Scienza

Un pianeta che vive

“Coloro che leggeranno i miei libri, ne troveranno il contenuto lampante e semplicissimo, mentre in realtà esso è oscuro e occulta il vero significato delle parole”

Ermete Trismegisto (Thot)

TUTTO IN UNA SFERA
In origine il termine “Geometria” stava ad indicare lo studio delle misure della Terra e, solamente col passare dei secoli, andò ad assumere il significato generico che oggi conosciamo.
Il grande filosofo greco Platone, vissuto a cavallo del V e IV secolo a.C. fu anche un provetto matematico, che apprese molte delle sue conoscenze nella scuola pitagorica. Sosteneva, tanto per cominciare, che la realtà in cui viviamo si poggia sul principio bipolare, con due poli indivisibili (positivo e negativo) come un magnete: il mondo è quindi uno ma è anche molteplice.
Il tema della dualità, in questo caso, chiama in causa sia l’anima (qui rappresentata dalle idee) che la materia e quest’ultima, essendo elemento di disordine della realtà, rappresenta il male.
Platone descrisse, fra i tanti solidi geometrici, anche cinque poliedri (1) regolari, che per tale ragione si chiamano platonici. La particolarità di questi solidi è che sono gli unici che possono essere contenuti in una sfera.
Il dodecaedro, figura composta da dodici pentagoni con i suoi 20 vertici e 30 spigoli, può contenere gli altri quattro ed è il poliedro che più si avvicina alla forma della sfera, quindi alla Terra.

GAIA CHE VIVE
Il pianeta su cui viviamo, secondo le più recenti teorie, è da considerare, in tutto e per tutto, un grande e complesso organismo vivente, attraversato da correnti vibrazionali che influiscono sulla nostra stessa esistenza.
Siamo infatti in grado, tramite la ghiandola pineale, detta anche epifisi, di avvertire le variazioni del magnetismo terrestre (2), senza tralasciare il fatto, non da poco, che il nostro sangue contiene ferro.
È stato provato che anche gli animali sono sensibili alle sollecitazioni del campo magnetico terrestre, tanto che alcuni di essi se ne servono per l’orientamento: è il caso delle balene, delle tartarughe e degli uccelli migratori (3).
E allora, se sovrapponiamo la figura del dodecaedro al nostro globo, il Polo Nord andrebbe individuato al centro di una faccia del dodecaedro e il Polo Sud al centro della faccia sottostante corrispondente. L’orientamento dei pentagoni, rispetto ai continenti e agli oceani, sarebbe invece determinato dalla Grande Piramide della piana di Giza, in Egitto: infatti, essendo posta a 29° 58′ 5″ di latitudine Nord e 31° 08′ 57″ di longitudine Est, l’antico monumento si trova sul meridiano che divide la Terra in due parti identiche. Inoltre, il meridiano in questione va a coincidere con un vertice del pentagono Nord.
I 12 pentagoni contengono ognuno 10 triangoli rettangoli, per un totale di 120 (4). Sono i 5 incroci di ciascun pentagono che danno vita ai triangoli.
Le 62 intersezioni che vengono a formarsi rappresentano, assieme ai triangoli, la maglia energetica principale che avvolge il nostro pianeta. Gli altri incroci possibili (5) che si determinano formano una rete secondaria.
Negli anni ’70 del secolo scorso, erano già note le ricerche degli scienziati sovietici Goncharov, Makarov e Morozov, che ritenevano la Terra una specie di enorme cristallo a forma di dodecaedro, a sua volta suddiviso in icosaedri (figure formate da venti triangoli). Il tutto andava quindi a formare un’intelaiatura e in corrispondenza degli spigoli e dei vertici potevano verificarsi fenomeni che esulano dalla nostra comprensione.
È stato accertato che molti spigoli di questi poliedri corrispondono a fratture della crosta terrestre (come le creste vulcaniche sottomarine) mentre i vertici dei triangoli sono in relazione alle anomalie magnetiche, alla presenza di grandi giacimenti e alle sedi invernali degli uccelli migratori.
I vertici dei triangoli, stando a questa teoria, potrebbero corrispondere anche ai luoghi di formazioni delle antiche civiltà.
Infatti, Goncharov e i suoi collaboratori non si sono fermati qui: hanno svolto un’ulteriore ricerca, localizzando oltre quattromila antichi siti (6), spesso considerati sacri nell’antichità, giungendo alla determinazione che ognuno è posizionato sulla griglia icosa-dodecaedrica.
L’idea di fondo è, in ogni modo, che i nostri antenati conoscessero bene questa “tecnologia” naturale, basata sulla griglia energetica terrestre, tanto da utilizzarne la potenza mediante il posizionamento, sui punti d’incrocio della rete, di appositi canalizzatori: le strutture a forma di piramide o ziggurat (e non solo), in un tale contesto, troverebbero davvero una logica spiegazione. Altro che dimore dei defunti…
Oggi, quanto accertato da questi ed altri studiosi, per fortuna non è andato perso: alcuni ricercatori indipendenti stanno, infatti, rielaborando le preziose notizie, anche se la strada da percorrere è veramente in salita (7).
Per rendere più affascinante il discorso, in questo pazzesco reticolo di forme e numeri, facciamo subito un bell’esempio: il famoso “Triangolo delle Bermude” è collocato esattamente nell’incrocio a rete di cinque linee che è possibile determinare all’interno di in un pentagono.
D’altronde, anche Ivan P. Sanderson era giunto alle stesse conclusioni, inserendo il Triangolo in uno dei cosiddetti “Dodici cimiteri del Diavolo intorno al Mondo”, che poi corrispondono perfettamente ai campi rilevati da Pasichnyk. La particolarità di entrambi questi studi è che le posizioni evidenziate altro non sono che i punti dell’ipotetico icosaedro sulla griglia terrestre, da localizzare tra i 30° e i 40° di latitudine: quindi avremo cinque punti sopra l’equatore, altrettanti sotto ed infine due ai poli. I punti distano, l’uno dall’altro, 72°, con un centro geometrico a 36°.
Infine, quanto asserito da tutti questi studiosi è stato ben sintetizzato da William Becker e da Bethe Hagens nella “Griglia Planetaria” che va sotto il loro nome.

FENOMENI INSPIEGABILI
A parte il fenomeno del “Triangolo delle Bermude”, è stato accertato che, dove le linee principali della rete magnetica terrestre si intersecano, si verificano sporadicamente dei fenomeni che la scienza non è oggi in grado di spiegare.
Assistiamo così al mal funzionamento delle apparecchiature elettroniche, al manifestarsi di perturbazioni che gli strumenti radar non registrano, all’aumento generalizzato della forza di gravità che produce una corrente discendente di notevole intensità e, infine, all’avvistamento di oggetti volanti non identificati.
In genere questi sono alcuni degli effetti negativi riscontrati allorquando ci si trova a transitare in corrispondenza degli incroci principali della rete.
Negli anni ’70 del secolo scorso fu effettuato anche uno studio riferito alla rete magnetica presente sul nostro pianeta. Responsabile del cosiddetto “Progetto Dragone” fu designato il ricercatore indipendente Paul Devereux.
La sua squadra fece appropriate misurazioni con una molteplicità di strumenti quali ultrasuoni, infrasuoni, campi magnetici, ionizzazioni e radioattività.
In alcune zone, usando uno scintillografo, fu accertato che i valori delle “particelle b” (8) si discostavano sensibilmente rispetto al resto della località. In quei punti le anomale risultanze erano determinate dai movimenti della Luna e del Sole (fasi lunari ed equinozi fra tutti).
Le anomalie del campo magnetico terrestre, in alcuni casi, furono registrate da Devereux in stretta correlazione con l’apparizione di luci misteriose: così è successo, ad esempio, nel deserto del Texas e in quello di Kimberley in Australia.
Nonostante questi primi riscontri, lo studio della materia è veramente allo stadio iniziale.

LA BUSSOLA, PER COMINCIARE
Il magnetismo è, in ogni modo, da considerare come una delle forze dirompenti del nostro mondo.
Pur non conoscendo, apparentemente, il magnetismo, fin dall’antichità la bussola costituiva lo strumento prezioso per determinare la posizione (9).
Sappiamo che ne facevano uso sia gli Arabi che i Persiani.
La prima fu inventata in Cina ma il perfezionamento del dispositivo avvenne ad Amalfi, una delle nostre città marinare, nel XIII secolo d.C.
Il funzionamento della bussola è particolarmente semplice: un ago magnetico in sospensione ruota e indica in maniera approssimativa (10) il Nord, mosso dalla forza di un campo magnetico.
Nel XVI secolo l’inglese William Gibert, per primo, avanzò l’idea che la Terra potesse essere un grande magnete. Solamente nel 1832, per merito di K.F. Gauss, si cominciò a parlare di campo magnetico terrestre.
Il campo magnetico che avvolge il nostro pianeta è, fra l’altro, rilevabile sulla superficie in quanto le linee risultano vicine a quelle dei meridiani.
Il magnetismo, nel suo insieme, riserva ancora molte incognite. Forse troppe.
Agli scienziati, nonostante gli sforzi compiuti in tal senso, sfugge il meccanismo che produce il campo magnetico del nostro pianeta.
Dopo aver abbandonato l’ipotesi della concentrazione di magnetite (11) presente nel mantello terrestre, oggi si propende per la presenza di correnti elettriche attorno al nucleo terrestre, favorite dalla presenza di un buon conduttore come il nikel e di materiale radioattivo in decadimento.
In ogni modo, tra mille interrogativi, sembra non ci siano dubbi sul fatto che il campo magnetico è prodotto dall’interno più profondo del nostro pianeta.
Anche il processo dell’inversione completa del campo magnetico, fenomeno che si produce in circa 50.000 anni (12), non è semplice da comprendere (13).
La geologia, in questo caso, è venuta in aiuto: si è appurato che le rocce sedimentarie e quelle laviche, se presentano metalli come il nikel e il ferro, sono in grado di memorizzare la direzione del campo magnetico dell’epoca in cui si sono formate.
È certo, infine, che i poli magnetici si discostano da quelli geografici, andando a formare una curvatura di 11° 30′.

IL RETICOLO CHE NON C’È
Il prof. Ernst Hartmann (14) fu uno dei precursori della geobiologia (15) e geopatologia. Negli anni ’50 del secolo scorso intraprese ricerche che lo portarono a proporre una curiosa teoria. Secondo lui, il pianeta Terra sarebbe avvolto da un reticolo di onde elettromagnetiche che, partendo dal sottosuolo, andrebbero a formare delle linee fino alla biosfera (16).
Questo intreccio è perciò definito “rete di Hartmann”.
La rete, così come ipotizzata, è composta da fasce larghe 21 centimetri che vanno ad incrociarsi in linea retta, tanto da formare dei quadrati di circa due metri a lato. L’incrocio delle linee determina il “nodo”.
In corrispondenza dell’incrocio delle linee si verificherebbe un accumulo maggiore di energia elettromagnetica con effetti spesso negativi, non solo per l’uomo ma anche per la fauna e la flora; questo dipenderebbe, in buona sostanza, dalla presenza, nel sottosuolo, di corsi d’acqua e di masse metalliche.
In questo intricato groviglio, secondo Hartmann, ci sarebbero comunque delle zone in cui gli influssi nocivi non arrecherebbero danno.
La particolarità di questa griglia, oltre a non avere nulla a che fare con il campo magnetico terrestre, consiste nell’essere soggetta a continui spostamenti in presenza di cavità sotterranee e oggetti metallici. Anche le faglie telluriche avrebbero un simile effetto sulla griglia.
Prima di un terremoto queste linee tendono ad allargarsi e questo potrebbe essere il motivo per cui gli animali riescono ad avvertirlo per tempo.
I punti d’incrocio, secondo Hartmann, possono avere influenza negativa sugli esseri umani.
Le teorie di Hartmann e dei suoi seguaci furono fortemente avversate da fisici e geologi perché stravolgevano completamente le leggi della fisica. I detrattori dissero che nulla poteva disturbare il campo magnetico se non le tempeste magnetiche (17), aggiungendo che eventuali variazioni sono perfettamente misurabili con lo spostamento dei poli magnetici.
Ad Hartmann, pur in presenza di evidenti incongruenze delle proprie teorie rispetto ai dettami scientifici, va riconosciuto il merito di aver posto dei seri interrogativi circa le differenze tra i campi magnetici e quelli elettrici.
Mentre i campi elettrici sono, infatti, il prodotto di cariche elettriche statiche, quelli magnetici presentano cariche in movimento.
In sostanza, Hartmann poneva l’accento sulle anomalie che aveva verificato nel campo magnetico terrestre, poi riscontrate da altri ricercatori anche sui fondali marini.
Per queste anomalie non è stata ancora trovata una spiegazione accettabile.

ANCORA RETI, MA ANCHE FAGLIE E FALDE
Un accenno è giusto farlo anche per la teoria proposta dal medico Manfred Curry, che ipotizzava la presenza di un’altra rete, che prende poi il suo nome, anch’essa a forma quadrangolare: è posta in diagonale rispetto a quella di Hartmann presentando un orientamento di 45°, ha la caratteristica di essere elettrica e nei punti d’incrocio le emissioni ionizzanti possono essere sia positive che negative.
Anche questa supposta rete elettrica ha la caratteristica della mobilità (18).
A parte questi due presunti reticoli, di cui ci pare aver detto abbastanza, ci sono altri fattori da prendere in considerazione per completare il quadro delle potenziali energie terrestri che influiscono sull’uomo: le faglie e le falde d’acqua (19).
Le faglie, spaccature di una massa rocciosa con dislivelli verticali od orizzontali, quando sono attraversate dai corsi d’acqua, risultano in grado di emettere raggi gamma, generalmente dannosi per gli organismi viventi.
Le falde, corsi d’acqua presenti sotto terra, prima di emergere in superficie, attraversano dei cunicoli e, nel tragitto, incontrano vari materiali. Raggiungendo una certa velocità, le acque producono energia ionizzante che risulta nociva, in special modo, per il sistema nervoso centrale e per l’apparato endocrino.

LE UNITÀ BOVIS
Infine, diciamo che, come ben sanno i rabdomanti, i punti terrestri sono classificati anche secondo il tasso vibrazionale misurabile con la scala ad unità Bovis, dal nome del fisico francese Alfred Bovis, che si interessò allo studio dei flussi energetici un centinaio d’anni fa.
Le unità Bovis possono essere misurate con una verga o un pendolo.
Il nostro organismo è assestato, normalmente, fra le 6.500-7.000 unità. Se le unità del luogo in cui ci troviamo sono inferiori a 6.500 portano via energia mentre se sono superiori la conferiscono.
In genere, l’energia sprigionata dalle località si aggira sulle 10.000 unità Bovis ma ci sono zone che ne hanno molte di più.
Qui faremo solamente qualche esempio (20): la piramide dedicata a Quetzalcoatl, nella misteriosa città di Teohtiuacan (18.000 unità); la piramide della Luna, nella stessa località (21.000!); alcuni templi situati in Tibet ed in India (fino a 18.000) ed altri in Egitto (fino al valore di 18.000 per la Camera del Re, all’interno della Grande Piramide).
È stato riscontrato, inoltre, che all’apice di forme piramidali, a seconda del luogo in cui sono posizionate, possono generalmente confluire centinaia di migliaia di unità Bovis, tanto che strutture con tali caratteristiche energetiche sono oggi utilizzate per scopi terapeutici.
Di contro, quando si registrano dati inferiori a 6.500 unità, significa che il luogo è influenzato dalla presenza di flussi sotterranei e, in larga parte, dalla presenza della griglia magnetica terrestre.

Come si può dedurre, pur trovandoci in presenza di teorie ed ipotesi di ogni genere, tutte le strade portano, indistintamente, a considerare il campo magnetico della Terra come l’agente principale del nostro dibattere.

Note:
1. Il tetraedo (4 facciate triangolari), l’esaedro (o cubo, con 6 facciate quadrate), l’ottaedro (con 8 facce triangolari), il dodecaedro (con 12 facce pentagonali) e l’icosaedro (con 20 facce triangolari).
2. Il prof. Michael Persinger, dell’Università canadese di Sudbury, si occupa da più di trent’anni dell’interazione tra il sistema nervoso e i campi elettromagnetici, compresi quelli di origine geofisica (terremoti, spostamenti del terreno, fenomeni meteoreologici ed atmosferici). Ha studiato numerosi pazienti affetti da epilessia o altre anomalie neuroelettriche, dimostrando una diretta correlazione tra le malattie e l’esposizione alle vibrazioni dei campi elettromagnetici.
3. È il caso di portare ulteriori esempi. È stato riscontrato che il piccione viaggiatore, sotto il cranio in corrispondenza della base del cervello, ha della magnetite e non pochi sono gli studiosi che ipotizzano quindi una specie di bussola interna, orientata in qualche modo dal magnetismo terrestre. Anche le rondini si servono del magnetismo della Terra per le loro periodiche migrazioni. Gli squali bianchi hanno, soprattutto attorno alla bocca, alle narici a agli occhi, degli elettrorecettori in grado di percepire le variazioni del campo elettrico. Gli elefanti, tramite recettori posti nelle zampe, avvertono le onde sismiche di bassa frequenza provenienti dal sottosuolo.
4. Ogni triangolo ha un’estensione di circa 4 milioni di chilometri quadrati.
5. Quelli dei triangoli e dei rombi che si fanno formando all’interno del dodecaedro.
6. In cui hanno riscontrato la presenza di piramidi e ziggurat, monoliti, menhir, obelischi, templi, pagode, sotterranei e cerchi di pietra, non tralasciando nemmeno gli anomali sollevamenti di terra.
7. Il dottor Athelsan Spilhhaus e il biologo David Wilcock sono tra questi. Il merito di quest’ultimo, ad esempio, è stato di valorizzare le ricerche di Ivan P. Sanderson e di Pasichnyk, di cui pure si parla nel testo.
8. È un tipo di particella ionizzante, assieme a quelle denominate “a” e ai “raggi g”.
9. Eloquente la cosiddetta “statuetta mobile” (che indicava sempre la latitudine sud), utilizzata da un sovrano cinese durante un’epica battaglia svoltasi nel 2634 a.C. Non da meno sembrano le conoscenze acquisite dagli Olmechi, almeno mille anni prima: lo farebbe pensare un piccolo frammento, ossidato, di ferro, rinvenuto nel 1967 a San Lorenzo di Veracruz: indica sempre la direzione nord-sud, quindi si comporta alla stessa maniera di un ago magnetico.
10. Questo succede perché il polo nord magnetico è soggetto a spostamenti nel tempo, quindi è il responsabile dell’errore prodotto dalle bussole. Alcune di queste, per ovviare l’inconveniente, sono appositamente calibrate di anno in anno.
11. La magnetite, un ossido del ferro, perde le sue caratteristiche se sottoposto ad una temperatura di 300°. All’interno del mantello terrestre la temperatura si aggira sui 900°.
12. Alcuni studiosi, dopo aver analizzato i dati ventennali provenienti dai satelliti in orbita, sono del parere che questo possa accadere anche in tempi più ristretti, ad esempio ogni duemila anni.
13. Sulla scorta dei dati analizzati dagli studiosi, si può ipotizzare che questo fenomeno sia avvenuto, a cadenze instabili, almeno una decina di volte negli ultimi trenta milioni di anni.
14. (1915-1992). Fu anche radioestesista nonché medico e docente all’Università tedesca di Heidelberg.
15. È la scienza che si occupa delle interferenze e delle influenze di tutte le onde che ci colpiscono, in grado di modificare anche il nostro stato di salute.
16. Prima di Hartmann postulò qualcosa del genere anche uno scienziato francese, tale Peyrè, che proponeva una griglia elettromagnetica in corrispondenza di meridiani e paralleli.
17. Le tempeste magnetiche sono correlate a particolari ed intense attività del Sole; si verificano ogni qualvolta il cosiddetto “plasma solare” (composto essenzialmente da protoni ed elettroni) colpisce a grande velocità la ionosfera, provocando interferenze alle radiocomunicazioni. Il campo magnetico terrestre, sostanzialmente, funge da barriera ed impedisce alle particelle solari di colpire la superficie della Terra, poiché protegge il nostro pianeta dentro una cavità chiamata “magnetosfera”.
18. Pare che, tra gli effetti negativi della rete di Curry, ci sia soprattutto una forte interferenza con l’ormone della melatonina, che regola gli anticorpi e limita i radicali liberi.
19. Pur non essendo di origine naturale, anche i cosiddetti “punti Cam” (la sovrapposizione, anche non in linea tra loro, dei cavi elettrici con le tubature d’acqua) risultano altamente nocivi per la nostra salute.
20. Per chi ne volesse sapere di più, è illuminante la lettura de “I Luoghi di Forza” di Paola Giovetti, che si rifà, in gran parte, agli studi della dottoressa Blanche Merz.

Simone Barcelli

Fonte: edicolaweb.net

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