e di avere inoltre un efficace potere contrastante del colesterolo cattivo. Proteggono il cuore, prevengono il cancro alla prostata e svolgono un azione antinfiammatoria delle cartilagini. In questo mese il rischio di reumatismi articolari, causati dai primi freddi e dall’umidità, è elevato, si consiglia pertanto l’assunzione di estratto di melagrana per vincere dolore e stati infiammatori. Inoltre protegge intestino, stomaco e digestione, regola le difese immunitarie, rigenera le arterie, tiene lontano le infezioni, gli ascessi e rivitalizza tutta la pelle. Il melograno già conosciuto dagli antichi come albero della fecondità, della prosperità, della rigenerazione e della rinascita. Veniva inoltre utilizzato come antirughe, applicandolo direttamente sulla pelle. Inoltre, aggiungendo un cucchiaino di succo di melagrana allo shampoo si ottiene un favoloso rimedio anti-caduta (problema tipico della stagione autunnale).

Recenti studi hanno inoltre dimostrato che l’assunzione, per almeno un mese, di succo fresco regala una lucidità mentale e una capacità di concentrazione maggiori. Pare che proprio i principi attivi di questa pianta servano ad allontanare dalla circolazione cerebrale delle proteine killer del sistema nervoso, responsabili tra l’altro del morbo di Alzheimer.

Le noci e le nocciole contengono elevate quantità di lipidi, proteine, vitamina B, sali minerali quali: calcio, magnesio, ferro, potassio, fosforo ed inoltre tannini e resine. A causa dell’elevato potere calorico se ne consiglia un uso limitato nei casi di obesità, aterosclerosi, ipertensione. Sono indicate per astenia, anemia, adolescenza, convalescenza, senescenza, gravidanza, sport invernali, coliche renali, litiasi urinaria, tubercolosi, diabetiche.

L’olio extravergine d’oliva è considerato il condimento per eccellenza che depura il sangue dai grassi cattivi. Si estrae dai frutti dell’olivo (Olea europaea) raccolti da novembre a febbraio. È un ottima fonte di vitamina E e di antiossidanti, i polifenoli, che contrastano i radicali liberi. Svolge un’azione protettiva su arterie, stomaco e fegato, aiuta a prevenire le malattie degenerative e l’oesteoporosi. I suoi acidi grassi monoinsaturi agiscono:

nei diabetici, riducono i livelli di glucosio nel sangue;

abbassano la pressione arteriosa;

riducono la secrezione di acido gastrico dell’intestino tenue (molto importante per chi soffre di ulcera allo stomaco o al duodeno o a chi soffre di dispepsia);

migliora lo svuotamento della sacca biliare, previene inoltre la formazione di calcoli;

produce una minore secrezione da parte del pancreas, quest’azione risulta essere molto importante per malattie come la pancreatite.

Il migliore in commercio è quello di prima spremitura a freddo mediante procedimenti meccanici. Purtroppo ci sono in commercio molti oli che citano questa dicitura e non sono di ottima qualità, prestare quindi attenzione alla loro provenienza.

Un altro olio molto valido è l’olio di semi di lino ricco di Omega 3. A differenza dell’olio extravergine d’oliva, assolutamente ottimo ma che va assunto con moderazione, l’olio di semi di lino si può consumare per curare la stipsi in quanto agevola la peristalsi intestinale, in questo caso va assunto al mattino. Si può consumare a crudo in aggiunta a qualsiasi piatto.

L’uva è l’infruttescenza della vite (Vitis vinifera), contiene resveratrolo e quercetina. Questi potenti antiossidanti migliorano la salute del cuore grazie proprio al loro ruolo di spazzini; rimuovono l’eccesso di radicali liberi e grassi, riducono altresì le aggregazioni di piastrine, aiutando i vasi sanguigni a rimanere elastici e senza placche dannose. Il resveratrolo può anche proteggere contro i tumori, inoltre ridurrebbe il rischio di malattie infiammatorie quali ulcere gastriche, infarti e osteoporosi. Esso aumenta l’attività di un enzima che è responsabile della rigenerazione delle cellule nervose. Questa sostanza infatti è stata messa a contatto, da dei ricercatori, con alcune cellule nervose ed il risultato è stato la formazione di numerosi filamenti con cui le cellule si connettono tra di loro. Questo fenomeno non avviene soltanto in provetta ma, anche nelle persone: è sufficiente bere un bicchiere e mezzo di vino per rigenerare il sistema nervoso.

Esistono diverse qualità di uva in commercio:

L’uva bianca è considerata la più diuretica in quanto rispetto agli altri tipi di uva contiene meno tannini.

L’uva fragola per la ricchezza di carotenoidi e acido folico è indicata per proteggere pelle, occhi e sistema nervoso.

L’uva rosata ha un buon contenuto di antociani e anche se in quantità ridotta rispetto all’uva rossa, protegge cuore e circolazione.

L’uva nera contiene resveratrolo e antociani, essendo più pigmentata contiene maggiori quantità di sostanze antiossidanti, che come già detto sono importantissime nella lotta dei radicali liberi e contro l’invecchiamento cellulare. Utile inoltre per la protezione di cuore, vasi venosi e circolazione.

L’uvetta è la più ricca di zuccheri, apporta ben 283 kcal/100g. E’ un’ottima fonte di potassio, indispensabile durante sforzi fisici intesi e per regolare l’ipertensione arteriosa. Va consumata con moderazione.

In autunno molto efficace per depurare l’organismo è proprio la cura dell’uva. Per 2 o 3 giorni finché il nostro fisico lo consente possiamo alimentarci con sola uva, ovviamente deve essere di ottima qualità e soprattutto dolce, onde evitare il manifestarsi di acidità gastrica.

Meglio un bicchiere di vino genuino che un edulcorato chimico!

 

Fonte: associazioneperankh

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