ScienzaSpiritualità

Fisica esoterica

di Antonio Caporali

La scienza moderna si basa sul metodo sperimentale, ossia quella tecnica di indagine del mondo fisico che non può prescindere dall’osservazione diretta dei fatti, quindi un qualunque modello matematico che si proponga di spiegare adeguatamente un dato fenomeno deve essere sempre passato al vaglio della verifica sperimentale, e se anche un solo dato sperimentale non è in accordo con il modello allora quest’ultimo va modificato o, se necessario, sostituito da un altro migliore. Attraverso il modello che ha costruito, l’uomo dunque tenta di descrivere e interpretare la natura della realtà fisica e, qualora possibile, prevedere eventuali scenari futuri. La verifica sperimentale servirà poi a testare la bontà del modello utilizzato, il quale rimarrà in auge finché riuscirà a giustificare tutte le osservazioni.

Occorre tener ben presente, però, che il modello non è la Realtà, descrivere e interpretare un fenomeno non significa percepire la sua essenza e vederlo nel suo reale aspetto. La formalizzazione matematica che contraddistingue il modello, infatti, è pur sempre una categoria mentale elaborata dall’uomo per rendere traducibile ai suoi sensi la natura della realtà. Basti pensare ai concetti di spazio, tempo, vettori, matrici, ecc., che di per sé non hanno esistenza reale, ma servono esclusivamente per metterci in condizione di interagire col fenomeno e sistematizzarlo in una veste più razionale, e quindi più comprensibile al nostro intelletto.

Nel modello noi ricorriamo ad un nostro alfabeto, figlio della limitata percezione umana, ed è in base a questo che interpretiamo i fenomeni che abbiamo davanti. In tal modo, però, non stiamo facendo altro che fornire una nostra interpretazione della realtà, per quel po’ che siamo in grado di cogliere, ma non riusciamo a penetrare realmente l’essenza del fenomeno e vedere le cose per quello che sono, per il cui scopo dovremmo sintonizzarci con l’alfabeto della Natura, utilizzare il Suo linguaggio e divenire un tutt’uno con essa. Del resto, il nucleo essenziale di ogni manifestazione della realtà certo non costruisce modelli, i quali sono prodotti umani, e quindi ciò che crediamo di sapere attraverso il modello non è il fenomeno in sé ma una sua immagine sbiadita filtrata dai nostri strumenti di indagine. Guardiamo solamente il guscio, il rivestimento esteriore di un complesso meccanismo decisamente inafferrabile con metodi razionali.

Veniamo ora ad analizzare più approfonditamente la questione, e cerchiamo di capire cosa davvero intendiamo per Realtà, alla luce soprattutto del ruolo fondamentale rivestito dall’osservatore che con tale realtà interagisce.

Quindi…Benvenuti nel mondo della fisica esoterica!

 

L’esperimento di Young e il ruolo dell’osservatore

Desidero iniziare questa trattazione partendo da un noto esperimento di fisica, a mio parere fondamentale perché apre nuovi scenari di percezione della realtà, per certi aspetti sconvolgenti, sovvertendo completamente i vecchi paradigmi dell’ortodossia accademica.

Si tratta dell’esperimento di Young della doppia fenditura (1801).

In quest’esperimento vengono fatti passare fotoni attraverso una doppia fenditura per poi osservarne l’arrivo su uno schermo. Le misure hanno provato che quando i fotoni attraversano le fenditure liberamente, senza strumenti che ne rivelino il passaggio, essi manifestano proprietà ondulatorie, mentre se in prossimità delle fenditure inseriamo dei rivelatori, ossia un osservatore, allora i fotoni smettono di comportarsi come onde e assumono una natura corpuscolare. L’osservatore quindi ha un ruolo determinante nel modificare il livello di percezione della realtà, per il solo fatto di esserci perturba il sistema e ne vede un aspetto distorto. È come se il solo fatto di osservare qualcosa ci preclude già la totale comprensione del fenomeno.

Questa corrispondenza tra materia e energia è alla base di quello che noi chiamiamo Realtà. La materia possiamo vederla come una forma condensata dell’energia, degradata a una vibrazione più bassa, e il nostro apparato di percezione sensoriale è modellato per ricevere solo la materia, la carcassa, il guscio. Alla dimensione vibratoria non abbiamo accesso con gli stati ordinari di coscienza, i sensi ci inchiodano al regno materiale e filtrano una parte importantissima dell’informazione contenente l’essenza della realtà. Inoltre, riceviamo solo una ristretta banda dello spettro elettromagnetico e una vasta gamma di frequenze sono a noi inaccessibili.

Ma questa materia esiste in sé oppure no?

Il sistema di cose a cui attribuiamo il nome di realtà materiale è nient’altro che un prodotto olografico del nostro cervello che riceve informazioni sottoforma di onde elettromagnetiche e le rielabora proiettando un’immagine esterna. La sensazione di materia, spessore, densità e colore dei corpi è tutta un’illusione, una proiezione del nostro Io, poiché in realtà non esiste niente di tutto questo. Noi non vediamo la Realtà, ma una nostra proiezione della realtà. Non vediamo le cose per quello che sono realmente, ma le vediamo per come noi le stiamo proiettando in quell’istante. Attorno a noi c’è solo energia, vibrazione, siamo circondati da onde elettromagnetiche.

La materia è completamente vuota! Siamo noi che la creiamo!

Ecco perché l’osservatore perturba lo stato della realtà e ne coglie un aspetto distorto per il solo fatto di essere entrato in azione. Ci inganniamo da soli e Qualcuno gioca con noi nel mostrarci le cose diverse da quello che sono. Chi è questo Qualcuno lo vedremo più in là.

Se vogliamo accedere all’essenza del Tutto, si capisce dunque come il metodo sperimentale fallisce!

L’universo olografico

Analizziamo più nel dettaglio la questione dell’universo illusorio.

La natura olografica della realtà è stata avvalorata ulteriormente da recenti scoperte nel campo della fisica, che potrebbero sconvolgere completamente le nostre convinzioni sulla natura dell’universo e della vita stessa, aprendo un ventaglio di possibilità mai ipotizzate prima d’ora.

Nel 1982 un’équipe di ricerca dell’Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, ha scoperto che, sottoponendo a determinate condizioni delle particelle subatomiche, come gli elettroni, esse sono capaci di comunicare istantaneamente una con l’altra indipendentemente dalla distanza che le separa. È come se ogni singola particella sapesse esattamente cosa stiano facendo tutte le altre. Poiché la teoria di Einstein esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce, l’ipotesi più accreditata per spiegare l’esperimento di Aspect è che le particelle subatomiche siano connesse non-localmente. Questa connessione non-locale tra le particelle è nota come entanglement.

Il fisico inglese David Bohm cercò di spiegare i risultati di Aspect sostenendo che la realtà oggettiva non esiste. Nonostante la sua apparente solidità, tutto l’universo è una realtà fantasma, un ologramma gigantesco, in cui ogni singola parte racchiude il tutto.

Ma che cos’è in realtà un ologramma?

Un ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con l’aiuto di un laser. Per creare l’ologramma di un oggetto, la luce proveniente da un laser viene divisa da uno specchio semitrasparente (beam-splitter), i due raggi risultanti vengono quindi espansi e convogliati mediante specchi, uno ad illuminare il soggetto e l’altro direttamente su una lastra fotografica. I due fronti d’onda interferiscono e il pattern di interferenza sulla lastra è l’ologramma, che contiene tutte le informazioni sulla luce proveniente dall’oggetto. Quando poi sviluppiamo la pellicola, e inviamo su di essa il laser di partenza, viene proiettato il soggetto originale in tutta la sua tridimensionalità.

Ma questa non è l’unica caratteristica interessante degli ologrammi.

Se spezziamo in più parti l’ologramma, ciascuna di esse mostrerà sempre l’oggetto per intero. Ogni singola parte di un ologramma contiene, quindi, tutte le informazioni possedute dall’ologramma integro.

Adesso capiamo meglio perché Bohm sosteneva l’idea di un universo olografico, per spiegare le scoperte di Aspect. Infatti, il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa, risiede proprio nel fatto che la loro separazione è un’illusione. Ad un livello di realtà più profondo, dobbiamo vedere tali particelle non più come entità separate ma come estensioni di uno stesso “organismo” fondamentale.

Per spiegare questa teoria, Bohm utilizzava un esempio molto convincente.

Consideriamo un pesce in un acquario, e immaginiamo di vedere l’acquario attraverso due telecamere disposte ad angolazioni diverse. Se osserviamo ora i due monitor, potremmo pensare che i pesci siano due entità separate, infatti la diversa posizione delle telecamere ci darà due immagini lievemente diverse. Ma, continuando nella nostra osservazione, alla fine ci accorgeremo che vi è un certo legame tra di loro, infatti se uno dei due si gira, si girerà anche l’altro. Per cui, finché rimaniamo all’oscuro dell’esperimento, potremmo pensare che i due pesci stiano effettivamente comunicando tra di loro, istantaneamente e misteriosamente.

Il comportamento delle particelle subatomiche, quindi, indica chiaramente che vi è un livello di realtà del quale non siamo minimamente consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra. Se le particelle ci appaiono come entità separate è perché siamo in grado di cogliere solo una limitata porzione della realtà, e quindi non riusciamo a spiegarci razionalmente come possa esistere una connessione non-locale tra di esse. Ma la loro separazione è nient’altro che un’illusione, infatti esse non sono separate bensì diverse sfaccettature di un’unità più profonda e basilare.

Ad un livello più profondo, tutte le cose sono intimamente collegate, dagli elettroni di un atomo di carbonio del cervello umano, alle particelle subatomiche di una stella marina, dal cuore che batte, a una stella che brilla nel cielo. Tutto compenetra tutto. E la natura altro non è che un’immensa rete ininterrotta, in cui il tempo e lo spazio perdono completamente di significato.

L’universo intero, quindi, non è altro che una sorta di super-ologramma dove il passato, il presente e il futuro coesistono simultaneamente, un magazzino cosmico di Tutto ciò che Esiste, in cui la parte infinitesimale contiene il Tutto. Se fossimo in grado di accedere a questa dimensione più profonda, entreremmo in una specie di Non-Tempo, un Eterno Presente, in cui ci sarebbe possibile attingere qualunque tipo di informazione da ogni punto spazio-temporale, cogliere scene del nostro passato o vedere eventi futuri.

Ma è stata veramente la fisica a scoprire tutto ciò, o erano verità note già da tempo?

In realtà, noi abbiamo solo riscoperto cose che agli antichi erano note perfettamente, e queste recenti scoperte nel campo della fisica non fanno altro che confermare la visione cosmogonica dell’universo delle antiche tradizioni spirituali.

Sono straordinarie le rivelazioni di Cristo sulla natura della Realtà, esprimono alla perfezione quanto è emerso dalle ultime scoperte scientifiche:

“Io sono la Luce che sovrasta tutti loro. Io sono il Tutto. Il Tutto promanò da me e il Tutto giunge fino a me. Spaccate del legno, io sono lì dentro. Alzate la pietra, e lì mi troverete.” (Vangelo di Tommaso 77)

“Non verrà mentre lo si aspetta. Non diranno: ‘Ecco, è qui!’ Oppure: ‘Ecco, è là!’ Bensì il Regno del Padre è diffuso su tutta la terra, e gli uomini non lo vedono.” (Vangelo di Tommaso 113)

“Era una grande meraviglia che essi fossero nel Padre, senza conoscerlo, e che fossero capaci di uscire da soli, dato che erano incapaci di comprendere e di conoscere Colui nel quale si trovavano.” (Vangelo di Verità 12)

“Nell’unità ognuno ritroverà sé stesso. Nell’unità, per mezzo della conoscenza, egli purificherà sé stesso dalla molteplicità…” (Vangelo di Verità 15)

Attraverso l’uomo Gesù, il Logos ci sta semplicemente dicendo che tutta la Realtà è un super-ologramma in cui Tutto compenetra Tutto, e questo Tutto è il Verbo, il Logos, la trama nascosta presente in ogni manifestazione della realtà. Non esistono entità separate dotate di una individualità propria, nulla possiede realtà ontologica, esiste solo il Logos che lega tutte le cose in una rete ininterrotta. Persino la parte infinitesimale non ha realtà a sé stante ma è essa stessa il Tutto. L’Unità nella Molteplicità. Tutto è Uno.

A questo concetto si rifarà poi George Lucas nella memorabile saga fantascientifica di Star Wars, designando il Logos col termine “Forza”:

“La Forza è un campo di energia, ci avvolge, ci penetra, mantiene unita tutta la galassia.” (Obi-Wan Kenobi)

Anche Eraclito aveva compreso perfettamente che tutte le cose provengono da un unico centro, e che sono esse stesse quel centro, anche quelle apparentemente irrelate.

“Per chi ascolta non me, ma il Logos, sapienza è intuire che tutte le cose sono Uno, e l’Uno è tutte le cose.” (Dell’Origine, fr. 69)

“Perciò bisogna seguire ciò che è comune. Ma benché il Logos sia comune, i più vivono come se avessero una sapienza loro propria.” (Dell’Origine, fr. 72)

Da qui si capisce cosa sia la vera sapienza. Non è lo sterile nozionismo che ci serve a classificare e sezionare oggetti in base alle loro caratteristiche, bensì quella conoscenza intuitiva posseduta da chi è capace di uscire dal guscio dell’individualità, riconoscendo l’unità di tutte le cose nella legge divina.

Singolare la differenza tra i risvegliati e i dormienti:

“Per i risvegliati c’è un cosmo unico e comune, ma ciascuno dei dormienti si involge in un mondo proprio.” (Dell’Origine, fr. 94)

I risvegliati sono proprio gli iniziati alla conoscenza che sono in grado di riconoscere l’unità e l’interrelazione di tutte le cose, mentre coloro che non si sono aperti a questo stato di consapevolezza vivono chiusi nel proprio mondo e sigillati nell’individuazione, che costruisce reti rappresentative e un sentire illusorio.

Conoscere il Tutto equivale quindi a conoscere Sé stessi, poiché noi stessi siamo il Tutto, così come la singola parte dell’ologramma contiene in sé l’ologramma integro. L’esperienza iniziatica si basa dunque sulla totale identificazione tra soggetto e oggetto, tra conoscente e conosciuto, dobbiamo guardarci allo specchio e vedere noi stessi in ogni cosa.

Questo Tutto è appunto il Logos, il Figlio dell’Uomo che portiamo dentro di noi e allo stesso tempo fuori di noi:

“State all’erta che nessuno vi inganni con le parole: ‘Vedete qui’ o ‘Vedete là’. Il Figlio dell’Uomo è infatti dentro di voi. Seguitelo! Chi lo cerca lo trova.” (Vangelo di Maria 8, 16-22)

“Se coloro che vi guidano vi dicono: Ecco, il Regno è in cielo! Allora gli uccelli del cielo vi precederanno. Se vi dicono: È nel mare! Allora i pesci del mare vi precederanno. Il Regno è invece dentro di voi e fuori di voi. Quando vi conoscerete, allora sarete conosciuti e saprete che voi siete i figli del Padre che vive…” (Vangelo di Tommaso 3)

Particolarmente illuminanti, a tal proposito, sono le parole di Filippo, da cui si deduce che approderemo alla Verità quando ci identificheremo totalmente con l’oggetto del conoscere, fino a vedere nel Tutto la nostra immagine riflessa. Ma finché resteremo nel luogo angusto della nostra individualità non vedremo mai le cose per quello che sono realmente.

“È impossibile che uno veda qualcosa delle realtà essenziali, se non è diventato come quelle. L’uomo, davanti alla Verità, non si trova come di fronte al mondo: vede il sole pur non essendo sole, vede il cielo, la terra e ogni altra cosa pur non essendo nulla di tutto questo. Ma se tu hai visto qualcosa di Quel Luogo, tu sei diventato quello che hai visto. Tu hai visto lo Spirito, e tu sei diventato Spirito; tu hai visto il Cristo, e tu sei diventato Cristo; tu hai visto il Padre, e tu diventerai Padre. Così in questo luogo vedi ogni cosa, ma non vedi te stesso; ma in Quel Luogo tu vedrai te stesso e diventerai quello che tu vedi.” (Vangelo di Filippo 44)

Come vediamo, agli antichi era tutto noto già da tempo, e noi stiamo semplicemente riscoprendo delle verità da troppo tempo dimenticate.

Dunque, l’universo olografico emerso dalle ultime scoperte della fisica indica proprio la proiezione della Super-Mente dell’Altissimo, che racchiude il Tutto in ogni singola parte. La molteplicità di questo disegno cosmico in realtà è solo apparente, poiché Egli è presente in ogni parte infinitesimale di esso ed ogni parte infinitesimale è Lui. Tutto è Uno. Noi non abbiamo nessuna individualità, nessuna realtà ontologica, solo Dio esiste, solo Lui può dire “Io Sono”.

E l’ologramma è appunto un’immagine virtuale nella quale ogni singola parte contiene il tutto. Ma oltre l’oggetto olografico non esiste niente, non sono presenti parti dotate di una propria individualità. L’unica vera Realtà è l’oggetto sorgente che ha proiettato una sua immagine virtuale.

Da questo punto di vista, potremmo dire persino che lo stesso Regno di Dio è un’illusione, poichè viviamo nell’ologramma dell’Altissimo la cui Vera Immagine è a noi inaccessibile. Non a caso gli gnostici lo chiamavano l’Ineffabile, il Grande Spirito Invisibile, Principio Unico assolutamente inconoscibile.

L’illusione arcontica

Una domanda sorge spontanea, a questo punto.

Noi siamo effettivamente in grado di percepire l’Unità della legge divina e sperimentare la potenza del Logos in noi stessi?

Direi di no, o almeno non negli stati ordinari di coscienza in cui gran parte dell’umanità si trova. Ci sentiamo individualità separate, dotate di una propria realtà ontologica, arroccate nel nostro Ego di cui accettiamo tutte le schiavitù possibili e immaginabili, e ciò non ci permette di rientrare nell’ologramma divino del Padre. Siamo come strumenti che hanno perso l’accordo e stonano per conto loro, lontani dalla melodia celeste dell’orchestra sinfonica universale.

Ma andiamo con ordine, vediamo innanzitutto come collocare la coscienza del “singolo” in questo complesso disegno cosmico.

Numerosi studi negli anni ’20 avevano dimostrato che i ricordi non sono confinati in determinate zone del cervello, tuttavia non ci si riusciva a spiegare quale meccanismo consentisse al cervello di conservare i ricordi, fin quando il neurofisiologo Karl Pribram non capì che il cervello doveva funzionare secondo principi olografici. Secondo Pribram, infatti, i ricordi sono immagazzinati nella rete di impulsi nervosi che attraversano l’intero cervello, in cui ogni frammento di informazione sembra essere sempre istantaneamente correlato a tutti gli altri. Solo così si spiega come mai il cervello sia in grado di contenere miliardi di dati in uno spazio così limitato, e la sua straordinaria capacità di recuperare velocemente una qualsivoglia informazione da questo enorme archivio.

Un altro fatto spiegabile in termini di principi olografici è l’abilità del cervello di tradurre onde elettromagnetiche nel mondo concreto delle nostre percezioni, proprio come un ologramma è in grado di convertire frequenze in immagini coerenti.

Del resto, già due secoli fa l’esperimento di Young aveva prospettato la natura olografica del cervello, mostrando come la realtà concreta della materia fosse un prodotto dell’osservatore che, per il solo fatto di esserci, perturba lo stato del sistema e ne vede un aspetto distorto.

Che cosa resta dunque della realtà fisica che abbiamo davanti agli occhi?

Nulla, il mondo materiale è pura illusione. In questo ammasso di frequenze nel super-ologramma divino persino il nostro cervello è un ologramma, per cui riceviamo tali frequenze e le rielaboriamo creando mondi distorti, non corrispondenti al Vero. Ciò che abbiamo davanti agli occhi, quindi, è solamente una realtà virtuale, fittizia, creata da noi stessi, la quale ci sembra reale in tutti i suoi aspetti, per cui ne siamo completamente schiavi in ogni sua manifestazione.

Ma ciò è proprio quello che sostenevano le antiche tradizioni spirituali, basti pensare alla Maya degli induisti o al mito della caverna di Platone.

Maya è il velo metafisico illusorio che mantiene l’individualità umana separata dalla conoscenza diretta della Realtà, imprigionandola al ciclo eterno di morti e rinascite. La stessa caverna di Platone indica la condizione di cecità spirituale dell’umanità, che accetta come Realtà solamente ciò che ha davanti agli occhi, senza andare oltre l’apparenza dei sensi.

Le immagini che vediamo sono solamente un velo che cela una realtà più profonda.

“Le immagini sono manifestate all’uomo, ma la Luce che è in esse è nascosta nell’immagine della Luce del Padre.” (Vangelo di Tommaso 83)

Anche Eraclito aveva compreso perfettamente il ruolo decisivo rivestito dall’osservatore nel modificare lo stato della realtà. Sintetizzò tutto in questa sentenza secca, che rivela però una profondità di pensiero impressionante.

“Coloro che dormono sono artefici e complici delle cose che sorgono nel cosmo.” (Dell’Origine, fr. 91)

Come vediamo, il grande Eraclito aveva capito tutto. Chi alimenta questo regno illusorio sono proprio i dormienti, coloro che si involgono in un mondo proprio (cfr. fr. 94), che, a causa dell’inconsapevolezza, creano mondi distorti.

Ciò che viene percepito come realtà fisica, quindi, è soltanto una tela bianca in attesa di essere dipinta con tutte le immagini che vogliamo, e tutti coloro che dipingono questa tela sono da considerarsi complici del mantenimento di tale illusione.

Ma come siamo finiti in questo stato di torpore che ci impedisce di vedere le cose per quello che sono realmente? E non abbiamo proprio nessuna speranza di farci ricettacolo del Logos, distruggere questa falsa individualità e reintegrarci nel super-ologramma del Padre?

Vediamo un po’.

Chi ha inquadrato alla perfezione questo scenario illusorio e ne ha delineato tutti i meccanismi sono stati gli gnostici, che certamente non avevano laser, rivelatori di particelle o sofisticate macchine computerizzate. Eppure, più di 2000 anni fa, già sapevano come funzionava il nostro Universo, rivelandoci come l’uomo sia inserito all’interno di un piano divino estremamente complesso. Letti nella prospettiva gnostica, i vari processi fisici ci indicano quanto accade su un piano più profondo di realtà, in cui entrano in gioco potenti forze archetipali.

All’apice dell’universo gnostico vi è l’Ineffabile, il Grande Spirito Invisibile, che costituisce il grado supremo dell’essere, dal quale emana ogni cosa. È il creatore del super-ologramma divino, in cui Egli è presente in ogni singola parte e ogni singola parte è Lui.

In questo disegno cosmico si sviluppano varie regioni coi relativi esseri, a seconda della vicinanza dal Principio Unico, il Motore Immobile da cui tutto procede. L’umanità si trova nella più bassa, il “mondo degli eoni” o “mondo della miscela”, controllato dagli Arconti, in cui si consuma il drammatico scontro tra la materia e la luce.

Riportiamo per maggior chiarezza uno schema di questo complesso sistema cosmogonico.

• Mondo dell’Ineffabile e Inaccessibile

1. Spazio dell’Ineffabile

2. Primo spazio del Primo Mistero

3. Secondo spazio del Primo Mistero

• Mondo della Luce Pura

1. Regione del Tesoro della Luce. Sono raccolte le anime che ricevettero i misteri.

2. Regione di Destra. Vi si trovano i 6 grandi principi aventi il compito di estrarre dagli Eoni e dal Cosmo Inferiore le particelle di Luce e ricondurle nel Tesoro.

3. Regione di Mezzo. Qui si trova Melkizedek, il grande “Ricevitore della Luce”.

• Mondo degli Eoni o “Mondo della Miscela”

1. Regione di Sinistra

• Regione del Tredicesimo Eone, o “Ogdoade”, detto anche Luogo della Giustizia. Gli abitanti del Tredicesimo Eone dominano i 12 Eoni e, vicini al Mondo della Luce Pura, aspirano ad essa.

• Regione dei 12 Eoni. Vi si trovano: gli Arconti, gli Angeli, gli Arcangeli, gli esseri inferiori, il Destino, la prima e la seconda sfera, gli Arconti di Mezzo, il Firmamento.

2. Regione degli Uomini

3. Regione del Mondo Inferiore. Amente (inferi), caos, tenebre esteriori.

Gli Arconti si ribellarono al piano divino preordinato nella Mente del Padre, rifiutarono di essere in Dio per voler essere come Dio, e così si crearono un loro regno di esseri inferiori dipendenti, il mondo degli uomini. In questa loro creazione vi hanno trascinato l’Adam Kadmon, l’Uomo Androgino Primordiale, frammentandolo nelle sue scintille, che originariamente costituivano il Pleroma, il Regno della Pienezza.

Con tale azione, gli Arconti hanno rubato al Padre la Luce Pura, tenendosela per sé, e si nutrono di questa energia per alimentare il loro Regno, la realtà materiale illusoria. Le anime degli uomini sono intrappolate in questo piano e vengono coltivate come carne da macello, fornendo cibo agli Arconti che vanno avanti grazie a questo sacrificio energetico.

“Gli Arconti vollero ingannare l’uomo, a motivo della sua parentela con quelli che sono veramente buoni. Presero il nome di coloro che sono buoni e lo attribuirono a coloro che non sono buoni, per poterlo ingannare mediante i nomi e poterlo vincolare a quanti non sono buoni … Essi, infatti, vogliono eliminare chi è libero e farne un loro schiavo per sempre.” (Vangelo di Filippo 13)

“Vi sono forze che lottano contro l’uomo perché non vogliono che egli sia salvato … poiché se l’uomo è salvato non avranno più luogo i sacrifici … e non saranno più offerti animali alle forze.” (Vangelo di Filippo 14)

Ecco dunque la terribile verità degli gnostici. L’uomo quaggiù si trova in un mondo che non è il suo, che non gli appartiene per niente. È un uomo che si trova nel mondo, ma non è uno del mondo. Il mondo materiale che ha davanti agli occhi è un’illusione esercitata dagli Arconti, che agiscono proprio come dei prestigiatori facendogli credere per vere cose che non lo sono, e così lo intrappolano in una rete diabolica drenandogli energia.

“Colui che ha conosciuto il mondo, ha trovato soltanto un cadavere; e colui che ha trovato un cadavere è superiore al mondo.” (Vangelo di Tommaso 56)

Ma come viene esercitata questa perfida illusione?

Gli Arconti sigillano l’anima con un loro marchio, lo spirito di opposizione, che agisce quale bevanda dell’oblio facendoci dimenticare la nostra origine divina. Attraverso lo spirito di opposizione veniamo inchiodati alla realtà di questo mondo e ci immergiamo completamente nella materia, non ricordiamo più chi siamo realmente e così diventiamo loro succubi. Facciamo tutto quello che Loro vogliono e non facciamo quello che noi vorremmo.

“Gli Arconti danno all’anima antica un calice dell’oblio, proveniente dal seme della cattiveria … non appena l’anima beve dal calice, dimentica tutti i luoghi nei quali era andata, e tutti i castighi tra i quali era passata. Quel calice dell’acqua dell’oblio diventa un corpo esterno dell’anima, rassomigliante all’anima in tutte le forme, e simile a lei: esso è il cosiddetto ‘spirito di opposizione’ … All’esterno dell’anima mettono lo spirito di opposizione, che la sorveglia e le è stato assegnato; gli Arconti lo avvincono all’anima con i loro sigilli, con i loro vincoli, e lo sigillano a lei affinché in ogni tempo la costringa a compiere costantemente le loro passioni e i loro misfatti; affinché essa li serva in ogni tempo; affinché resti in ogni tempo, nelle trasformazioni del corpo, sotto la loro sottomissione; lo sigillano a lei, affinché essa venga a trovarsi in tutti i peccati e in tutte le passioni del mondo.” (Pistis Sophia 131, 5-13)

È lo spirito di opposizione, quindi, a darci una personalità illusoria e a modellare il nostro Ego su tutte le sovrastrutture del mondo, delle quali siamo completamente schiavi. Questo marchio agisce sulla nostra struttura sensoriale spingendoci a proiettare una realtà esterna, alimentando così l’illusione arcontica, che si mantiene in vita proprio grazie a tutte le proiezioni esterne degli umani. Finché continueremo a dormire e a creare mondi distorti, saremo dunque complici degli Arconti e daremo loro cibo per sopravvivere (cfr. Eraclito fr. 91).

Tra l’altro chi immette questo spirito di opposizione sono i cinque Arconti del Destino, e il riferimento ai cinque sensi umani potrebbe non essere una coincidenza. È proprio attraverso i nostri sensi fisici che noi siamo ingannati e restiamo schiavi della materia.

Queste Potenze Astrali, inoltre, governano completamente la nostra vita, preordinano già in partenza il destino di ogni uomo, decidono come e quando dovrà morire, e poi giudicano il suo karman per scaraventarlo di nuovo nel loro mondo oppure annientare definitivamente la sua anima.

“Gli Arconti di Mezzo valutano lo spirito di opposizione e l’ora fatale, che opera nell’uomo fino ad ucciderlo con la morte che gli è stata assegnata: ora fatale che gli Arconti del grande Destino hanno vincolato all’anima.” (Pistis Sophia 132, 13)

In questo mondo, conteso tra le varie forze arcontiche, l’uomo è in una lotta continua: per riscattarsi dovrà seguire il Cristo e ricevere i suoi misteri. Lui è il Logos inviato dal Padre per la salvezza degli uomini, il solo che può risvegliare chi è caduto sotto il potere degli Arconti, decisi a far dimenticare ad ogni creatura la sua origine divina.

“È per questo motivo che io ho portato i misteri nel mondo: essi sciolgono tutti i vincoli e tutti i sigilli dello spirito di opposizione che avvincono l’anima; essi rendono libera l’anima, la svincolano dai suoi genitori, gli Arconti, la trasformano in Luce genuina; essi la conducono su nel Regno di mio Padre, della prima uscita, del primo mistero, per sempre.” (Pistis Sophia 131, 14)

Ricevere i misteri significa, dunque, sciogliere i lacci dello spirito di opposizione e svincolarsi dall’inganno del mondo materiale al quale siamo asserviti. Non saremo più schiavi dell’apparenza esterna e finalmente vedremo le cose per quello che sono realmente.

“Colmata la mancanza, distrusse l’esterna apparenza. La sua esterna apparenza è il mondo, al quale egli era asservito … da questo momento non appare più l’apparenza esterna: si dissolverà fondendosi nell’unità, mentre ora le loro opere sono disperse.” (Vangelo di Verità 15)

Tutti gli uomini che avranno trovato i misteri della Luce si identificheranno totalmente con Cristo e Cristo stesso sarà quelle persone, nessuna potenza arcontica potrà più trattenerli nel mondo e si reintegreranno nuovamente nel super-ologramma divino.

“In verità vi dico, quegli uomini sono io, e io sono essi.” (Pistis Sophia 96, 15)

“Colui che beve dalla mia bocca, diventerà come me; io stesso diverrò come lui e gli saranno rivelate le cose nascoste.” (Vangelo di Tommaso 108)

È l’identificazione tra conoscente e conosciuto di cui abbiamo parlato precedentemente. Il Logos è dentro di noi e quindi conoscere il Logos significa conoscere noi stessi. Per trovare il Cristo in noi dobbiamo diventare Cristo.

“Colui che conosce tutto, ma ignora sé stesso, è privo di ogni cosa.” (Vangelo di Tommaso 67)

Ma la conoscenza di questi misteri comporta necessariamente lotte e rinunzie. Non si possono servire due padroni, per cui se l’uomo vuole realmente liberarsi dal giogo arcontico e riconquistare la sua natura divina deve essere disposto a rinunziare a tutta la materia che vi è nel mondo. Se non combatte, se non sacrifica il proprio Ego, questi misteri non li troverà mai.

E Cristo ci esorta a farlo in fretta, senza prendersela comoda aspettando di ricevere tali misteri in un altro ciclo di esistenza, perché quando sarà completo il numero delle anime perfette, al termine dell’Eone, si compirà la Giustizia di Melkizedek che verrà a prelevare le particelle di Luce per ricondurle nel Tesoro. Una volta fatto ciò le porte della Luce saranno sbarrate. Chi ha ricevuto i misteri entrerà nel Regno, chi non li ha ricevuti resterà fuori e sarà annientato insieme a tutti gli Arconti.

Ci si può chiedere, adesso, come mai il Padre ha tollerato una simile cosa. Se è Lui il creatore del super-ologramma e se è presente in ogni singola parte di esso, come mai alcuni di questi “frammenti olografici” si sono ribellati?

Evidentemente l’Altissimo voleva mettere alla prova i Figli della Luce e testare la loro Fede, il loro sentirsi parte di un’Unità. Ha quindi usato gli Arconti per sottoporli alla tentazione. Solo così i Suoi Figli potevano provare al Padre quanto desiderassero tornare in Lui.

Filippo è chiaro in merito:

“Gli Arconti pensavano che quanto facevano fosse dovuto alla loro potenza e alla loro volontà; ma era lo Spirito che, per mezzo loro, operava segretamente ogni cosa secondo il suo desiderio.” (Vangelo di Filippo 16)

Chi supererà questo test, al termine dell’Eone, si reintegrerà nuovamente nel super-ologramma divino dove avverrà la consumazione finale nel Padre. L’Impero Arcontico invece sarà sterminato per l’eternità.

Come vediamo, dunque, gli gnostici la sapevano lunga sull’essenza del reale. La fisica ha soltanto riscoperto verità che agli antichi erano note perfettamente.

Il videogame arcontico

Un esempio servirà a chiarire meglio le idee sullo scenario in cui ci troviamo.

Il super-ologramma dell’Altissimo dobbiamo immaginarlo come un programma informatico che prevede ogni Sua emanazione nel proprio luogo di competenza. Tuttavia alcune di queste unità si sono ribellate e hanno creato un sub-programma per dominare altre unità e intrappolarle in un gioco infernale, impedendogli di ricollegarsi al Programma Madre.

I Figli della Luce scaraventati in questo piano materiale si trovano quindi in un ologramma nell’ologramma, controllato dagli Arconti, che ci comandano a loro piacimento. Siamo nel loro gioco, il videogame arcontico, totalmente inconsapevoli della Realtà esistente al di fuori di esso e programmati per eseguire funzioni specifiche, proprio come i personaggi di un videogame non sanno dell’esistenza dell’utente esterno che li pilota.

Il mantenimento della sub-creazione si basa proprio sull’ignoranza delle unità intrappolate che credono di vivere in un mondo reale e di essere completamente libere nelle loro scelte. Permanendo in tale stato di inconsapevolezza, alimenteremo sempre il gioco degli Arconti che potranno fare di noi quello che vorranno.

Lo spirito di opposizione di cui abbiamo parlato è il programma di realtà che ci inseriscono per farci entrare nel gioco ed eseguire i loro ordini. Attraverso questo marchio, crediamo di stare in un mondo reale, ci consolidiamo in una falsa individualità e dimentichiamo chi siamo realmente. Diventiamo i personaggi di un videogame, intrappolati in un’illusione e condannati ad assumere meccanicamente certi comportamenti senza essere consapevoli di chi ci comanda.

Le parole del Logos non lasciano dubbi.

“Colui che vuole entrare nel Regno dei cieli, vi giungerà. Se disprezza il tutto di questo mondo e lo considera un gioco, ne uscirà ridendo.” (Vangelo di Filippo 97)

Se vogliamo uscire dal videogame, dobbiamo dunque metterci a giocare anche noi e sfidare i nostri governatori, senza farci uccidere in combattimento. Vinta questa battaglia, il sistema andrà in crash.

Tuttavia, da soli non siamo in grado di intraprendere questo gioco e sfidare gli Arconti. Abbiamo bisogno di un’unità esterna che entri segretamente nel programma, senza farsene accorgere, e ci trasporti l’informazione per annientare il sistema.

Vediamo cosa ci dice la Pistis Sophia a proposito della missione del Cristo.

“Allorché mi manifestai al mondo, andai in mezzo agli Arconti della Sfera e assunsi l’aspetto di Gabriele, angelo degli Eoni; gli Arconti degli Eoni non mi riconobbero: pensavano ch’io fossi l’angelo Gabriele.” (Pistis Sophia 7, 6)

“Nell’eccitazione, le porte del firmamento si scossero l’una contro l’altra e si aprirono tutte insieme. Nell’eccitazione, si scossero tutti gli Arconti, tutte le Potenze e tutti gli Angeli che vi si trovano a causa della grande Luce che era in me; guardarono lo splendente abito luminoso che indossavo e videro il mistero contenente i loro nomi, ed ebbero molta paura; i vincoli che li legavano si sciolsero, ognuno lasciò il proprio ordine, si prostrarono tutti davanti a me e mi pregarono, dicendo: ‘Come, attraverso di noi è passato il Signore del Tutto e non ce ne siamo accorti?” (Pistis Sophia 11, 2)

L’agente segreto è proprio il Cristo, il Logos inviato dal Padre per la salvezza degli uomini, che in incognito attraversa l’universo degli Arconti e degli Eoni per consegnare alle anime i misteri della Luce, ossia l’informazione necessaria per uscire dal videogame.

Ora, chi è che ha la prerogativa di intrufolarsi in un sistema senza essere visto, e farlo collassare dall’interno? Proprio un virus informatico! Il virus è nel sistema, ma non è del sistema, proprio come Cristo è nel mondo ma non è del mondo. Il Logos dunque agisce come un virus informatico che penetra nel sub-programma arcontico senza essere visto, consegnando alle anime intrappolate l’informazione per annientare il sistema dall’interno.

Vediamo cosa succede se l’anima non possiede l’informazione necessaria per uscire dal gioco.

“Quando, dunque, giunge a compimento il tempo di quell’uomo, esce per prima l’ora fatale e, per mezzo degli Arconti e dei loro lacci, con i quali sono uniti dal Destino, conduce l’uomo alla morte … allorché l’anima avrà terminato di subire, nel caos, i castighi meritati in proporzione ai peccati commessi, lo spirito di opposizione, dopo averla trasferita in ogni luogo a motivo dei peccati commessi, la estrarrà dal caos e la condurrà sulla via degli Arconti di Mezzo; qui giunta, gli Arconti la interrogheranno sui misteri dell’ora fatale: se essa non li ha trovati, la interrogheranno sulla loro ora fatale; gli Arconti puniranno quell’anima in proporzione ai peccati di cui è colpevole … la Vergine Luce sigilla quell’anima, la consegna ad uno dei suoi ricevitori e la fa gettare in un corpo degno dei peccati da lei commessi.” (Pistis Sophia 111, 10-13)

Mentre per un’anima che ha ricevuto l’informazione…

“Essa pronuncia il mistero che scioglie i sigilli e tutti i vincoli dello spirito di opposizione con i quali gli Arconti lo avvinsero all’anima: dopo che l’ha pronunciato, i vincoli dello spirito di opposizione si sciolgono, egli si astiene dall’andare in quell’anima, abbandona quell’anima … Quando perviene agli Arconti di Mezzo, questi Arconti – spaventosi, fuoco violento, facce perverse, in una parola, spaventosi al di là di ogni misura – vanno incontro all’anima; ma nel momento in cui l’anima pronuncia il mistero della difesa da loro, essi cadono atterriti di fronte a lei, pieni di paura, avendo lei pronunciato il mistero della difesa da loro. L’anima abbandona a loro la propria ora fatale, dicendo: ‘Prendetevi la vostra ora fatale! Da questo istante io non vengo nei vostri luoghi. Io vi sono divenuta estranea per sempre, dato che andrò nel luogo della mia eredità’ … Essa presenta, in ogni luogo, la sua difesa e i suoi sigilli … Essa dà agli Arconti lo spirito di opposizione, pronuncia davanti a loro il mistero dei vincoli con i quali esso era stato avvinto a lei, dice loro: ‘Prendetevi il vostro spirito di opposizione! Da questo istante io non vengo nel vostro luogo. Io sono diventata estranea a voi, per sempre’; e dà ad ognuno il suo sigillo e la sua difesa. Dopo che l’anima avrà detto questo, i ricevitori voleranno in alto con lei, la sottrarranno agli Eoni del Destino e la condurranno su, attraverso tutti gli Eoni, mentre essa presenta in ogni luogo la sua difesa.” (Pistis Sophia 112, 2-11)

“In quell’istante l’anima diventerà un grande flusso luminoso, diventerà completamente un’ala luminosa, attraverserà tutti i luoghi degli Arconti e tutti gli Ordini della Luce fino a raggiungere il luogo del suo regno, fino a quello del quale ha ricevuto i misteri.” (Pistis Sophia 112, 4)

Ecco quindi come è organizzato questo infernale videogame arcontico.

Ci troviamo in un programma formato da vari livelli stratificati l’uno sull’altro, ognuno dei quali è presidiato dall’Arconte di turno, il guardiano della soglia, il “mostro” che dobbiamo sconfiggere per passare al livello successivo.

Per liberarsi da questa prigione e tornare nel luogo d’origine, l’anima deve possedere una certa informazione che le permetterà di superare i vari livelli del programma fino ad uscire dal gioco. Quest’informazione sono i misteri della Luce che Cristo ha portato nel mondo, attraversando in incognito l’universo degli Arconti. Grazie alla discesa del Logos per la sua opera salvifica, le anime intrappolate avranno la possibilità di uscire dal videogame arcontico, poiché quest’informazione spirituale scioglie i lacci dello spirito di opposizione e gli Arconti non possono più trattenerle.

Ricevere i misteri della Luce significa possedere una parola d’ordine, una password, che l’anima dovrà pronunciare in ogni luogo per poter accedere al livello successivo del programma. Ogni livello però avrà la sua parola d’ordine, per cui, se l’anima vuole liberarsi completamente dal gioco arcontico e tornare nel Tesoro della Luce, dovrà combattere per ricevere tutte le password del programma.

E queste parole d’ordine non vengono elargite gratis. La ricezione dei misteri sarà proporzionale al sacrificio fatto da quell’anima. Quindi, per conquistare il mistero più alto, quello dell’ineffabile, dovrà aver rinunziato a tutta la materia che vi è nel mondo, altrimenti si fermerà al luogo fino al quale ha ricevuto i misteri. Potrà dominare gli esseri che le stanno sotto ma non potrà passare al livello successivo.

L’anima totalmente sprovvista di ogni mistero, invece, non riuscirà a staccarsi dallo spirito di opposizione e resterà schiava del programma di realtà degli Arconti, che la rispediranno nel livello più basso del gioco, in cui tutti la comanderanno.

Ecco un esempio di parola d’ordine che Cristo rivela ai suoi Figli per attraversare indenni il mondo degli Arconti:

“Se vi domandano: ‘Donde venite?’. Rispondete loro: ‘Siamo venuti alla Luce, dal luogo ove la Luce nacque da sé stessa; si eresse e si manifestò nella loro immagine.’ Se vi domandano: ‘Chi siete voi?’. Rispondete: ‘Noi siamo suoi Figli, noi siamo gli eletti del Padre vivo.’ Se vi domandano: ‘Qual è il segno di vostro Padre in voi?’. Rispondete: ‘È il movimento e il riposo’.” (Vangelo di Tommaso 50)

Quando gli Arconti e le varie Potenze vedono che un’anima si sta innalzando tra i livelli per liberarsi dal programma, si precipitano a bloccarle la strada, ma se tale anima possiede la parola d’ordine essi non possono più trattenerla.

“Esse domandano all’anima: ‘Da dove vieni, assassina degli uomini? Dove sei incamminata, superatrice degli spazi?’. L’anima rispose e disse: ‘Ciò che mi lega è stato ucciso, ciò che mi circonda è stato messo da parte, la mia bramosia è annientata e la mia ignoranza è morta. In un mondo sono stata sciolta da un mondo, in un typos da un typos superiore, dalla catena dell’oblio, che è passeggera. D’ora in poi io raggiungerò, in silenzio, il riposo del tempo, del momento, dell’Eone’.’’ (Vangelo di Maria 16-17)

Un’anima che pronuncia queste parole di potenza viene riassorbita nel super-ologramma dell’Ineffabile, ritorna a far parte del Programma Madre. Viene sciolta da un ologramma per entrare in un altro, che però è molto più mite e pacifico del precedente.

“Venite a me, poiché il mio giogo è dolce e mite la mia dominazione, e troverete per voi un riposo.” (Vangelo di Tommaso 90)

Singolare la similitudine tra giogo e gioco. Usciamo da un gioco per entrare in un altro. Del resto, abbiamo già detto come lo stesso Regno di Dio sia un illusione, dal momento che viviamo pur sempre nel Suo ologramma, e il Suo Vero Volto, l’Oggetto Sorgente, è a noi inaccessibile.

Un’anima che si appresta a compiere questo percorso si riveste di una Luce Perfetta e diventerà invisibile agli Arconti, attraversando liberamente tutti i livelli.

“Coloro che si sono vestiti della Luce Perfetta non sono visti e, quindi, non possono essere trattenuti dalle Forze: ci si riveste di questa Luce nel mistero, nell’unione.” (Vangelo di Filippo 77)

“Non soltanto non riusciranno ad afferrare l’Uomo Perfetto, ma non riusciranno a vederlo, poiché se lo vedessero lo afferrerebbero…” (Vangelo di Filippo 106)

Ecco dunque come agisce il videogame arcontico. Per poterlo sconfiggere bisogna possedere la soluzione del gioco, fornita dai misteri della Luce portati da Cristo.

Tra l’altro, soluzione = assoluzione.

Assolvere un’anima significa darle la soluzione del gioco in cui è intrappolata.

Quando un numero prestabilito di unità avrà ricevuto l’informazione completa per superare tutti i livelli del programma, sarà compiuto il numero delle anime perfette di Melkizedek, il virus cristico scatterà e per gli Arconti sarà davvero Game Over. L’infernale videogame arcontico sarà distrutto e le unità in-formate si ricollegheranno al Programma Madre.

La musica delle superstringhe

Ma come è formato esattamente questo Programma Madre, il super-ologramma divino della Mente dell’Altissimo?

Vediamo cosa ci dice la fisica.

Come è noto, due sono i pilastri su cui si fonda la fisica moderna: la relatività generale fondata da Albert Einstein e la meccanica quantistica fondata da Max Planck.

La prima svolge a meraviglia il compito di spiegare il comportamento degli oggetti di grandi dimensioni (stelle, galassie, ammassi di galassie, ecc.) presenti nell’Universo. Nella sua teoria della relatività generale, Einstein realizzò che lo spazio e tempo sono soltanto differenti aspetti di un singolo oggetto che egli chiamò spazio-tempo. Corpi di enormi dimensioni, come pianeti, possono deformare e distorcere lo spazio-tempo, e la gravità, di cui noi abbiamo esperienza come forza di attrazione, è infatti una conseguenza di questa deformazione.

La meccanica quantistica, invece, ci permette di comprendere il mondo atomico e subatomico (molecole, atomi, elettroni, quark, ecc.).

Queste due teorie, che hanno consentito un progresso straordinario della fisica dell’ultimo secolo, presentano tuttavia un difetto insuperabile: non sono fra loro compatibili.

Ciò deriva dal fatto che il loro campo d’indagine è molto diverso. Nello studio degli oggetti piccoli e leggeri prevalgono le forze elettromagnetiche mentre la gravità è trascurabile, per cui si fa ricorso alla meccanica quantistica senza preoccuparsi di cosa afferma la relatività generale. Per lo studio dei corpi più grandi, invece, è la gravità la forza dominante per cui si fa uso della relatività generale senza tenere conto delle interazioni elettromagnetiche.

Tuttavia, oggi c’è una promettente teoria in grado di mettere d’accordo la meccanica quantistica e la relatività generale: è la teoria delle superstringhe, che mira ad ottenere una struttura unica per tutte e quattro le forze fondamentali.

L’idea alla base di questa teoria è che i costituenti fondamentali della realtà sono stringhe o corde infinitamente corte e sottili, che vibrano a frequenze diverse.

Queste stringhe sono soggette a tensione, più o meno come le corde degli strumenti, e la forza con cui vengono tese è incredibilmente grande. A seconda della forza di tensione a cui sono sottoposte, le stringhe possono oscillare in un infinito numero di modi differenti, proprio come una corda di violino più o meno tesa genera un numero praticamente infinito di toni musicali. Variando la frequenza di oscillazione, dalla frequenza fondamentale alle armoniche superiori, si generano tutte le particelle elementari da quelle leggere alle più pesanti.

Più alta è la frequenza, maggiore è la massa della particella associata e di conseguenza maggiore è la forza di gravità che questa particella esercita sulle altre. Questo sarebbe l’indizio per il quale la teoria delle superstringhe collegherebbe la gravità descritta dalla relatività generale con la struttura delle particelle elementari descritta dalla meccanica quantistica.

La validità della teoria, poi, necessita di uno spazio-tempo di 10 dimensioni, delle quali 6 sono invisibili, risultando strettamente accartocciate su sé stesse.

Il super-ologramma divino, quindi, non sarebbe altro che la manifestazione di energia vibratoria di sottilissime cordicelle, che suonano in modi più o meno diversi per dare origine a tutti i costituenti della realtà. E il tutto avviene in uno spazio-tempo a 10 dimensioni.

Ma cosa sono queste cordicelle in 10 dimensioni?

Evidentemente si riferiscono alle 10 Sephiroth della Qabbalah Ebraica, che rappresentano i dieci attributi di Dio, le dieci dimensioni della Mente del Padre, stati di coscienza che dobbiamo attraversare per reintegrarci nel Suo corpo divino.

Ma anche a quell’arpa a dieci corde con cui David intona i Salmi all’Altissimo, espressione della vibrazione pura:

“Lodate il Signore con la cetra, con l’arpa a dieci corde a lui cantate.” (Salmi 32:2)

“È bello dar lode al Signore e cantare al tuo nome, o Altissimo, annunziare al mattino il tuo amore, la tua fedeltà lungo la notte, sull’arpa a dieci corde e sulla lira, con canti sulla cetra.” (Salmi 91:1-4)

“Mio Dio, ti canterò un canto nuovo, suonerò per te sull’arpa a dieci corde.” (Salmi 143:9)

Suonando l’arpa a dieci corde, David fa “cantare” le stringhe del campo quantico nello spazio-tempo a 10 dimensioni, perché è la vibrazione il solo strumento attraverso cui possiamo interagire con il Padre. L’unica realtà di questo super-ologramma sono le stringhe, le corde vibranti, ogni costituente della realtà è la manifestazione di energia vibratoria, per cui se vogliamo reintegrarci nella Mente del Padre dobbiamo sprigionare la vibrazione che è in noi.

Ma come è possibile fare ciò?

Come abbiamo detto in precedenza, la nostra salvezza passa attraverso la missione segreta del Cristo che trasporta l’informazione necessaria alle anime per liberarsi dall’illusione arcontica. Chi riuscirà a trovare i misteri della Luce scoprirà il Logos in sé stesso, diverrà esso stesso Logos e non potrà più essere trattenuto dagli Arconti, per cui si reintegrerà di nuovo nel super-ologramma divino dell’Altissimo.

E il Logos è per l’appunto il Verbo, la vibrazione, che gli antichi sapevano bene fosse all’origine del Tutto e costituisse l’essenza di questo super-ologramma divino.

“In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.” (Giovanni 1:1)

Inoltre, Cristo viene spesso raffigurato con una spada che fuoriesce dalla bocca. Il termine inglese per spada è sword che è strettamente affine a word, parola. Questa corrispondenza non è casuale, tenendo conto anche del fatto che la spada sbuca proprio dalla bocca, per cui il Cristo è il Logos, l’espressione della vibrazione pura, l’energia sottile alla radice del Tutto.

La raffigurazione del Cristo che vediamo qui sopra si trova in una vetrata della cattedrale di Bourges, in cui si nota anche la presenza di sette sigilli, chiaro riferimento ai sette sigilli di Apocalisse, ma potrebbero rappresentare anche le sette note musicali, quindi differenti toni vibratori.

Dunque, gli antichi sapevano bene che la vibrazione è il nucleo essenziale dell’universo olografico dell’Altissimo. Del resto, solo così possiamo spiegare l’identificazione conoscente-conosciuto secondo la quale conoscere il Cristo significa conoscere sé stessi. Essendo Cristo il Logos, la vibrazione, ed essendo il Tutto costituito da vibrazione, anche noi lo siamo per cui potenzialmente portiamo il Cristo dentro e potremo identificarci totalmente con Lui.

L’azione del Cristo in noi è quella di riportarci alle origini, far suonare le stringhe del campo quantico di cui siamo costituiti nell’intimo per accordarci alla vibrazione primordiale, l’energia sottile che lega tutte le cose nel super-ologramma del Padre.

Il programma di realtà degli Arconti ci ha fatto dimenticare chi siamo realmente e il Cristo è il solo che può riportarci allo stato originale. Nasciamo come strumenti “scordati”, che hanno perso l’accordo con la vibrazione del campo quantico, e non a caso dimenticare si dice anche “scordare”. Invece ricordare la nostra vera natura significa ri-accordare, ossia riprendere l’accordo con la vibrazione da cui ci siamo slegati.

Da tutte queste considerazioni, si vede come il segreto di tutto stia nella vibrazione, o meglio ancora nel canto, nella musica.

Le stringhe che costituiscono la realtà, infatti, sono proprio delle corde vibranti che, a seconda del modo di oscillazione, possono dar luogo ad una gamma praticamente infinita di toni musicali. E ad ogni particella è associato un particolare modo di oscillazione. La reintegrazione nel corpo divino del Padre dobbiamo immaginarla, quindi, come una melodia celeste data dalla combinazione dei toni vibratori di tutte le Sue unità, che si accorderanno all’unisono a questa sinfonia universale.

Questa evidenza ci viene fornita anche dal testo biblico, in cui le stelle del mattino sono i Figli di Dio che si sono reintegrati nel corpo divino del Padre:

“…mentre gioivano in coro le stelle del mattino e plaudivano tutti i figli di Dio…” (Giobbe 38:7)

Sembra proprio che il ricongiungimento nel super-ologramma dell’Altissimo avverrà sottoforma di una musica cosmica di tutte le Sue unità.

Inoltre nell’Apocalisse leggiamo che Cristo viene chiamato proprio la Stella del Mattino:

“Io sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino” (Apocalisse 22:16)

Ecco dunque cosa significa diventare Cristo, significa produrre suono, vibrazione, cantare in coro come fanno le stelle del mattino, proprio come un vero Corista-Cristo.

Non a caso Krishna, che rappresenta il Cristo, viene raffigurato dagli induisti mentre suona un flauto, a simboleggiare il principio emittente della vibrazione primordiale che funge da direttore d’orchestra per tutti i Suoi Figli che si accorderanno all’unisono alla melodia celeste.

La reintegrazione finale nel corpo divino del Padre avverrà, quindi, come un canto in coro collettivo di tutte le Sue unità che, grazie all’azione del Cristo, manifesteranno finalmente ciò che gli è stato nascosto dagli Arconti: la vibrazione, la musica delle superstringhe impressa nel nostro intimo.

“All’inizio, infatti, il velo nascondeva, in certo modo, il controllo del creato da parte di Dio. Ma allorché il velo si squarciò, e l’interno sarà manifesto, questa casa sarà lasciata deserta, meglio, sarà distrutta.” (Vangelo di Filippo 125)

Il velo che abbiamo davanti è proprio la materia che nasconde l’energia vibratoria delle stringhe, ma grazie alla potenza del Logos questo velo sarà squarciato e riconquisteremo la vibrazione che abbiamo perduto, fondendoci finalmente nel super-ologramma divino.

La consumazione finale nel Padre avverrà al termine dell’Eone, quando sarà compiuto il numero delle anime perfette. E questo sarà l’ultimo istante di vita dell’Impero Arcontico, perché la liberazione della Luce Perfetta farà collassare completamente la materia del mondo che si annienterà nelle proprie radici. Tutto ritornerà al proprio luogo di origine, e quindi la materia, che non ha mai avuto esistenza, sarà nuovamente distrutta.

“…la materia sarà distrutta oppure no? Il Salvatore disse: ‘Tutte le nature, tutte le formazioni, sussistono l’una nell’altra e l’una con l’altra, e saranno nuovamente dissolte nelle proprie radici. Poiché la natura della materia si dissolve soltanto nelle radici della sua natura.” (Vangelo di Maria 7)

Vediamo che il Cristo allude anche a diverse nature, diverse formazioni.

Potrebbero essere quegli universi paralleli vibranti a frequenze diverse, come previsti dalla teoria delle superstringhe? Si ipotizza, infatti, che le stringhe possano essere aggregate a p-brane (membrane a p dimensioni) immerse in uno spazio molto più ampio (iperspazio), in cui ogni p-brana è un universo distinto. In tal modo coesisterebbero un numero infinito di universi paralleli di stringhe, che vibrano entro un range di frequenze caratteristico per ogni universo.

Modificando quindi il modo di oscillazione delle nostre stringhe, passeremmo da un universo all’altro. Che alluda ai diversi piani di realtà dell’universo gnostico, in cui ciascun livello risulta popolato da una sua gerarchia di esseri a seconda della loro natura vibrazionale?

Tra l’altro, a partire dalla sua teoria della relatività generale, Einstein aveva previsto anche la presenza di tunnel spazio-temporali (wormhole o ponte di Einstein-Rosen) che potrebbero mettere in comunicazione due parti differenti del nostro universo o persino due universi differenti.

È per mezzo di questi tunnel che Cristo percorre i vari spazi dell’universo gnostico?

La teoria delle superstringhe sembra, inoltre, poter dare una risposta più precisa e convincente al problema relativo all’origine del nostro universo. Secondo alcuni scienziati il nostro sarebbe un universo confinato tra due p-brane, e per di più ciclico, senza un inizio nel tempo e senza una fine, in un alternarsi ininterrotto di contrazioni e di espansioni.

Ciò non farebbe altro che confermare la visione induista del Respiro Cosmico di Brahma che sostiene l’intera creazione, o il principio gnostico dello smembramento del corpo divino che deve essere ricomposto. L’idea alla base è sempre una trasmissione reciproca di energia tra il Padre e le Sue unità, in cui la manifestazione è sempre seguita da un riassorbimento finale.

Conclusioni

Una fisica che si propone di descrivere la realtà attraverso il metodo sperimentale, quindi, non può far altro che giungere a risultati distorti dovuti per l’appunto all’inconsistenza stessa di ciò che noi definiamo reale. È un sistema senz’altro utilissimo per scopi meramente pratici, ma non può avvicinarsi neanche lontanamente a squarciare il velo di Maya e penetrare l’essenza dei fenomeni.

La Tradizione Iniziatica, come abbiamo visto, aveva compreso perfettamente certi meccanismi che la nostra scienza solamente ora sta riscoprendo attraverso esperimenti che dimostrano l’illusorietà del mondo fisico in cui viviamo.

Il dato di fondo è che l’uomo nasce morto al mondo, totalmente inconsapevole della sua vera natura e se vuole tornare alla dimensione che gli compete deve conoscere il Logos, che significa conoscere sé stessi. Questo è lo scopo dell’uomo. Conoscere Sé stesso.

Il sistema attraverso il quale l’uomo può interagire con il Logos e giungere alla Verità è il linguaggio archetipale dei simboli e delle immagini.

“La Verità non è venuta nuda in questo mondo, ma in simboli e immagini. Non la si può afferrare in altro modo.” (Vangelo di Filippo 67)

Il Logos ci lancia continuamente messaggi subliminali per risvegliare in noi archetipi seppelliti nel profondo e noi dobbiamo essere abili a coglierli per giungere gradualmente alla conoscenza di noi stessi, fino ad identificarci totalmente con Cristo.

L’uomo che realizza ciò avrà conosciuto Colui che è nascosto, e sarà pronto per rientrare nel Padre al termine dell’Eone.

“Egli conosce l’inizio e la fine di tutti. Quando verrà la loro fine, Egli domanderà loro ciò che avranno fatto. Ora la fine consiste nel conoscere Colui che è nascosto. E questi è il Padre dal quale proviene il principio e verso il quale ritorneranno tutti coloro che da Lui provengono.” (Vangelo di Verità 33)

di Antonio Caporali

Fonte: tratto dal blog, di Antonio Caporali, flashdesmond.blogspot.com

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