Spiritualità

Franz Von Baader e la Resurrezione dell’Androgino

di Mike Plato

La vita
Nato a Monaco di Baviera nel 1765, Von Baader si dedica in un primo tempo allo studio della medicina. Successivamente studia anche mineralogia a Freiberg. Durante il suo soggiorno in Sassonia si avvicina alla mistica medievale: sicuramente legge Meister Eckhart e Teodorico di Freiberg, per essere poi iniziato dal teologo cattolico Michael Sailer, che lo avvia alla lettura di Louis Claude de Saint Martin, uno degli autori preferiti di Baader, ed entrambi grandi ammiratori delle opere di Jacob Bohme. Ci troviamo, almeno non ufficialmente, innanzi ad un circolo della Rosacroce, perché Baader, sotto molti aspetti, è un esponente prestigioso della vera Rosacroce. Intorno al 1798, leggendo, su consiglio di Jacobi, il  Magikon di Kleuker, viene in contatto con i misteri della Cabala, venendone affascinato. È quindi spontaneo che inizi ad interessarsi agli scritti e alle teorie di Bohme. Dopo il 1800, attrae a sé il filosofo Schelling, la cui Filosofia della Natura presenterà molti punti di contatto con l’Erotica di Von Baader. Il suo amore per la verità lo condusse a concepire il disegno di persuadere lo zar Alessandro I a costituire un’accademia cristiana delle scienze, forte del suo personale retroterra scientifico. Non se ne fa nulla, in quanto cadono su di lui i sospetti di essere una spia tedesca. Nel 1839 viene sospeso dall’insegnamento universitario per le sue tesi ecclesiogiche, dopo aver preso la cattedra di professore onorario nel 1826. Le sue tesi iniziano a far discutere in ambienti ecclesiastici e non. Muore nel 1841.

Le opere
Come è stato per Jacob Bohme, è oggi difficile trovare in italiano le opere di Baader, preziose quante altre mai, in quanto il nostro era certamente un membro di spicco della Rosacroce trasversale, esempio di un illuminato la cui speculazione riguardava l’occulto e la meta-storia. Per molti, Baader era un filosofo della religione, un po’ come Spinoza o Schelling per intenderci, o anche un teosofo, ma ciò è assolutamente riduttivo e non rende merito alle intuizioni profonde di questo grande uomo dello spirito che fu aspirante alchimista, medico mancato, ingegnere minerario e professore di teologia speculativa.

Il suo pensiero in generale
Baader, quindi, persegue – come a suo tempo Oetinger – un progetto olistico e sistematico volto ad integrare i dati della Naturphilosophie con il moderno metodo scientifico. In Fermenta Cognitionis, Baader paragona lo Spiritus Mundi all’oceano cosmico, punto di partenza e d’arrivo dell’esistenza individuale. In Cours de Philosophie, Baader teorizza il collegamento dei sensi di tutti gli esseri viventi con un’unica visione centrale ed universale: lo “Spirito Animale del Mondo”. Questo spirito astrale non va confuso con lo Spirito del Mondo, d’ordine celeste. Lo Spirito Animale del Mondo funge da catalizzatore di tutte le coscienze individuali: la percezione di sé di ogni vivente dipende da quest’unica matrice universale. Baader si serve qui di una metafora di Tommaso d’Aquino per spiegare il complesso rapporto tra Spirito super-individuale e soggettività. Due uomini che possedessero un occhio comune, percepirebbero una sola visione, pur essendo due osservatori distinti. Baader aggiunge anche l’esempio di due sorelle siamesi, unite dal corpo, che percepiscono gli stessi stimoli sensoriali del piacere e del dolore. Esistono quindi, sempre per Baader, due tipi di Spirito del mondo, astrale e celeste. Quest’ultimo è identificato dal teosofo tedesco con la stessa Sophia, intesa come istanza superiore ed universale. Il significato etimologico della parola “filosofia” non va tanto cercato nel classico “amore per la sapienza”, quanto nella sottomissione alla Sophia, pensata come un’entità super-umana o – che è lo stesso – come la matrice di tutti gli archetipi, in grado di dirigere le azioni umane. L’uomo può accettare o rifiutare i “suggerimenti” di questa Ragione universale, ma in ogni caso non può essere identificato completamente con essa. Baader chiama questa Sapienza universale con sinonimi diversi: Saggezza, Sophia, Idea, Idea formatrice, Vergine. Essa, denominata anche spiritus mundi divini, è eterna e deve essere distinta dall’Anima del Mondo, collocata al livello inferiore della manifestazione. Soltanto la religione cristiana, per il teosofo tedesco, può stabilire un contatto diretto – inorganico ed intellettuale – con il Principio primo. Sophia, o Saggezza, è appunto la mediatrice universale in grado di realizzare il contatto tra creatura ed il Principio e la scienza che se n’occupa è detta Sophiologia.

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Il maschile e il femminile
Il fondamento dell’intera costruzione spirituale baaderiana è la presenza del principio maschile e femminile, presi come archetipi assoluti, e la loro unione mistica. La sua in tal senso è una filosofia non spirituale ma esoterica, in quanto si focalizza su una costante sessualizzazione del mondo, umano e divino. Il processo di identificazione al centro della filosofia erotica di Baader è una costante ricerca del Sé (ted. Verselbstandigung), un rientrare in Sé, un ridestarsi alla coscienza superiore e un risvegliare il momento detto “femminile-passivo” dell’autocoscienza. Questo perché l’uomo, invece di porsi come Sposa del divino, come matrice in cui il divino si cala, si è fatto maschio, arrogante ed è divenuto Dio a se stesso, eliminando da sé la matrice femminile, poi divenuta esterna. Ciò ha provocato la caduta dell’Androgino primordiale e con essa la devastazione della natura, poi denunciata da autori quali William Blake e da J.J.R Tolkien nella saga fantasy “Il Signore degli Anelli”. Il primo androgino, secondo Baader, è Dio, ragion per cui l’immagine e somiglianza dell’Uomo primordiale è legata alla natura androgina. In principio, Dio utilizzò entrambe le polarità per ingravidare Sé Stesso. In Lui sorse il desiderio passivo di essere riempito da Sé Stesso, per generare un Figlio, perché solo attraverso il Figlio si può conquistare il Sé. L’alchimista utillizza il medesimo principio uroborico di ingravidazione. Egli recupera il suo femminile interiore, la sua propria matrice, e la ingravida da sé stesso, non compiendo l’errore degli umani corrotti, da Baader chiamati “bastardi”, di generare altri bastardi con una riproduzione sessuale non androgina e quindi impura. Quindi, come Dio Padre generò un Figlio da Sé, lo stesso Figlio deve essere generato dall’uomo che cerca il Sé, per ritrovare la sua divinità androgina perduta. In tal senso, questo Figlio è sia Figlio di Dio che Figlio dell’uomo, perché è la divinità che sempre genera Sé stessa. Nell’Egitto iniziatico, questo Figlio di Dio era Horus generato da Osiride, quest’ultimo la cifra della caduta dell’Uomo Primordiale. Osiride rigenera sé stesso e recupera la sua divinità di Luce, Horus appunto, luce che non può non essere generata se non da una santa generazione in sé e per sé. Baader, in linea con Louis Claude de Saint Martin, scrisse: “Si innalzerà vittoriosa su tutti i suoi avversari solo quella teologia che presenterà il peccato come disintegrazione dell’uomo primordiale e androgino, e la redenzione dal peccato come la sua reintegrazione”.

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La creazione di Eva nella Cappella Sistina (Michelangelo): immagine della scissione polare primordiale

La Magia di Von Baader
Baader intuì che i termini Imago (immaginazione), Magia e Maya sono tutti termini sinonimi, termini che si legano al concepimento, al rapporto tra colui che crea e colui che è creato, il primo di natura maschile e il secondo passivo e ricettivo. La Magia è l’immaginazione di Dio, la potenzialità di tutte le immagini possibili, non ancora attualizzate. È un processo preliminare a quello dell’emanazione. Dio immagina, poi porta alla luce le immagini. Così fece con Adamo, nato ad immagine, ossia con la sua immaginazione-magia. Baader definì la magia come “quel tal desiderio di ricevere la determinazione che scatena ed attrae irresistibilmente dentro di sé il principio attivo della forma”. Anche il processo immaginativo è un processo bipolare e androgino, perché richiede una forza attiva che feconda, ed una passiva che riceve il seme immaginativo e porta alla realtà l’Imago. La prima è la tintura maschile-attiva, che si espande come il fuori di sé che cerca l’interno, fuoco e durezza. La seconda è la tintura femminile-passiva, dolce e umida; è l’in sé, il dentro di sé che, nello stato edenico, si apre spontaneamente alla forza in espansione, per afferrarla e farsene afferrare. Queste due tinture si mitigano e purificano a vicenda, è come la mano che lava l’altra, in un reciproco sostenersi. La tintura femminile, con la sua dolcezza, mitiga l’ardore della tintura maschile, ma cercando nell’aspra tintura maschile la dolcezza che le corrisponde per eccitarla, per farla uscire dalla sua latenza, perché congiungendosi con quel femminile nel maschile ne ammorbidisca la durezza, ne mitighi la violenza focosa, affinché quel fuoco non diventi fuoco distruttore. Al contrario, l’aspra tintura maschile cerca la sua corrispondente asprezza nella dolcezza femminile, per stimolarla a lievitare, a sollevarsi dalla sua inerte passività, per dare forma al non formato e salvare l’acqua madre della matrice dall’imputredimento, perché troppo ferma. Il femminile si unisce, quindi al femminile nel maschile, e il maschile al maschile nel femminile. Questo principio trova risonanza nel taoismo. Il simbolo del Tao mostra i due poli Yin e Yang, ognuno dei quali ha in sé l’elemento complementare (e non opposto). Nel cristianesimo esoterico, tale attrazione temperante e generante tra creatore e matrice è evidente nell’archetipo della Vergine con unicorno. Gli alchimisti lo descrissero con l’uroburo, ovvero i due draghi che si divorano l’un l’altro, e in cui i due principi iniziano a purificarsi a vicenda. Il fine dell’Opera è la rigenerazione dell’Uomo di Luce, l’androgino primordiale. Di qui, come ho spesso scritto, è facile intuire che il vero e supremo atto magico è un atto di natura alchemica. Insomma, da una parte l’attivo eccitarsi dell’immaginazione del genitor-creatore, e dall’altra la passiva ricettività della natura superiore, la natura divina, che riceve i cdosìddetti Logoi Spermatikoi, i pensieri-seme dell’immaginazione divina. Questa è il femminino eterno, che in noi è quella disposizione a farsi “femmina” di Dio, a sottomettersi a Lui, a farsene ingravidare, a svuotarsi di sé stessi per riempirsi di Lui. In altro modo, vi sarebbero due polarità maschio, Dio e l’uomo, e il Figlio non nascerebbe mai. La scena della generazione di Yeshua da parte dello Spirito Santo racchiude in sé il compimento dell’atto immaginativo, dell’unica vera grande Magia: il concepimento del Figlio da sé, che è l’immagine del Padre, nient’altro che Colui in cui il Padre si rispecchia e al contempo da cui si distingue. Ciò rappresenta il risultato finale dell’unione del maschio con la femmina in sé, cosa molto diversa dalla generazione dei “bastardi” attraverso un maschio ed una femmina separati tra loro, entrambi bastardi. Non ha torto Baader ad utilizzare questo termine, in quanto l’uomo carnale è un usurpatore della primordiale immaginazione. Il vero Uomo non è l’uomo carnale, ma l’Uomo interiore, Colui di cui Paolo dice in 2Corinzi 4,16: “Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, Quello interiore si rinnova di giorno in giorno”. Uomo esteriore, il bastardo, il separato, il ribelle. Uomo interiore, androgino, ma sposa di Dio, come è nel destino di Israel spirituale, il popolo di Dio, la vera Shekina. In buona sostanza, le forze polari in gioco nell’atto di generazione magica sono il desiderio di essere ingravidati, riempiti, e il desiderio di riempire. Non così negli uomini “bastardi” i quali non vogliono riempirsi di Spirito divino, divenendo vaso eletto, ossia Santo Graal, ma riempirsi da sé, ciò conseguenza della repulsione del buon desiderio della buona matrice (Sophia) e appetito verso la matrice bastarda (Lilith). La magia, il processo androgino di generazione magica, secondo Baader, si è spezzato. Prima della caduta, le forze generatrici erano ognuna attiva e passiva, colme di desiderio l’una per l’altra, dilagavano l’una nell’altra generando la vera vita santa. Il cosmo della fisica contemporanea è il cosmo della solitudine e dell’impotenza magica di tali forze, in cui il padre e la matrice si sono separati, per cui si cercano per negarsi, si incontrano per subirsi e tormentarsi a vicenda, proprio perché separati. Ciò vale anche nel rapporto tra uomini e donne bastardi, si cercano ma si tormentano, perché la loro unione non è e non sarà mai una vera unione. Tutto questo, secondo Baader, in linea con Jacob Bohme, fu dovuto al peccato di Lucifero, il Figlio che invece di assumere il ruolo di Vergine santa del Creatore, si fece maschio, facendosi Dio a sé stesso, e convincendo con inganno anche l’Uomo primordiale a fare altrettanto.

La degenerazione dell’equilibrio universale e la caduta della natura
Secondo Von Baader, il collasso del Cosmos, inteso alla greca, ossia dell’Ordine divino, si innesca quando i due princìpi diventano non più complementari ma opposti. Il maschile, quando diventa fine a sé stesso nel suo ardore, e rifiuta di entrare nella ricettività femminile per destarvi l’analogo maschile, è centrifugo e diviene impotente, poiché non c’è nulla che possa contenere. Il maschile inizia a detestare il femminile in quanto da lui ritenuto limitante della propria libertà di espansione. In questo modo, fugge il centro della natura. L’umanità attuale è giunta ormai a questo stadio di espansione indiscriminata del suo principio maschile, e quindi allo stupro della natura, che non è più vista come matrice, ma come nemico che limita l’ardore maschio della razza umana. Il disboscamento, la cementificazione selvaggia, l’inquinamento, non sono altro che la cifra dell’abbandono della natura da parte della “mascolinissima” razza umana che, abbandonando la natura, ha abbandonato anche Dio. Era questo un tema molto caro a William Blake. Baader scrisse: “Allora la durezza del principio maschile, non più mitigabile, si esaurisce nella calcinazione; il suo fuoco, che nessuna acqua può placare, lo consuma, lo divora, la sua espansione illimitata volge in dispersione, in cui si perde proprio il suo seme, fino all’impotenza di formarsi nel genitus, di definirsi nel Figlio”. L’uomo finisce per utilizzare la natura, trattata come una schiava  e strumento per la soddisfazione dell’uomo che si fa Dio, negandone la funzione di organo vitale e attivo, perché atto alla collaborazione. Negata la mascolinità interiore, la natura si chiude a riccio, in modo ostile, all’azione dell’uomo e, nell’impossibilità di sfuggire al suo destino di essere comunque al servizio dell’uomo, non potrà che essere stuprata, violentata, strumentalizzata. Destino superiore dell’uomo sarebbe quello di riscattare sé stesso, auto-generandosi ad immagine di Dio, e rigenerando la Natura e il Cosmo tutto insieme a lui, risollevandoli dal precipizio in cui si trovano a seguito della ribellione di Lucifero. È una teoria che troverebbe conferma in un misterioso passo di Paolo in Romani 8:19-22: “La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità – non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa – e nutre la speranza  di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.  Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto;  essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo”. La rivelazione dei Figli di Dio non è altro che quella rigenerazione del Figlio Santo che può far risollevare la creazione edenica, corrotta dalla caduta adamica. Il duplice peccato luciferico e adamico non fu altro che un peccato di immaginazione erotica, in cui l’Uomo androgino non resistette alla tentazione della bisessualità propostagli dalla natura corrotta in senso duale da Lucifero, caduta che comportò cioè la dislocazione delle due potenze generatrici. Se l’uomo non riprende l’androginia e contestualmente non riassume l’originario ruolo di “femmina” di Dio, lo Spirito e l’uomo saranno per l’eternità separati, e la morte eterna sarà inevitabile. In un simile contesto degradato, il  femminile, di conseguenza, si isola dal maschile e si chiude in sé stesso, pretendendo di porsi come potenza generatrice, di volersi riempire da solo. La matrice, così, si rinserra e si concentra, condannandosi all’implosione. È come lo stomaco che non riceve cibo. Il suo inappagato desiderio di riempimento, la sua dolce remissività, si abbassa così a disponibilità abbietta a qualunque degradante connubio, la sua acqua di vita si imputridisce nella completa stagnazione. È ciò che è accaduto all’anima umana che, priva del suo Adamo, si è prostituita alla bestia, pur di farsi riempire. E in fin dei conti, nel mondo sensibile, la stessa donna umana, anziché cercare lo spirito fecondante al suo interno, cerca il maschile bastardo fuori di sé, generando all’infinito quelli che Eraclito definì “destini di morte”. Per questo il Figlio, nell’aspetto di Yeshua, disse: “Io sono la Vita”. E lo stesso Baader scrisse: “Destructius unus generatio alterus, positio est negatio, bisogna negare il figlio bastardo per porre il Buon Figlio, giacché ogni connubio che non sia androgino, è infecondo e non dà luogo che a conati generativi senza effetto”. La generazione umana è bastarda, e va quindi sterminata attraverso la generazione del Nuovo Figlio. Nello gnosticismoil principio chiave era quello di spezzare la procreazione, che era un espediente degli Arconti per mantenere in vita il loro regno di schiavi eterni. “Io non seminerò figlio agli Arconti” è detto nel rotolo naghammadico “Il Tuono la Mente Perfetta”. In molti ordini a carattere gnostico, gli adepti né si sposavano, né procreavano, per spezzare la catena biologica iniqua con la quale il serpente di Genesi si trasferisce di corpo in corpo, di nascita in nascita, e ci spinge alla generazione mortale anziché a quella divina. Tra questi ricordo gli Esseni, i Catari, i Templari. Yeshua ebbe probabilmente due figli, ma li procreò solo a missione compiuta, offrendo loro una genetica sovrumana capace di schiacciare il serpente, e per fini che non ci è dato neanche intuire. Insomma la dialettica nel Cosmos è sempre un delicato equilibrio tra maschile e femminile. Nulla si genera senza l’unione di questi complementi. Ecco perché le unioni umane omosessuali, pur meritando tolleranza, sono completamente al di fuori dell’ordine naturale e divino, in quanto, per dirla alla Baader, ogni uomo cerca il femminile nel maschile, laddove dovrebbe cercare il maschile in qualcuno che tuttavia è maschile, il che è impossibile. Due poli positivi o due negativi non generano niente. Nell’unione bastarda tipicamente umana, già deviata di per sé, questa rappresenta una deviazione nella deviazione, un vero insulto alla generazione divina cui noi esseri umani siamo chiamati per cancellare la maledizione primordiale. Occorre quindi una riunificazione polare, ma la  riunificazione del maschile e del femminile deve essere profonda e non superficiale. Ciò che deve rivelarsi nell’amore non è né il mistero del femminino né il mistero del mascolino, ma quello dell’Uomo tout court. Per coloro che negavano la castità ascetica, pur tuttavia occorreva sostituire all’unione sessuale l’unione erotica, che deve compiersi in vista dell’ascesa creativa. Qualsiasi amore sessuale che non punti esclusivamente al ritorno allo stato primordiale, è attività da bastardi, secondo Baader, un qualcosa di impuro che sorge dal fatto impuro della caduta nella materia e nella divisione di ciò che era unito. Come l’uomo decaduto ha un corpo diviso, l’Uomo restaurato ha un corpo androgino, e questo è il Corpo di Luce, in cui il mascolino e il femminino, contenuto e contenitore, sono una cosa sola che basta a sé. Come è detto: “Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” (Matteo 19:6). Il motto dei Rosacroce: “Ignis Naturae Renovatur Integra”Il Fuoco della natura superiore rinnova tutta la naturalezza, che spiega l’acrostico I.N.R.I. posto sulla croce di Yeshua Nazira crocifisso, identifica nella naturalezza proprio quell’androginia primordiale.

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Leonardo descrisse l’uomo perfetto nella sua sua androginia restaurata

L’Adamo di Von Baader
Secondo Baader, l’Uomo androgino, una volta emanato ad immagine, era chiamato a sottomettere (in senso buono e non distruttivo) la natura, e a sottemettersi a Dio. Tradotto in un linguaggio più comprensibile, e certamente più microcosmico, l’anima umana doveva e sempre dovrebbe sottomettere il corpo (espressione della natura naturata) e sottomettersi allo Spirito. L’anima dovrebbe essere maschile nei confronti del corpo e femminile nei confronti dello Spirito. Se ciò accade, il vero maschile e femminile aderiscono, e nasce il Figlio Androgino, composto di anima e spirito ormai integrati. Ma nell’uomo corrotto e profano, il rapporto corretto persino si inverte: l’anima si fa persino maschile nei confronti dello spirito, e sottomessa al corpo. Tutto questo si compie nel tempo. Nella visione baaderiana, il tempo segna sì la caduta e l’allontanamento progressivo dalla fonte e dalla perfezione dello stato di coscienza primordiale, ma è anche “tintura femminile” in quanto attimo dopo attimo, gli ricorda il suo peccato della “scissione” e gli fa provare la nostalgia della sua androginità originaria, offrendosi come strumento per ricomporla. Il tempo è stato un espediente divino per evitare che l’Adamo potesse non tornare più alla fonte, quindi una minaccia ma anche una grande opportunità di rinascita al divino, espressione dell’ira di Dio ma anche della sua infinita compassione. Essendo femminile, come tutto ciò che è femminile, può dannare o può salvare.


La teoria di Von Baader e i Vangeli

Von Baader, a differenza di Bohme, non speculò sui Vangeli. La sua disamina merita di essere confrontata con gli insegnamenti cristiani sull’erotica. Non è noto se Gesù  fosse sposato davvero, sono solo congetture, in mancanza di prove. Qualcuno dice che tutti i rabbi ebraici contraevano matrimonio, ma Gesù andava oltre la legge e le usanze ebraiche. Era fedele alla Torah spirituale e non a quella letterale.  È interessante notare come nelle tre tentazioni nel deserto non ricorra la tentazione sessuale. Peraltro, un riferimento ad una sua possibile condizione di celibato potrebbe essere celato nel discorso sugli eunuchi. Gesù dice (Matteo 19:12) che ci sono gli eunuchi nati così, gli eunuchi resi tali da un atto di violenza, e gli eunuchi dello spirito, ossia coloro che “castrano” il loro istinto sessual-animale per recuperare la divinità androginica perduta. In teoria, un Maestro non può predicare bene e razzolare male. Gesù  diventa un senza padre, madre e genealogia, unito in sé stesso (Lettera agli Ebrei 7:3). In lui non c’è più traccia di quella vita animale, separata e divisa, in cui il maschile e il femminile si cercano all’esterno, dando origine alla comune vita sessuale terrena che, secondo Von Baader, non fa altro che produrre bastardi. Sotto questo aspetto il sesso comuneper fini procreativi o per fini di piacere, rientra nella fattispecie del peccato, poiché reitera la scissione e il peccato primordiali, e sigilla la condizione dell’uomo carnale come  “bastardo”. Non più sessualità, secondo Von Baader, ma l’Erotica. È noto che il peccato della sessualità viene affrontato in modo drastico dai mistici ascetici con la sua negazione e la castità assolutà, e in modo creativamente positivo attraverso l’amore dagli iniziati. Nell’androginia, che è la cifra assoluta dell’immagine e somiglianza dell’uomo con Dio, la bisessualità naturale dell’umanità (maschio e femmina – NdR) deve divenire bisessualità di ciascuno (androginia spirituale – NdR), che a quel punto diviene un essere completo in sé stesso. La fiamma dell’Eros, che cerca soddisfazione nell’altro sesso all’esterno, e di fatto non la trova mai, deve attutirsi nella divina matrice che portiamo dentro. Ivi troverà la sua completezza senza chiedere più null’altro che questa completezza.

di Mike Plato

 

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Il Maghen David (Scudo di Davide) è l’immagine dell’androginia nell’ebraismo e nella Tradizione Primordiale

 

Fonte: mikeplato.myblog.it

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