MisteriScienzaSpiritualità

ESP E PK

di Andrea Doria

Recentemente è stato eseguito un nuovo esperimento sullo scottante tema della telecinesi (D. Shen, JSE 24, 2010:41-52) e i risultati emersi sono a dir poco interessanti (per non dire intriganti), i quali, suggerirebbero per l’ennesima volta la possibilità che la materia possa penetrare la materia solida quando questa è sotto l’influenza di un particolare stato di coscienza”. Il procedimento seguito dall’autore Dong Shen rispecchia in tutto e per tutto i parametri suggeriti da altri esperimenti, ottenendo risultati altrettanto simili: un piccolo pezzo di carta, definito target, viene trasportato fuori da un contenitore per pellicola fotografica verso un punto qualsiasi della stanza dove avviene l’esperimento e nessuna azione fisica è stata osservata durante il trasporto.

Inaspettato Comportamento della Materia in Congiunzione con la Coscienza Umana

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, esperimenti del genere vengono compiuti ripetutamente sotto il rigido controllo di laboratorio, ma più che fornire delle risposte questi tendono invece a provocare ai ricercatori coinvolti dei fortissimi mal di testa, poiché è impossibile al momento immaginare un tale avvenimento senza il coinvolgimento di un contatto fisico, senza l’utilizzo di alcuna tecnologia esistente e senza contemplare il fattore “imbroglio”, la cui incidenza appare spesso purtroppo assai elevata. Così,  ricercatori outsiders e scienziati mainstram continuano a dibattere sterilmente all’infinito sulla possibilità/non possibilità dell’accadimento di tali eventi.

Non tutti sanno che in oriente, in particolar modo in Cina, questo tipo di esperimenti sono stati ripetuti e pubblicati numerose volte sulle riviste specializzate (vedi riferimenti a fondopagina). Perché dunque non ne siamo a conoscenza? A parte la propaganda compiuta dai vari ‘Piero Angela’ e ‘Striscia la Notizia’ sparsi come la gramigna sul territorio vi sono alcuni fattori determinanti questo lack informativo:  1) le traduzioni dal cinese sono assai rare ed è quindi difficile per un pubblico come il nostro entrarne in contatto; 2) come spesso accade in tutti gli inutili infantilismi, molti ricercatori e scienziati occidentali commettono il tragico errore egoico di pensare di essere più avanti nella ricerca rispetto a molte nazioni medio-orientali, spesso considerate ‘in via di sviluppo’ o addirittura ‘retrograde’. In questo clima il valido lavoro di molti ricercatori orientali dalla mentalità aperta, viene preso in considerazione tanto quanto Margerita Hack prenderebbe in considerazione l’invito a cena di un alieno per parlare del 2012 e della prossima invasione da parte della sua specie incazzata nera. Eppure, al di la della semplice ragione, vi è un fattore comune che lega indissolubilmente l’esperienza di molti partecipanti a questo tipo di esperimenti: dopo essersi focalizzati a lungo, appare loro un’immagine dell’oggetto su di uno “schermo virtuale” localizzato proprio di fronte alla loro testa (Wu, Zhou e Luo, 1998:584-587). Alcuni autori tra i più coraggiosi (Lee, 1998) fanno esplicito riferimento a un vero e proprio “terzo occhio” situato al centro della fronte.

Ottenere questo “schermo virtuale” per mezzo del “terzo occhio” può richiedere dal mezzo minuto a circa un’ora (Chen e Hi, 1999; Qian, 1989), fatto che dipenderebbe unicamente dalla condizione mentale del praticante e in molti casi la sua apparizione suggerirebbe l’ingresso ad uno speciale stato di coscienza. Per differenziare lo stato di coscienza primario (SCP), ossia quello che tutti noi impegniamo quotidianamente nelle azioni più comuni, da quello decisamente non ordinario, Dong Shen introduce l’idea di uno “stato di coscienza secondario” che per brevità di seguito definirò SCS. Molti ricercatori in questo campo sono assolutamente convinti che chiunque sia in grado di raggiungere un SCS, il quale attualmente potrebbe essere semplicemente inerte ma allo stesso tempo perfettamente riattivabile attraverso un training specifico. Ciò che risulta da questi esperimenti è che, apparentemente, il trasporto psicocinetico (PK) della materia da un luogo a un altro senza alcun intervento fisico potrebbe avvenire solamente nel caso in cui l’immagine dell’oggetto venga resa perfettamente stabile e nitida all’interno dello schermo formato dal “terzo occhio”, mentre lo stato di coscienza ordinario verrebbe utilizzato allo stesso tempo per visualizzare il pezzo di carta spostarsi virtualmente fuori dal contenitore. In pratica per ottenere dei risultati concreti entrambi questi stati devono necessariamente collaborare l’uno con l’altro fondendosi in un unico intento comune. Secondo Dong Shen questo accadrebbe solamente quando l’immagine dell’oggetto, in questo caso un pezzo di carta, viene abilitata a ricevere informazioni dalla mente del praticante. Quando l’immagine dell’oggetto appare nitidamente nello schermo del “terzo occhio” e vi rimane stabilmente, l’esperimento, così afferma Dong Shen, ha praticamente successo ad ogni test.

LA RICERCA CINESE SUL FENOMENO PSI

Nel 1979 un ragazzo di nome Yu Tang, residente nella provincia di Sichuan, fu segnalato possedere  “straordinarie percezioni extrasensoriali” (in inglese Exceptional Functions of the Human Body, EFHB). Nella cronaca riportata sugli studi che lo riguardano si afferma che Tang era in grado di “leggere” i caratteri Cinesi disegnati su un foglio chiuso e ripiegato in due semplicemente posizionandolo in prossimità dell’orecchio. Dopo questo caso, molti altri bambini residenti a Beijing si fecero notare per le medesime abilità e questo fenomeno dell’EFHB ebbe così tanta risonanza che nel giro di qualche mese attirò persino l’attenzione del mondo accademico cinese, a quel tempo rappresentato dal Prof. Shouliang Chen del Dipartimento di Psicologia della Beijing University, il quale avviò una ricerca per lo sviluppo di metodi di addestramento da applicare su altri bambini di età compresa tra gli 8 e i 12 anni. Così, come un onda risonante che si espande nel tempo, durante gli anni ’80 questi metodi di addestramento si diffusero su larga scala e divennero conosciuti a tal punto da crescere in popolarità. Solamente Laisheng Shao fu in grado di addestrare con pieno successo più di 40 giovani adulti i quali servirono come praticanti presso il gruppo di ricerca alla Fudan University (Research Group of Human Inormation Science, 1995), e durante lo stesso anno altri addestramenti ebbero luogo alla Yunnan University (Luo, 1989:130-139). Come risultato di questa risonanza furono trovati molti altri bambini e adulti in possesso di facoltà EFHB, i quali divennero una ricca risorsa per la ricerca su questo curioso fenomeno.

Per far fronte alla crescente richiesta di risposte, nel giro di qualche anno spuntarono dal nulla in tutta la nazione centinaia di centri di ricerca. Tra i più degni di nota troviamo il Beijing Normal College (Wu et al., 1998:479), la Fudan University (Wu et al., 1998:506-512) a Shangai e la China University of Geosciences di Beijing (Wu et al., 1998:559-561). Chiaramente queste ricerche non ricevettero alcun finanziamento statale e furono condotte grazie a piccole sovvenzioni di alcuni generosi investitori privati. Per questa ragione il lavoro di Laisheng Shao svolto a Shangai dal 1980 si interruppe bruscamente nel 1998, mentre il lavoro di Jinchuan Shen a Beijing è tutt’ora in corso senza alcuna sovvenzione dal 1998.

A questo punto vorrei aggiungere una piccola nota critica personale. Mi piacerebbe proprio in questo momento trovarmi davanti ai cosiddetti baronetti dello “scientismo”, del “discredito” e dello “scetticismo patologico” (vedi CICAP e affini) e curioso di osservare le loro espressioni facciali intrise di sproloqui e frustrazioni domanderei come mai, esperimenti svolti da altri scienziati (quindi non da paragnosti e cartomanti) persistono ancora dopo trent’anni senza sovvenzioni se davvero non c’è nulla da cercare. Lascio a voi l’opportunità di immaginare la natura delle loro espressioni; per quanto riguarda le risposte posso tranquillamente anticiparvi qualcosa io: “Si tvatta pev lo più di vicevcatovi indipendenti totalmente  fuovi di testa e malati di mente, le cui estevnazioni non hanno nulla a che vedeve con la comunità scientifica VELIGIOSA di cui faccio ovgogliosamente pavte, anima e covpo. Mi ha battezzato S. Angela in pevsona.”

Tornando agli argomenti seri, uno degli aspetti più interessanti di questo lavoro fu senz’altro l’emergere di alcuni talenti psichici come Chulin Sun alla China University of Geosciences e Baosheng Zhang (Song, 1999; Lin et al., 1981) al 507 Institute, anche se il cuore principale dell’operazione rimaneva comunque lo sviluppo e l’implementazione di metodi efficaci di apprendimento e sviluppo (Zha e McConnel, 1991).

METODI E PROCEDURE

A questo punto, prima di procedere con la descrizione dell’esperimento in questione, è mio dovere fare una piccola premessa. Vorrei che tutti portaste l’attenzione per un attimo alla serietà di questi esperimenti e sulla modalità di esecuzione. Mi  piacerebbe che osservaste quante precauzioni, apparentemente inutili e tediose, vengono prese per evitare che l’esperimento finisca a puttane. Vorrei che notaste inoltre la difficoltà nel creare i cosiddetti metodi sperimentali a prova di “ladro”, perché purtroppo, “ladrare” è una meccanica umana spesso insormontabile per chiunque di noi. L’ego individuale è fortissimo ed è forse il primo vero nemico della sperimentazione, e di imbrogli (e relativi imbroglioni) credetemi ve ne sono a migliaia, i quali non provengono solamente dal soggetto protagonista dell’indagine ma anche dagli indagatori stessi. Lo dico sempre che lo scienziato non può essere un manovale dedito al conseguimento della propria carriera, e che spesso non si fa alcuno scrupolo ad alterare i dati per compiacere il baronetto di turno. Lo scienziato deve essere un MISSIONARIO. Una persona che dentro di sé sente davvero di voler perseguire una strada di conquista verso certe risposte e non un “ombra ipocrita di se stesso” costretto a rincorrere favori politici – e massonici – per mantenere alto il suo “buon nome”.

Il materiale coinvolto in questo esperimento è di facile reperibilità per chiunque desideri tentare. Consiste in un contenitore standard di plastica nera opaca al 100%, di quelli usati per contenere le pellicole fotografiche da 35mm, provvisto di coperchio (50mm di altezza e 30mm di diametro), e un piccolo pezzo di carta (definito Target; 65mm di larghezza e 90mm di lunghezza, del peso approssimativo di 0.25mg) sulla cui superficie viene scritto a penna un numero.

Il praticante in questo caso è Mr. Xiao, 17 anni. Prima di aver ricevuto uno specifico training di psicocinesi della durata di almeno sei mesi, si trattava di un operaio con un livello di educazione da scuola media e privo di qualunque abilità di raggiungimento di un SCS. L’autore della sperimentazione citato in questo articolo, Dong Shen (DS) e Laisheng Shao (LS), sono stati gli unici due ricercatori presenti, più cinque osservatori “esterni”, ma sempre  coinvolti assieme a LS nel lavoro di training delle persone sulle abilità ESP e PK.

Prima di incominciare l’esperimento sono stati attesi almeno un paio di giorni. Periodo necessario a Mr. Xiao per “sentirsi pronto”. Al terzo giorno, Dong Shen, si è appartato in un angolo della stanza ed ha scritto con una penna ad inchiostro blu il numero “830” sul piccolo pezzo di carta, dopodiché lo ha ripiegato su se stesso per quattro volte al fine di rendere il numero illeggibile.

A quel punto DS ha passato il pezzo di carta ripiegato ad LS che lo ha immediatamente inserito nel contenitore per pellicola vuoto, il quale a sua volta è stato riconsegnato a DS per una verifica della corretta esecuzione di questa operazione e della presenza del pezzo di carta nel contenitore. Dopodiché il contenitore è stato passato ad uno ad uno agli osservatori a scopo di convalida. Infine, LS, ha potuto chiudere il contenitore con il suo coperchio e riporlo sul tavolo.

Il praticante si trovava già seduto sulla sedia a 1 metro di distanza al momento del posizionamento del contenitore, mentre i due ricercatori e i cinque osservatori sedevano a 1-3 metri dal tavolo. Al praticante non è mai stato mostrato il contenuto del pezzo di carta, ma gli è stato concesso di osservare l’operazione di ripiegamento, di verifica, di chiusura e posizionamento del contenitore.

Per oltre quaranta minuti la stanza in cui si stava svolgendo l’esperimento è stata immersa nel totale silenzio e tutti i presenti sono stati estremamente attenti sia al contenitore sul tavolo che ai movimenti degli altri. Durante questo periodo, Mr. Xiao e tutti gli altri sono rimasti assolutamente immobili e seduti, e il contenitore si trovava ampliamente fuori dalla portata per chiunque fosse presente.

RISULTATI

Quaranta minuti dopo l’inizio della concentrazione focalizzata sul contenitore, Mr. Xiao ha riportato ad alta voce che il pezzo di carta si era mosso al di fuori del contenitore e aveva raggiunto il pavimento vicino al muro, approssimativamente a circa 6 metri di distanza dal tavolo. Nessuno nella stanza ha osservato il pezzo di carta “lasciare” il contenitore e “volare” attraverso la stanza per raggiungere il pavimento vicino al muro. Mr. Xiao, ha inoltre aggiunto che il numero scritto sopra al pezzo di carta era “830” e che il colore dell’inchiostro era blu. A quel punto DS ha aperto il contenitore. Era completamente vuoto.

DS, LS e gli altri osservatori hanno infine visto il pezzo di carta sul pavimento . LS ha raccolto il pezzo di carta, l’ha dispiegato ed ha mostrato a tutti il numero “830” scritto a penna blu. DS ha infine controllato e confermato che la calligrafia era la sua e che la configurazione della piegatura corrispondeva perfettamente a quella che aveva composto.

L’ESPERIENZA DI Mr. XIAO

Mr. Xiao, durante l’esperimento ha dichiarato di essersi unicamente concentrato sul contenitore entrando nelle profondità del proprio conscio, mentre entrava nel suo SCS (stato di coscienza secondario). Poi un’immagine del contenitore è apparsa nello schermo del terzo occhio localizzato nel centro della fronte. Allo stesso modo ha successivamente visualizzato l’immagine del pezzo di carta. In principio l’immagine era poco chiara e instabile, ma dopo essersi concentrato meglio per un certo periodo di tempo, questa è divenuta chiara e stabile. In questo frangente Mr. Xiao dichiara di essere stato finalmente in grado di leggere il numero “830” scritto in blu, anche se il foglio era ripiegato su se stesso e rinchiuso in un contenitore opaco. Quando l’immagine del  pezzo di carta era ferma sullo schermo, Mr. Xiao ha cominciato ad utilizzare la sua mente per “muoverlo” fuori dal contenitore. A un certo punto, ha “visto” nella sua mente che il contenitore era vuoto e che il pezzo di carta si trovava sul pavimento vicino al muro.

POSSIBILI PRATICHE D’INGANNO – Purtroppo come ben sappiamo l’essere umano è dotato di una fortissima centralità dell’Ego che in molti casi è assai difficile da gestire. Siamo esseri dotati di interazioni sociali straordinariamente complesse, e questo fattore è da tenere sempre in considerazione, persino durante lo svolgimento di una qualsiasi indagine a scopo di ricerca. Il rumore di fondo derivato dalle finalità personali degli individui coinvolti, siano esse volte in modo onesto o disonesto, deve venire ridotto il più possibile. Perciò, l’inganno, deve sempre venire preso in considerazione, in tutti campi della ricerca, e in particolar modo quando si cercano prove di validità sulla fenomenologia ESP.

Come già ho accennato altre volte uno dei fattori principali coinvolti in una seria indagine è l’assoluto distacco emozionale. Ossia, l’investigatore deve astenersi dal credere in prima persona all’oggetto dell’indagine e deve a mio avviso altrettanto efficacemente limitare, per quanto è possibile, il proprio coinvolgimento emotivo personale di fronte all’inaspettato, sebbene sia naturale e spontaneo fare esattamente l’opposto. Difatti, l’approccio tra osservatore ed esaminando dovrebbe arrivare ad assomigliare alla finale di un campionato mondiale di poker tra giocatori professionisti. Durante la partita i giocatori indossano spesso degli occhiali scuri non riflettenti al semplice scopo di mascherare meglio qualsiasi risposta inconscia del corpo che possa scaturire in certe fasi delicate del gioco, come ad esempio uno sguardo o un gesto di tensione improvvisi che possano rivelare all’avversario maggiori informazioni riguardanti la personalità (la quale, volente o nolente, influenza sempre il modo in cui giochiamo), ed è quasi impossibile scorgere nei loro volti la benché minima emozione, sia che si trovino di fronte a una grossa vincita oppure a una enorme perdita. Ciò è dovuto principalmente alla pratica di una eccellente auto-disciplina che in questo preciso contesto strategico risulta essere indispensabile e, a seconda del suo utilizzo, può condurre il giocatore alla vincita oppure alla rovina. Alla stessa maniera, mostrare senza inibizioni le proprie emozioni durante un’indagine, rende l’indagine stessa praticamente nuda e preda di possibili inquinamenti da parte dell’Ego degli individui coinvolti. Ma è giusto aspettarsi pratiche ingannatorie solamente dai soggetti che asseriscono di possedere dei “doni” speciali? Assolutamente no. La “pratica ingannatoria” può benissimo manifestarsi anche dal lato del ricercatore, e vi sono svariate ragioni per le quali ciò possa avvenire. Nel caso del soggetto sotto analisi, ad esempio, l’inganno potrebbe essere un tentativo di rivalsa nei confronti di qualche scetticone patologico che si è preso malamente gioco di lui; mentre nel caso del ricercatore l’inganno potrebbe essere necessario ad avvalorare maggiormente le sue tesi, magari al semplice scopo di migliorare la sua posizione sociale attraverso il riconoscimento e la carriera.

DIGRESSIONE – In Italia (lo sappiano tutti i giovani aspiranti scienziati/ricercatori, che in cuor loro credono davvero che solo grazie ai loro studi accademici un giorno porteranno la “fiaccola della conoscenza” che salverà l’umanità tutta dall’orrore della superstizione) quest’ultima è una pratica assai diffusa nei cosiddetti “ambienti accademici”, dove il risultato di molti esperimenti e studi non sempre è frutto di un sincero, onesto e diligente lavoro d’indagine, ma può venire “fatto quadrare” alla bisogna, magari per solleticare i favori di ben noti ‘baroni‘. La ricerca è purtroppo un terreno aspro ed infido, dove nessuno vuole perdere la faccia, tutti vogliono arrivare primi e tutti vogliono avere ragione. Pertanto, se il futuro ricercatore non sviluppa immediatamente dentro di se un forte senso del dovere, del rispetto delle regole e dell’armonia propria dell’onestà morale, prima ancora che sopraggiungano gli squallidi tentacoli della dottrina scientista, il nostro sarà sempre un indagare sterile, ricco sì di studi ma che purtroppo s’invalideranno a vicenda ad aeternum.

Gary Schwartz, Direttore del VERITAS Research Program all’Università dell’Ariziona, ha incontrato a tal proposito qualche problema mentre eseguiva degli esperimenti sui presunti effetti paranormali ad opera di una praticante asiatico-americana (Schwartz, Nelson, Russek, 2003). Ciononostante, al termine di questo studio, Schwartz non si è sentito di smontare l’argomento affibiando la totalità dei fenomeni ESP alla millanteria. Anzi, ciò ha rafforzato maggiormente le sue convinzioni affermando che “i dati raccolti suggeriscono nel modo più assoluto che l’inganno non è necessariamente coinvolto in tutti i casi”.

I giovani praticanti (8-12 anni) sarebbero i più semplici da addestrare (Wu et al., 1998:570-574). Secondo questi studi, i bambini sono in grado di sviluppare le loro doti in modo totalmente libero e spontaneo, anche se con l’andare del tempo tenderebbero ad affievolirsi se nel quotidiano non persistesse una pratica e una disciplina costanti. Un fattore determinante in questa perdita è senz’altro riconducibile alla carenza di un ambiente spontaneo, il quale si manifesta primariamente dall’imposizione e dalla rigidità proprie dell’auto-gestione sociale alla quale siamo tanto legati. Questo aspetto è assolutamente realistico in quanto, per conto nostro, l’abbiamo spesso rilevato durante i nostri ritiri al buio. Per citare un caso fra molti, ad uno di questi ritiri erano presenti due genitori dalla mentalità decisamente attenta ai bisogni della coscienza, con tanto di prole al seguito: due maschi, rispettivamente di 10 e 14 anni, e una femmina di 5 anni. Durante la consegna dei vassoi con il cibo, per motivi di praticità ed organizzazione chiediamo alle persone di bendarsi, e grazie ad una leggerissima penombra riusciamo a muoverci nell’ambiente senza l’uso dei nostri visori notturni. Proprio in questo frangente mi è capitato di osservare una scena che ha dell’incredibile. La piccola, sempre bendata, è saltata giù dal letto e correndo mi è passata vicino ad un palmo di mano in direzione del bagno. La cosa che mi ha piacevolmente colpito è stata che nemmeno per un solo secondo la piccola ha titubato. E’ sfrecciata dritta dritta nel bagno senza nemmeno riflettere in che direzione questo si trovasse. Normalmente gli adulti per percorrere qualche metro completamente bendati pongono le mani in avanti e deambulano lentamente, quasi avessero il terrore (o la certezza mentale) di urtare contro qualcuno o qualcosa. La piccola invece d’istinto non si è posta alcun limite. Ha semplicemente raggiunto il suo obbiettivo senza sfiorare con le sue abili manine nemmeno una parete. Questo fatto insieme a tanti altri suggerisce che certe capacità dei bambini, se raccolte in tempo possono plasmare un futuro individuo ricco di “doni” e “doti” che sono certamente in grado di elevare il suo status sociale. Logicamente questa è una possibilità che il genitore deve essere bravo ad amministrare e ad accogliere senza alcun pregiudizio, e senza temere che il proprio figlio un giorno debba temere alcuna ritorsione sociale da parte di individui maggiormente plasmati e conformati. Nessuno può considerarsi realmente “normale” o “sano di mente”, e infatti Jung suggeriva “datemi un individuo sano di mente e lo curerò per voi”.

DIGRESSIONE – Qualche tempo fa un’amica mi ha raccontato che durante un colloquio con l’insegnante di Italiano si è sentita dire che “suo figlio mostra evidenti tracce di ‘dislessia’ e vive spesso immerso in un mondo tutto suo”; così, per tutta risposta, la madre esultando ha replicato “Ah! Grazie al cielo! Meno male! Non sa che grande notizia mi ha dato!” Potete chiaramente immaginare l’espressione attonita dipinta nel volto dell’insegnante, la quale si trovava di fronte a una madre non solo maggiormente informata ma anche palesemente anticonformista, e che sicuramente il suo occhio di insegnante vedeva la condizione del figlio piuttosto disagevole per agli standard di conformità sociale ai quali siamo abituati. Infatti la dislessia è considerata una sindrome classificata tra i “Disturbi Specifici dell’Apprendimento” (DSA) con il codice F81.0 e la sua principale manifestazione consisterebbe nella difficoltà che hanno i soggetti colpiti a leggere velocemente e correttamente ad alta voce. Tali difficoltà però non possono essere ricondotte a insufficienti capacità intellettive, a mancanza di istruzione, a cause esterne o a deficit sensoriali. Se chi insegna ai nostri figli fosse davvero informato prima di asserire simili scemenze, allora saprebbe che questa sindrome non è altro che il frutto di una maggiore preponderanza di uno dei due emisferi cerebrali. Nel caso questa preponderanza coinvolgesse l’emisfero destro, sarebbe assolutamente normale per il piccolo vivere in ‘un mondo tutto suo’. L’emisfero destro è comunemente associato alla creatività e ad una espressione (o percezione) maggiormente fantasiosa della vita, mentre quello sinistro è chiaramente predisposto ad occuparsi delle bollette, al calcolo matematico, ai mutui, al fare la fila alle poste e al coordinamento di certe attività motorie. Anche il sottoscritto da piccolo veniva bollato alla stessa maniera: “vive in un mondo tutto suo e mostra segni di dislessia” (fonte: una delle mie pagelle scolastiche). Non potete nemmeno immaginare quale fu la mia gioia nel sapere che anche Albert Einstein, Napoleone Bonaparte, Hans Christian Andersen, Winston Churchill, Walter Elias Disney, Henry Ford, Galileo Galilei, Anthony Hopkins, John F. Kennedy, William Lear, Isaac Newton, Quentin Tarantino, George Washington e W.B. Yeats (Poeta, premio Nobel per la letteratura nel 1923) furono tutti considerati dislessici. Anche nei musicisti una certa dislessia è assolutamente normale in quanto, per riuscire a gestire uno strumento musicale come ad esempio la batteria, il basso o la chitarra non è solamente una questione di “abilità motoria” o di “talento artistico”, ma occorre possedere la capacità di rendere indipendenti gli emisferi cerebrali, e se l’emisfero destro regola le attività motorie della parte sinistra del corpo, mentre l’emisfero sinistro regola le attività motorie della parte destra, sarà sufficiente un periodo di pratica specifico più o meno prolungato. Se dunque volete aiutare i vostri figli a “pareggiare” questa percentuale di sbilanciamento emisferico, incrementando quindi l’attività dell’emisfero sinistro, fategli compiere su base quotidiana dei semplici esercizi di diteggiatura appositamente studiati per la mano destra. Vedrete che la situazione migliorerà. E soprattutto state tranquilli. Se vi dicono che vostro figlio o vostra figlia sono dislessici, siate felici e non preoccupati perché al 90% state allevando un piccolo genio che ha solo bisogno di tutto il vostro amore e di tutto il vostro sostegno! E pensare che basterebbe una sola generazione di genitori attenti e sensibili per migliorare questo pianeta.

Così come i giovani praticanti sono inclini a perdere le loro ‘speciali abilità’ col passare del tempo, alcuni di essi sottoposti ad indagine potrebbero tendere a compensare questa perdita palesando come dicevo prima alcuni piccoli raggiri. Personalmente non ritengo che vi sia sempre della malizia in questo comportamento. Potrebbe anche semplicemente trattarsi di un’estensione della modalità con la quale essi eseguono ciò che gli viene chiesto di fare. Logicamente, nel preciso momento in cui queste nuove modalità entrano in conflitto con il metodo scientifico e il praticante viene sottoposto ad un maggiore stress emotivo, può mostrarsi ancora più evidente una carenza di confidenza e di  abilità. Ciò è assolutamente normale. Nessuno ricorda quando ai tempi delle scuole, il nervoso e la paura di non riuscire a passare gli esami si impossessavano di noi a tal punto da farci perdere il sonno? L’atto di venire esaminati e giudicati da qualcun’altro, per via delle nostre capacità o incapacità, e dal cui giudizio può dipendere molto il futuro delle nostre certezze materiali, è un ostacolo tremendo che andrebbe in qualche modo trasceso. Pertanto l’approccio scientifico verso un nuovo paradigma è assolutamente necessario (vedi La Pratica dell’SCS che verrà introdotto nella terza parte), poiché il giovane praticante che durante uno o più esperimenti ha mostrato delle capacità intrinseche ma anche alcuni piccoli raggiri, potrebbe invece venire riqualificato attraverso un periodo di training concordato, un training rivolto unicamente all’accrescimento della propria influenza mentale piuttosto che all’inclinazione a manipolare fisicamente l’esperimento. Inoltre, molti casi di raggiro potrebbero venire evitati se la formulazione dell’esperimento rispettasse alla lettera alcuni parametri cardine solidi e ben congegnati, così come è accaduto in molte università cinesi. Parametri che devono per forza di cose prevedere al loro interno il fattore “Ego”. Per portare un esempio, se un esaminatore possedesse già dentro di sé dei forti pregiudizi verso tutti coloro che dichiarano di possedere delle doti straordinarie, al primo cenno di estensione della modalità con la quale il compito viene svolto da parte dell’esaminando, potrebbe portarlo alla semplicistica conclusione che tutti coloro che affermano di possedere doti particolari siano tutti imbroglioni. Avete presente la famosa erba che compone un fascio? In questi casi il fattore umano determinato dall’orgoglio o dal pregiudizio personale deve venire sempre calcolato, e lo scienziato, come Uomo, non ne è affatto immune. Difatti la sua ‘elevazione’ sociale è determinata primariamente da un pezzo di carta chiamato ‘laurea’ che gli fornisce il diritto di mostrare un ‘titolo’, ma ciò non determina affatto la sua ‘centratura’ morale. Si può essere laureati in questo e in quello ma essere dei perfetti imbecilli allo stesso tempo. Mi viene un po’ da ridere perché ne ho conosciuti diversi che rispondono a questo profilo… uno in particolare. Per tale ragione la considerazione finale di un solo esaminatore non può mai venire presa in seria considerazione come ‘dato complessivo’. Occorrono quindi esperimenti e conferme da diversi ricercatori sparsi in tutto il mondo.

Certamente nell’esperimento compiuto da Dong Shen [link], si possono ravvedere alcuni evidenti limiti; limiti che impongono la formulazione di alcune fondamentali questioni. Il fatto che non vi sia stata alcuna possibilità di controllo circa la futura destinazione del pezzo di carta trasportato fuori dal contenitore, merita assolutamente una considerazione molto accurata, poiché potrebbe trattarsi del classico caso di prestidigitazione. Va fatto comunque osservare che durante l’esperimento riportato da Shen, nessuno nella stanza avrebbe compiuto alcun movimento dopo che il pezzo di carta era stato introdotto nel contenitore; “Inoltre,” come riporta Dong Shen stesso, “il pezzo di carta era troppo piccolo e leggero per venire gettato a quella distanza (circa 6 metri), anche se fosse stato rimosso e trattenuto all’esterno del contenitore sigillato”. Certamente, per fare l’avvocato del diavolo, qualcuno avrebbe potuto gettare un duplicato del foglio sul pavimento, ciò però non spiega affatto come mai Dong Shen abbia riconosciuto la propria calligrafia, il colore della penna, il numero e l’esatta configurazione della piegatura. Un raggiro affrontato in questi termini sarebbe davvero altamente improbabile. Un altro punto fondamentale contestabile nel rapporto è che Mr. Xiao, interrogato sulla impossibilità di controllare la destinazione del target, non ha saputo fornire spiegazioni. In via del tutto speculativa potremmo ritenere che, non essendo mai stato sottoposto ad un esame del genere, messo sotto stress potrebbe aver mentalmente prelevato il pezzo di carta e gettato via con impazienza. Per quale ragione dunque il pezzo di carta è stato ritrovato all’interno della stessa stanza dell’esperimento, dove poteva venire facilmente ritrovato, e non in un posto sperduto da qualche altra parte della Cina? Forse era presente sufficiente attenzione mentale da parte del praticante, così come da parte degli osservatori presenti, da avere permesso al target di venire posizionato in modo che potesse poi venire facilmente identificato al termine dell’esperimento. Speculazioni a parte molti interrogativi e dubbi possono venire senz’altro sollevati, ma ciò non è affatto sintomo di una dubbia validità. In molti altri esperimenti avvenuti in Cina, ad esempio, ai quali hanno partecipato dei praticanti dotati di maggior esperienza, si è invece mostrata una certa abilità nel riuscire a controllare la destinazione del target. Primi tra questi troviamo il lavoro di Chulin Sun con Junchuan Shen alla Cina University of Geosciences a Beijing (Shen e Sun, 2002); Baosheng Zhang assieme a Lin al Beijing Teacher’s College (Chinese Society of Somatic Science, 1998); e Qiang Wang assieme a Bin Wang e Lin (Lin et al., 1983).

Altre verifiche effettuate da Dong Shen nello sforzo di comprendere se il suo esperimento avesse un qualche valore, hanno richiesto l’intervento di un prestidigitatore professionista al quale è stato domandato di fornire la propria valutazione personale nei confronti dell’intera procedura (Auerbach, 2007). La conclusione del prestidigitatore è stata che, se l’esperimento è stato svolto esattamente nella maniera descritta, allora non c’era alcuna possibilità di raggiro da parte del praticante. Tuttavia non sono mancate le critiche come ad esempio la tempistica. Una lunga attesa di 40 minuti avrebbe potuto condurre gli osservatori ad una certa carenza di attenzione. Inoltre, nota non meno importante, la totale mancanza di una registrazione video. Su entrambi questi appunti concordo pienamente.

LE PROPRIETA’ DELLO STATO DI COSCIENZA SECONDARIO (SCS)

Dopo aver affrontato lo scomodo tema del “raggiro” procediamo con la descrizione analitica di questa presunta abilità. Nelle immagini mentali operanti durante lo Stato di Coscienza Secondario (SCS) si possono osservare alcune importanti proprietà. Mentre il praticante entra in uno SCS, descrive la possibilità di vedere il contenuto del target nel suo schermo “terzo-occhio”. Così come descritto da Mr. Xiao, l’immagine del foglio ripiegato può venire ‘esaminata mentalmente’, parte dopo parte, e il suo contenuto (in questo caso il numero “830″) assemblato in una immagine leggibile. Allo stesso modo, durante un SCS, si potrebbe esaminare l’immagine mentale di un libro chiuso, concentrarsi su una pagina in particolare e leggere tranquillamente il libro anche se questo rimane chiuso (Hua, 1995). Altri dati confermerebbero inoltre che l’immagine dell’oggetto sullo schermo “terzo-occhio” sarebbe in qualche modo attivamente collegata all’oggetto reale. In uno studio viene riportato che il praticante poteva premere un pulsante nell’immagine mentale di un calcolatore e ricevere il risultato dell’operazione nello schermo “terzo-occhio”, mentre il calcolatore reale giaceva inerte di fronte al praticante (Shao et al., 1993). Se al praticante viene domandato di “leggere” solamente lo schermo, si tratta di ESP, ma se al praticante viene chiesto di spostare un oggetto utilizzando solo la mente, allora deve necessariamente ‘aggiustarla’ in modo da osservare l’oggetto all’interno del suo schermo “terzo-occhio”. Successivamente, spedisce le istruzioni all’oggetto utilizzando il suo Stato di Coscienza Primario (SCP) e questo causerebbe lo spostamento cinetico dell’oggetto. Il risultato è appunto la Psicocinesi (PK).

IL TALENTO DEL SECONDO STATO DI COSCIENZA – Il ricercatore Laisheng Shao, partner di ricerca dell’autore Dong Shen, attraverso la sua ricerca ha ripetuto l’esperimento descritto nelle prime due parti di questo lavoro più di una decina di volte (Shao, 1997). Altri ricercatori operativi in altri istituti ed università cinesi, tra il 1979 e il 1998 hanno compiuto con successo migliaia di dimostrazioni PK/ESP. Perché dunque questi risultati non sono stati accettati o anche solo discussi nella letteratura scientifica occidentale? Parte della ragione è che non tutte le migliaia di dimostrazioni sono documentate e pubblicate sulle riviste scientifiche, a parte quelle presenti nel Chinese Journal of Somatic Science. In secondo luogo è preponderante il problema delle traduzioni, la cui carenza non ha mai trovato purtroppo una soluzione. Un terzo fattore, non meno importante, è certamente determinato dal naturale scetticismo presente nella scienza occidentale. Molti scienziati non credono all’esistenza dei fenomeni psichici, primariamente per la grossa carenza di praticanti di qualità, nel senso che difficilmente quelli più esperti sono raggiungibili o inclini a farsi esaminare; oppure, più semplicemente non riescono a riprodurre il fenomeno su richiesta. Di conseguenza scienze come la Parapsicologia non sono state pienamente investigate e non sono mai state realmente accettate all’interno della scienza ufficiale. Eppure, i fenomeni di ESP e PK correlati ad uno SCS, secondo questi studi, possono venire riprodotti in modo consistente. Centinaia di persone, di età compresa tra gli 8 e i 25 anni sono state educate a sviluppare queste abilità. Per esempio un successo del 40% si è avuto con l’addestramento di 40 bambini di 10 dieci anni (Wu et al., 1998:570-574). Questo dato potrebbe venire comparato con il rapporto di frequenza con il quale questi fenomeni avvengono in modo naturale, soprattutto in coloro che non sono mai stati addestrati, che può essere stimabile da 1:1 milione a 1:10 milioni. Inoltre Tian et al*. (1996) riporta che il loro gruppo di ricerca alla Hangzhou University ha ottenuto un rapporto di successo pari al 9.6% da 1.222 bambini di età compresa tra i 7 e i 18 anni, e con un solo giorno di addestramento.

Alla domanda su dove siamo diretti con questi piccoli ma significativi risultati, Dong Shen risponde:

Da alcuni anni è emersa una nuova attitudine nei confronti degli esperimenti correlati alle straordinarie possibilità della coscienza umana, che è differente dal concetto espresso dalla vecchia parapsicologia. Non siamo più confinati solamente da uno o due soggetti dotati di talento. I nostri dati si basano su migliaia di soggetti da noi addestrati a questo proposito, dai quali possiamo aspettarci una ricerca più semplificata nel campo della possibile interazione tra coscienza e materia. In particolar modo possiamo esplorare in profondità questi comportamenti della materia che sono affetti dagli SCS.

Nella scienza occidentale, il lavoro svolto nel programma STARGATE della U.S. Army (terminato nel novembre del 1995) ha mostrato che certe abilità “paranormali” possono venire insegnate ed imparate, e certi talenti sviluppati. Joseph McMoneagle (2000) è stato incaricato di addestrare dei soggetti a una tecnica di visione psichica detta “Remote View” (Visione Remota). Anche se non si è trattato di un ricercatore unico nel suo genere, vene sono molti altri, il suo lavoro si è sempre basato sulla sistematica esplorazione dei metodi di addestramento tra i più efficaci. Attraverso questi metodi possiamo potenzialmente addestrare all’attivazione del proprio SCS centinaia di persone, ed offrire centinaia di esperimenti ESP e PK alla comunità scientifica. “La ragione è semplice…” dice Dong Shen, “…non si tratta di un fenomeno occasionale e con l’addestramento adeguato può essere riprodotto in qualunque laboratorio. Nel principio di base il metodo di addestramento è semplice e può essere facilitato se praticato in gruppo piuttosto che singolarmente. Tipicamente i gruppi di addestramento di Laisheng Shao erano formati da 5/8 persone, ma un gruppo più esteso (20/30 persone) potrebbe essere maggiormente efficace. Inoltre, l’addestramento potrebbe venire ulteriormente facilitato dalla presenza di persone che comprendono e praticano il paranormale, così come avviene durante l’effetto pecora/capra.”

L’EFFETTO PECORA/CAPRAIl successivo effetto ripetibile scoperto dai parapsicologi fu il cosiddetto effetto pecora/capra. Questa affascinante scoperta risale al 1958, quando la Dr.ssa Gertrude Schmeidler a quell’epoca psicologa del City College di New York – parlò per prima di questo fenomeno nel suo libro ESP and Personality Patterns. Questo breve saggio descriveva le conclusioni di una serie di esperimenti che mettevano a confronto i risultati ottenuti da persone che credevano nell’ESP con quelli ottenuti da un gruppo simile, costituito da scettici. La Dr.ssa Schmeidler sottopose i suoi soggetti ad esperimenti effettuati con carte ESP standard (che riproducevano, a caso, una stella, un quadrato, un cerchio, una croce o delle linee ondulate), e ottenne risultati costanti. I risultati combinati dalle pecore (coloro che credevano nell’ESP) furono leggermente superiori alla probabilità statistica, mentre i corrispondenti risultati delle capre (gli scettici) furono costantemente inferiori. Le differenze tra i due gruppi furono sempre statisticamente significative. La Dr.ssa Schmeidler pubblicò i risultati delle sue scoperte solo dopo aver ripetuto molte volte i propri esperimenti. Ben pochi tra gli scettici hanno osato affrontare il problema dell’effetto pecora/capra. La spiegazione che essi forniscono è che gli esperimenti erano probabilmente predisposti per favorire coloro che credono nei fenomeni ESP. Ma in quale modo? La Dr.ssa Schmeidler nel condurre le prove impiega con entrambi i gruppi esattamente le stesse procedure sperimentali. Perciò o si ritiene che i suoi risultati siano stati ottenuti per puro caso, o si deve pensare che costituiscano una effettiva scoperta nel campo dei processi PSI. Il solo modo di risolvere il dilemma consisteva nel cercare di riprodurre il fenomeno, per cui molti altri parapsicologi cominciarono a ripetere le ricerche sull’effetto pecora/capra appena il libro della Dr.ssa Schmeidler venne pubblicato. I risultati delle loro ricerche furono affascinanti: sebbene gli esperimenti non sempre dessero risultati statisticamente significativi, tuttavia le capre non riuscirono mai ad ottenere risultati migliori delle pecore. – La nuova parapsicologia. Ricerche e prospettive di D. Scott Rogo (1997 Ed. Mediterranee, Roma)

LA PROCEDURA – Veniamo ora ai passi e alle procedure di questa pratica di addestramento. In alcuni punti noterete delle cose che fanno un po’ sorridere. Come al solito, se intendete metterle in pratica per verificarne la veridicità, vi suggerisco di andare oltre il pregiudizio (determinato più che altro dall’Ego), e ricordate che La virtù è SEMPRE dalla parte degli audaci.

  1. L’addestratore (o il ricercatore) scrive due numeri (o lettere) su un piccolo pezzo di carta (circa 2×3 cm di grandezza). Successivamente ripiega il pezzo di carta un paio di volte in modo da nascondere il numero.
  2. Il praticante prende il pezzo di carta ripiegato e lo inserisce nell’orecchio o sotto l’ascella. Alcuni ricercatori concedono al praticante di tenere il pezzo di carta in mano solo se rinchiuso in un sacchetto nero.
  3. L’addestratore domanda al praticante di rilassarsi e di meditare per circa cinque/dieci minuti.
  4. L’addestratore domanda al praticante di concentrarsi sul target e di dare il meglio di se per visualizzare i numeri o le lettere presenti sul foglietto.
  5. Il praticante deve comunicare i numeri (o le lettere) e il colore dell’inchiostro utilizzato. Tutto questo dai 5 ai 30 minuti dall’inizio dell’esperimento.
  6. Addestrarsi quotidianamente su questa pratica per circa un ora al giorno, dai due a i dieci giorni, oppure proseguire oltre fino a quando i numeri o le lettere vengono letti correttamente.
  7. Testare l’abilità ESP del praticante con più campioni di target preparati con diversi simboli, ciascuno scritto con inchiostro differente. Viene detto che il “Tian Mu” (terzo occhio) è aperto se il praticante può leggere correttamente cinque su dieci campioni. Il rapporto di successo potrebbe variare. Maggiore è il tempo dedicato all’addestramento, maggiori sono le possibilità di successo.
  8. L’addestramento PK (psicocinesi) viene svolto in modo simile dopo aver compiuto l’addestramento sulle ESP. L’esercizio target è quello di tagliare un fiammifero di legno, oppure un sottile pezzo di filo di ferro, in due pezzi, utilizzando il terzo occhio assieme all’intenzione mentale.
  9. Dopo circa tre mesi di addestramento, il praticante sarà pronto per affrontare un esperimento di psicocinesi.

Il punto secondo, quello che sicuramente avrà fatto sorridere qualcuno, è in realtà di enorme importanza. Serve a fornire allo studente la sensazione di “connessione” con il target e allo stesso tempo può fungere da “esca”. Schwartz et al. (2003) riporta in un esempio che ciò potrebbe essere un’opportunità per lo studente di imparare a fingere e clandestinamente tentare di leggere il target attraverso gli occhi fisici. Ovviamente questo comportamento va tenuto d’occhio e corretto in modo che lo studente comprenda la ragione stessa dell’addestramento psichico e che non c’è assolutamente nulla di cui preoccuparsi in caso di esito negativo dell’esperimento.

LA PRATICA DELL’SCS – Alcuni strani comportamenti degli oggetti nel mondo delle percezioni potrebbero venire facilmente compresi se lo Stato di Coscienza Secondario e lo schermo terzo-occhio vengono invocati. Vi sono tre requisiti fondamentali nella pratica della PK (psicocinesi). Primo, l’immagine dell’oggetto con il quale si vuole interagire deve apparire sullo schermo terzo-occhio. Secondo, è di fondamentale importanza che l’immagine appaia assolutamente ferma e stabile, e che la somiglianza con l’oggetto reale sia la più affine possibile. Per semplice comparazione, questa connessione dovrebbe essere analoga alla connessione tra un’oggetto reale e il suo doppio riflesso in uno specchio. Il praticante non deve fare null’altro, per raggiungere questa attivazione, che concentrarsi a fondo sull’oggetto stesso. Egli/ella può accertarsi che questo risultato è stato raggiunto solamente quando l’immagine viene trattenuta stabilmente sullo schermo terzo-occhio. Successivamente, il praticante da all’immagine una “istruzione” attraverso la formulazione di un normale pensiero. Questa comunicazione tra la mente e l’immagine non è difficoltosa se approntata in modo adeguato. Ad ogni movimento o spostamento dell’oggetto visualizzato all’interno dello schermo terzo-occhio, l’oggetto reale dovrebbe cambiare simultaneamente. Utilizzo chiaramente il condizionale perché è tutto da dimostrare, anche si vi è un’intrigante analogia tra questo comportamento e il ben noto processo tunneling associato al collasso della funzione d’onda che avviene in meccanica quantistica. Il presente esperimento indicherebbe che una simile azione può avvenire se il praticante si trova a una distanza di circa un metro dall’oggetto che intenderebbe influenzare. Futuri esperimenti potrebbero indicare, così come accaduto durante gli esperimenti ESP, che non esiste alcun limite di distanza per portare a compimento tali connessioni (Yan et al., 2002)

I fenomeni di psicocinesi sono difficili da accettare per la maggior parte degli scienziati, per via del fatto che violano qualsiasi principio noto alla fisica convenzionale. Ma supponiamo che questi comportamenti inaspettati avvengano davvero sotto il controllo di uno SCS della mente umana, e che possano venire ripetuti in differenti istituzioni e da diversi praticanti, potremmo finalmente guardare anche oltre. Le tre procedure descritte su ciò che deve avvenire nello schermo terzo-occhio per una corretta attività PK, può suggerire, qualora si dimostrino funzionali, che un’attività psicocinetica è sempre accompagnata da un fenomeno ESP, anche se, un fenomeno ESP non è sempre necessariamente accompagnato da un’attività psicocinetica. I ricercatori che intendono portare avanti questo tipo di ricerca devono necessariamente tenere in considerazione che data la natura dell’esperimento, il quale coinvolge la mente umana, esso può venire influenzato sotto molti aspetti. La ripetitività non è affatto semplice come può avvenire in un esperimento di fisica o di chimica, poiché il praticante potrebbe non mostrare alcuno SCS, anche se questi ha già mostrato in precedenza di poter controllare questa abilità. Pertanto un buon ricercatore non dovrebbe mai mostrare al praticante un atteggiamento contrariato e considerare questa momentanea inattività come una mancanza di abilità. E’ poco saggio accusare il praticante di mancanza di abilità e poi aspettarsi di proseguire l’esperimento e avere successo; ed è anche poco saggio domandare al praticante di ripetere nuovamente l’esperimento dopo poco tempo, così come uno non può addormentarsi a comando anche se ha la facoltà di andare a dormire.

CONCLUSIONI – Nel 1997 Dean Radin PhD ha affermato “Così come cresce l’accettazione verso queste ricerche, così le implicazioni del fenomeno PSI diverranno sempre più apparenti. Ma già ora sappiamo che questi fenomeni sfidano profondamente molti aspetti della scienza, della filosofia e della religione. Queste sfide daranno una nuova spinta agli scienziati a riconsiderare le assunzioni di base che riguardano lo spazio, il tempo, la mente e la materia.” e Dong Shen concorda pienamente, “Il compito della scienza è appunto quello di esplorare l’ignoto e questi fenomeni ci forniscono certamente delle sfide ancora maggiori. Qual è esattamente la natura di un SCS e di questo schermo terzo-occhio? Com’è possibile che possiamo formare dal nulla ed osservare delle immagini attraverso di esso? Esiste alcuna relazione con il normale sistema ottico umano? Può una persona bendata vedere un oggetto attraverso uno SCS? Può l’SCS estendersi a distanze maggiori, se non addirittura infinite? Oggi molti Cinesi possono raggiungere questo Stato di Coscienza Secondario attraverso un semplice addestramento e sono in grado di formare e mantenere stabilmente l’immagine di un’oggetto su uno schermo terzo-occhio. Come si estrinseca quindi questo rapporto con la materia? Quando la materia è sotto l’influenza di uno SCS, il suo comportamento appare assurdo ed inspiegabile alla luce delle attuali teorie scientifiche. Non possiamo nemmeno spiegarlo né in una scala macroscopica, né in una scala quantistica. Qual è il comportamento della materia quando un pezzo di carta solido riesce a penetrare il muro di plastica di un contenitore per pellicole? E’ esso un altro aspetto delle manifestazioni della dualità “onda-particella” che accade durante un quantum tunneling? E più in profondità, qual è esattamente l’origine della materia, e come può ricevere informazioni dalla mente? Vi è una connessione ‘a onda’ (qualcosa di simile alla risonanza o alla coerenza) tra mente e materia? Potremmo postulare che lo stato fondamentale della materia non è di origine particellare ma energetico, donando così nuova enfasi alla fisica di E=mc².”

RINGRAZIAMENTI – Voglio ringraziare per le informazioni contenute in questi tre articoli i ricercatori Laisheng Shao e Dong Shen, e il Somatic Information Science Research Group della Fudan University di Shangai.

Riferimenti

Song K. (1999), The existance and significance of parapsychological function. Journal of the International Society of Life Information Science (ISLIS) 17(1), 198-210.
Tian, W., Zhu, H, Zhu, X., Li, W., Zhong, J., Chen, Z., e Ni, S. (1996). Age distribution of success rates of inducing ESP ability in children [Cinese]. Chinese Journal of Somatic Sciences 6(3), 105-108.
Wu, B., Zhou, L., e Luo, X. (1998). Introduction to the Science of the Human body [Cinese]. Cheng Du, China: Si Chuan University Press.
Yan, X., Lu, F., Jiang, H., Wu, X., Cao, W., Xia, Z., Shen, H., Wang, J., Dao, M., Lin, H., e Zhu, R., (2002) Certain physical manifestation and effects of external qi od Yan Xin Life Science Technology. Journal of Scientific Exploration 16(3):381-411.
Zha, L., e McConnell, T. (1991). Parapsychology in the People’s Republic of China; 1979-1989. The Journal of the American Society for Psychical Research 85, 119-143.

* Et al è una abbreviazione dell’espressione latina et alii, oppure di quella et alibi. Nelle espressioni legali assume un valore molto simile a quello di et coetera. Ha un valore caratteristico invece nella redazione delle citazioni (specialmente nelle note a piè di pagina) per indicare che conformi al passo, oltre all’autore e all’opera citata, vi sono altri autori o altri passi dello stesso autore.

di Andrea Doria

Fonte: automiribelli.org

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