Spiritualità

Il prezzo della conoscenza

 

Fin dai tempi più antichi l’umanità sembra essersi mossa verso la conoscenza di se stessa e del mondo manifesto, secondo cicli regolari e scanditi dal susseguirsi di ere apparentemente molto differenti tra loro.

Pur nella varietà delle culture e del susseguirsi della storia, qualcosa tuttavia appare invariato. Grazie alla testimonianza dei Testi Sacri e di tutti gli uomini e donne che hanno partecipato coscientemente a questo percorso, sappiamo che di epoca in epoca, di generazione in generazione, persone singole o gruppi organizzati sono stati dediti, per tutta la loro esistenza, al difficile compito della trasmissione della Conoscenza. Di quella conoscenza che ha come unico obiettivo quello della rinascita a nuova vita, dell’abbattimento dei propri ostacoli interiori per ritrovare la perduta armonia ed unione con il divino. A prescindere dalla forma e dal nome che ad esso veniva attribuito.

Anche oggi, nella nostra società, possiamo vantare della presenza di diversi personaggi e scuole che si fanno portavoce di questo sottile filo d’oro che lega la Tradizione.

Sempre più numerosi sono gli appelli al risveglio, alla realizzazione dell’essenza che alberga dentro noi stessi, appelli spesso contornati da un inglorioso fracasso di intenti o da sedicenti maestri che si autoproclamano illuminati, saggi o avatar.

Sovente, all’interno di una cultura falsamente libera da imposizioni di fede e credenze, ci si ritrova a barcamenarsi tra una moltitudine di offerte evolutive: scuole, corsi, stage, master che dovrebbero condurci alla liberazione interiore grazie a meditazioni, posture fisiche, apertura di canali energetici, massaggi, satsang e chi più ne ha più ne metta.

Dunque come fare per riconoscere una strada seria, realmente fondata su principi senza tempo e genuinamente pensata per il bene dell’umanità?

Come fare per riconoscere i lupi travestiti da agnelli – da cui ci mette in guardia lo stesso Vangelo – o i falsi profeti da coloro che veramente si adoperano nel servizio sincero e disinteressato?

Sicuramente diversi sono gli elementi da prendere in considerazione, tuttavia un primo, grande segnale di genuinità – come è stato insegnato – è la pratica della gratuità. Un insegnamento tradizionale non verrà mai fatto pagare in denaro, ma piuttosto con la serietà e l’applicazione di chi lo richiede.

Non si è mai visto né sentito che un padre o una madre facessero pagare il proprio figlio per insegnargli a camminare. Né mai abbiamo assistito all’arrivo degli uomini che hanno contributo a rendere più consapevole il proprio prossimo, richiedere un qualsivoglia esborso di denaro.

Pensiamo a Buddha, a Gandhi, a Madre Teresa di Calcutta, a Lao Tze, a Socrate, a Milarepa, al Conte di Cagliostro. Oppure ad Alce Nero, a Yogananda, a Gesù, a Francesco d’Assisi, a Baal Shem Tov e ai tanti, innumerevoli grandi personaggi che hanno cercato di rendere più dignitoso questo nostro mondo.

Come può essere concepito un insegnamento con connotazioni spirituali accessibile solo attraverso bonifico bancario o carta di credito? come possiamo credere che una scuola possa renderci migliori se possiamo accedervi grazie ad assegni, contanti o comode rate?

Naturalmente, chi invece si fa pagare per elargire la sua sapienza, ha diverse buone motivazioni che lo spingono a non osservare questo primo, fondamentale principio della Trasmissione.

Uno di questi è che la conoscenza abbia un prezzo, che non tutti possono accedervi se non con il sacrificio di qualcosa di sé. Vero. Infatti un reale Insegnamento esige tale sforzo, fermo restando che sia  molto più semplice aprire il portafoglio che affrontare le proprie brutture interiori.

Un altro è che occorre farsi dare qualcosa in cambio per non creare dipendenza, o per contraccambiare alla bontà di chi insegna. Vero anche questo, fermo restando tuttavia che tradizionalmente i maestri sapessero combattere la dipendenza con mezzi molto più elevati della banconota, e che il servizio disinteressato emergesse come moto spontaneo nell’adepto che raccoglieva i misteri della vita a piene mani.

Un’ultima, simpatica motivazione viene espressa da coloro che, a loro volta, hanno pagato per farsi insegnare: come ho fatto io, anche voi dovete pagare! Giusto. Ma non chiamiamo tutto questo scambio spirituale: commerciale è senza dubbio l’attributo che gli si confà di più.

Fonte: associazioneperankh

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