Spiritualità

La pratica dell’eresia

 

Eresia… Eretico…

Certamente questi termini fanno ormai parte del nostro vocabolario e certamente i concetti che culturalmente vi sono stati associati sono inscritti nel nostro vissuto collettivo molto in profondità.

“Non dire eresie” è una frase ormai usuale comunemente utilizzata per significare “non dire bestialità”.

Così anche la parola eretico evoca in noi l’immagine di uomo non troppo dabbene e la puzza di roghi punitivi tutto sommato meritati.

Sappiamo però cosa questi vocaboli volevano significare in origine? Se abbiamo l’ardire di spingere il naso e la curiosità oltre il sentire comune potremo scorgere orizzonti inaspettati scoprendo così come la parola greca haìresis, dalla quale deriva la nostra eresia, derivi dal verbo hairèo e come questo significhi “afferrare”, “prendere” ma anche “scegliere”, “eleggere”.

Oibò! Che la parola eresia possa in definitiva significare scelta proprio non ce l’aveva detto nessuno! Anche perché accettando per buona questa definizione, l’eretico diviene “colui che sceglie” e non “colui che sbaglia”!

Eppure, a ben vedere, forse poteva tutto sommato andare bene proprio così. Se inizialmente infatti la parola eresia era usata dagli scrittori ellenistici per indicare una qualsiasi setta o corrente religiosa senza connotazioni negative, è con l’avvento delle dispute di tipo dottrinale in seno al nascente Cristianesimo dei Padri della Chiesa che assume il significato di dottrina che devia dalla retta interpretazione.

All’eresia si contrappose infatti l’ortodossia (dal greco orthos “retto” e doxa “opinione” o meglio “dottrina”).

L’eresia diventa quindi un’aberrazione, una deviazione dal giusto e unicamente salvifico cammino stabilito dal dogma. Contro di esso non si può discutere, su di esso non può essere sollevato dubbio poiché esso poggia il suo fondamento su di una Rivelazione Divina.

La scelta viene annullata… O meglio viene ridotta a due uniche possibilità: uniformarsi o essere dichiarato eretico… Ed a un certo punto della storia tutti sappiamo che gli eretici non furono trattati molto bene.

Arrivati a questo punto una parte di lettori potrà forse ritenersi soddisfatta di questa disanima più o meno storica o più o meno etimologica. Altri ancora potrebbero reagire pensando “ecco la solita argomentazione anticlericale” ed ancora “adesso attacca di sicuro con le crociate”.

Se così avete pensato vorrei invece invitarvi a guardare le cose da un altro punto di vista nella ferma convinzione che la storia, la scienza, la cultura e tutto ciò che ruota attorno all’essere umano può avere un senso e può insegnare qualcosa solo se rapportato a se stessi.

Sarebbe perfettamente inutile indignarsi documentandosi di tutti i crimini perpetrati dalle religioni, di tutti gli orrori e gli errori commessi da chi, in nome del Divin Volere, ha perseguito solo il proprio di volere se non riflettessimo su noi stessi utilizzando ciò che vediamo al di fuori, e di cui ci riteniamo bellamente innocenti, come specchio per scrutare nei nostri più intimi recessi.

“L’individuo è l’umano che è tutta l’umanità. L’intera storia dell’uomo è scritta in noi stessi”

Scriveva ed insegnava Krishnamurti ed ancora continuava:

“In qualsiasi parte del mondo ci capiti di abitare e a qualsiasi cultura ci capiti di appartenere, noi siamo interamente responsabili della condizione  di tutto quanto il mondo.

Siamo, ciascuno di noi, responsabili di ogni guerra per l’aggressività della nostra vita personale, per il nostro nazionalismo, per l’egoismo, per i nostri dèi, pregiudizi, ideali; tutte cose che ci dividono.

E soltanto rendendoci conto, non intellettualmente ma nella realtà dei fatti, come potremmo renderci conto d’aver fame o di sentire dolore, che voi ed io siamo responsabili di questo caos esistente, di tutta l’infelicità del mondo intero perché ad essa abbiamo contribuito nella nostra vita d’ogni giorno e perché facciamo parte di questa società mostruosa con le sue guerre, la sue bruttezza, la sua brutalità e ingordigia: solo allora agiremo.”

Non abbiamo forse noi un pontefice interiore che si ritiene l’unico rappresentante di dio in terra? Non possiamo forse chiamare questo despota travestito da santo con il nome di EGO?

Egli detta leggi e dispensa benedizioni, stabilisce cosa è giusto e cosa è sbagliato sulla base di arbitrarie prese di posizione e su esperienze fatte e legate al passato!

Se da bambino mio padre mi malmenava e portava una colonia al pino silvestre quando sarò grande tutte le persone che porteranno una colonia dello stesso tipo saranno immancabilmente da me giudicate  cattive ancora prima di conoscerle solo sentendone l’odore!

Sappiamo sempre molto bene come dovrebbero andare le cose e come dovrebbero inoltre essere fatte.

Sappiamo molto bene come le persone dovrebbero comportarsi e cosa è sempre giusto o sbagliato ma non sono forse tutti questi dei dogmi belli e buoni?

Il nostro pontefice emana i suoi dogmi, le sue convinzioni incontrovertibili, indiscutibili ed inopinabili e tutto ciò che non si conforma ad essi lo interpreta come minaccia alla sua sopravvivenza, affronto alla sua supremazia ed attacco alla sua stessa esistenza.

Ah! Potessimo scegliere! Potessimo essere eretici nei confronti di noi stessi, dell’EGO che ha sulla nostra vita potere temporale e spirituale!

Il dramma è che non ce ne accorgiamo neanche… Ecco perché è necessario cominciare ad osservarsi usando la realtà che viviamo ogni giorno come specchio da frapporre fra ciò che consideriamo esterno e noi e scrutarci.

In definitiva è lo stesso EGO che vuole dare la colpa di ciò che va male agli altri, all’esterno, agli eretici! Egli vuole sopravvivere e mantenere il suo potere!

Cerchiamo di non scappare da tutto questo, di non fuggire, di riflettere, guardare e vedere se veramente è così… Nulla infatti deve essere preso per buono solo perché è stato detto. Tutto deve essere sempre verificato sulla base della propria esperienza.

In questo però occorre essere candidi come colombe e scaltri come serpenti perché il nostro EGO non vuole che si scopra la verità e tenderà a trovare fallace la dottrina che mina la sua supremazia e a giustificare la sua condotta basandosi sull’interpretazione aleatoria dei fatti piuttosto che sull’osservazione degli stessi.

Non si può scegliere dove andare se prima non si è visto dove si è…

Non si può essere eretici se gli occhi sono velati…

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J. Krishnamurti, LIBERTA’ DAL CONOSCIUTO, Ubaldini Editore, Roma, 1973.

 

Fonte: associazioneperankh

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