Spiritualità

LA VIA DEL MATTO

di Domenico Turco

L’interpretazione dei simboli rappresentati nelle carte degli arcani maggiori, comunemente chiamati Tarocchi, rivela molti e inaspettati motivi immediatamente riconducibili agli archetipi della Tradizione spirituale originaria, rinviando spesso a profonde verità, di carattere esoterico.
È appunto questo il caso del Matto, metafora viva nel senso che Ricoeur dà del termine, figura di vagabondo e viandante che intraprende il cammino dell’autocompimento esistenziale, dell’evoluzione dell’io in chiave spirituale.

Nel mazzo degli arcani maggiori, quella del Matto è l’unica carta a non essere numerata. Il Matto esprime diversi aspetti correlati ad una iniziazione spirituale alternativa: la follia, la Verità, il caos e l’energia delle origini, la libertà dell’essere, la creatività. Al Matto vanno ricollegate altri personaggi delle normali carte da gioco, come il Jolly, che non s’identifica con nessuna carta in particolare, rappresentandole camaleonticamente tutte.

Dal punto di vista iconografico, la più antica immagine del Matto è forse quella presente nel mazzo Visconti-Sforza, che ne individua i tratti fondamentali. Si tratta di un vagabondo, come dimostra l’abbigliamento lacero, cencioso, un uomo dall’espressione stralunata, non rasato, con una mazza in mano e sette piume in testa. Ci sono evidenti analogie con Il Misero del mazzo detto “del Mantegna”. In seguito al Matto furono associate le figure della lince o del cane, che appare già nei Tarocchi Goldsmith; tale associazione di immagini può indicare la probabile adesione a qualche società segreta d’ispirazione esoterica, o ad una setta di eretici. In entrambi i casi, siamo in presenza di una spiritualità che sconfina nell’eresia esoterica o religiosa, e che come tale si contrappone all’ortodossia pur manifestando un’implicita tensione metafisica.    

La Via del Matto descrive un cammino solare di avvicinamento all’Assoluto svolto all’insegna della divina follia di marca platonica.

È  una follia che appare tale solo agli occhi del mondo, ma che in verità è la forma suprema di saggezza, per chi sa varcare col pensiero le porte della percezione, e i limiti di un’esistenza pensata solo in termini materiali, puramente terreni…

Il Matto è colui che abbandona tutto per conquistare apparentemente niente, ma un niente che è tale solo se ci poniamo nell’ottica della vita mondana e delle sue regole borghesi. Il Matto rappresenta il Viandante eterno, che gira per il mondo svincolato da qualsiasi legame, libero di quella libertà totale ed estrema che può condurre alla distruzione, ma ad una distruzione creativa, che genera la vita dalle rovine e rinnega la morte. La fine a cui mira il Matto è in fondo il principio di una nuova esistenza…

Il Matto ricorda altri personaggi emblematici: il pellegrino medioevale che a un certo punto parte per la Terra Santa, l’Ebreo errante condannato a un’infelice immortalità, il Figliol prodigo dei Vangeli, tornato a casa dopo aver conosciuto l’abisso di un’esistenza completamente immersa nell’orizzonte materiale e nichilistico…

Queste incarnazioni del Matto raccontano dell’impervio viatico dell’uomo che, attraverso i sentieri dell’autorealizzazione, cerca di ricongiungersi ad una realtà trascendente che lo sovrasta, al Regno di Dio come dominio sconfinato dello spirito e delle sue infinite risorse…

La Via del Matto è la via del nomade solitario sulla rotta dell’esperienza iniziatica. Questo personaggio può scegliere di seguire l’insegnamento di un guru o di un maestro esoterico, ma conservando la sua specificità individuale, senza impegnarsi più di tanto a rispettare il voto di silenzio richiesto all’aspirante iniziato.  Infatti, nel viaggio d’iniziazione del Matto verso l’autorealizzazione spirituale, non è sufficiente riferirsi soltanto al pur rilevante insegnamento dei maestri.

C’è una fonte di conoscenza originaria, che ognuno deve scoprire dentro di sé e non fuori, ed è la conoscenza a cui aspira il Matto nel corso della sua ricerca…

La Via del Matto, che è la strada dell’esperienza per antonomasia, s’identifica con la stessa prospettiva spirituale, perché rappresenta simbolicamente l’accesso a tutt’altro pensiero, tutt’altra vita, tutt’altra visione del mondo e dell’essere…

L’eccentricità del folle-sapiente è segno di una diversità radicale rispetto alla normalità borghese, rappresentata da un modello di umanità analitica, pervasa di spirito anti-Tradizionale, e come tale formata da individui del tutto o quasi asserviti a quella “ragione raziocinante” che nega approcci alternativi alla conoscenza metafisica.

La Via del Matto è la strada maestra che conduce ad una saggezza totalmente diversa da quella ordinaria; coloro che abbracciano questa via non hanno paura di essere fraintesi, di essere considerati pazzi sul serio e non per metafora. Ma in realtà l’accusa d’irrazionale, pura e cieca follia andrebbe più coerentemente rivolta all’uomo-massa del mondo di oggi, sempre più immerso in una cronica e generalizzata crisi d’identità, nutrita dai “gloriosi” miti del nichilismo, dell’indifferentismo etico-religioso, e del materialismo.

La Via del Matto, il cammino di verità che è la vocazione intima ma spesso nascosta o soffocata di ognuno di noi, intrattiene un rapporto estremamente privilegiato con la ricerca dell’autorealizzazione spirituale, a discapito dei rischi e delle incomprensioni che questa ricerca sperimentale comporta, a causa dell’oscuramento del Divino nel cuore di tenebra dell’attuale ciclo umano…

Chiaramente, spingendoci ad operare in un ambito così ostile al ritorno alle radici, agli orientamenti teorici e pratici del Mondo della Tradizione, la Via del Matto si rivela come tremendamente ardua da percorrere: è come camminare su una fune sospesa su un precipizio mortale, imboccando la Via dell’estremo pericolo ma anche dell’estrema possibilità di redenzione, nel nome e nel segno della sfera spirituale…

Il folle-sapiente rischia davvero di cadere nell’abisso di una ragione che non è ragione, secondo i pregiudizi dell’Età postmoderna. Ma la non-ragione dell’aspirante iniziato ai misteri delle più alte verità – la Via indica in fondo questo – nasconde in realtà l’affermazione di una razionalità “sana”, perché educata ai valori dello Spirito, e quindi autenticamente libera.

Infatti la vera libertà corrisponde alla liberazione ascetica dall’illusorio potere di rappresentazione dei cinque sensi, l’ek-stasis come fuga dalla dimensione terrena, per raggiungere l’Infinito che si spalanca limpidamente davanti ai nostri occhi, ma che pure non siamo più in grado di vedere, abbagliati dagli splendori effimeri della Superficie…    

La Via del Matto afferma  le ragioni di quell’Altro Pensiero che intende difendere il DNA spirituale proprio dell’uomo, specialmente dopo Nietzsche e il suo annuncio della Morte di Dio.

La tradizione iniziatica indica una Via che si serve del mondo per raggiungere il sovramondo, al fine di rimarcare una distanza ascetica da tutto ciò che è umano, troppo umano…

Compagno di strada dell’asceta o del mistico, il Matto sperimenta in prima persona la rivelazione delle ultime verità, di carattere divino, ma lo fa dopo aver conquistato il regno della vita reale e compreso la sua limitatezza.

È l’eroe della trasformazione, dell’erranza e del viaggio, un viaggio che si compie nel profondo spazio interiore dell’anima, secondo i dettami della Tradizione spirituale originaria.

Diversamente da chi attraversa le vie del mondo non concependo altre dimensioni, il Matto viaggia avendo consapevolezza della propria unicità di figlio di Dio e di aspirante iniziato, parte in causa di un processo di iniziazione che segnala di un nuovo inizio per l’esistenza e le sue grandissime potenzialità.

Come un secondo Adamo, il Matto viene cacciato dal giardino terrestre dell’Eden non per scontare una pena sovrannaturale ma, al contrario del primo uomo, per scalare l’Albero della Vita divina senza abbandonare il piano fisico della Terra…

La Via del Matto, infatti, perviene allo spirito restando ancorato alla materia, al mondo sensibile. Il Matto vive in maniera dinamica la dialettica tra esistenza e pensiero, illusione e verità, tensione creativa che genera una visione della realtà eccentrica, fuori dagli schemi, delle facili apparenze, dei dogmi e delle imposizioni dottrinarie. Una realtà che si radica sulla sfera spirituale senza rinunciare alla concretezza, ai doni dell’essere e del divenire…

Il Matto, abbiamo detto, viaggia scientemente e coscientemente dentro se stesso e nel mondo, ma il suo percorso lo conduce alla fine al di là del mondo, verso il Divino, che costituisce l’oggetto privilegiato del suo lavoro interiore.

La Via seguita dal Matto è infatti il cammino della realizzazione dell’Io individuale, Io che è una scintilla della luminosa Mente divina. Nell’Induismo questa connessione tra l’Io e Dio è resa ancora più pregnante grazie all’uso di un termine unico per entrambi i concetti, cioè manas, espressione sanscrita che indica sia l’individuo immortale che la mente superiore. È la scintilla divina che ha cercato l’esperienza spirituale mediante un contatto diretto con la materia, con il mondo, al fine di ritrovare se stessa come cellula infinitesimale dell’Eterno…

Libero ricercatore  della verità, il Folle-savio si rinnova ad ogni tappa del suo viaggio ascetico-sapienziale, che lo induce a varcare la soglia del finito per raggiungere la sfera dell’Infinito, consapevole che il cambiamento è possibile, che la trasformazione della persona in personalità è sempre possibile…

Il Matto imita il destino del bruco, che vive su un ramo d’albero prima di diventare farfalla, ed evolvere in qualcos’altro, in una dimensione superiore dell’essere che gli consenta veramente di spiccare il volo e raggiungere la sua Patria celeste…

di Domenico Turco

Fonte: www.mondo3.it

Tratto da: flashdesmond.blogspot.com

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